Intervista a TEZZA F.

Tezza F. Non è altro che il progetto solista di Filippo Tezza, polistrumentista veneto anche conosciuto per la sua lunga militanza nei Chronosfear e che ora sembra aver trovato una sua dimensione da solista. E lo fa molto bene con il suo terzo album “Key To Your Kingdom“, una sorta di omaggio al power metal più classico.
1 – Ciao e benvenuto Filippo! “Key To Your Kingdom” è il tuo nuovo album, parliamone e cerchiamo di raffrontarlo agli album precedenti.
Ciao a tutti e grazie per questo spazio! “Key to Your Kingdom” è il terzo full-length di questo mio progetto solista/one-man-band che è Tezza F, che arriva dopo praticamente 7 anni dal precedente album “A Shelter from Existence” (4 anni invece, se parliamo dell’EP “The Guardian Rises II”, uscito nell’estate 2020). Questo lungo lasso di tempo è stato principalmente dovuto al fatto che in questi ultimi anni le mie “energie compositive” si sono riversate nella mia band symphonic power metal, i Chronosfear. Se il debutto “The Message” ed il successivo “A Shelter from Existence” erano fondamentalmente album di power/prog, quindi con strutture più elaborate, più lunghe, mutevoli e costruite, e con parti che spesso strizzavano l’occhio al prog, con il nuovo album ho invece voluto tornare alle radici di un power più classico, quindi focalizzandomi su alcuni vecchi brani mai pubblicati appartenenti al primo demo del 2006; brani che ho quindi ripreso e totalmente riscritto/riarrangiato (aggiungendo anche alcune parti nuove), al fine di adattarli al mio stile attuale, pur facendo in modo di mantenerne la semplicità strutturale e l’impatto melodico. Le canzoni quindi di questo nuovo “Key To Your Kingdom” suonano più immediate rispetto al passato, meno “progressive” e dal tocco maggiormente heavy/power, ma sempre con un occhio di riguardo alla componente melodica e all’arrangiamento, che cerco di elaborare sempre in modo ben dettagliato. L’unico brano totalmente nuovo è invece “Moonlight Chant”, scritto appositamente per dare un ulteriore tocco di velocità e potenza in più al disco.
2 – Per caso è un concept album? E di cosa trattano i testi?
No, non si tratta di un concept album e nemmeno di un album tematico. Al momento, infatti, l’unico concept che ho realizzato per questo progetto solista è l’album di debutto “The Message”. “Key to Your Kingdom” presenta temi piuttosto variegati, dove comunque in generale cerco di dare sempre un messaggio finale motivazionale o di speranza. Per esempio, proprio la title-track o “Voices” sono testi che per l’appunto definisco “motivazionali”, incentrati sul dare importanza e valore a sé stessi, e sul trovare la propria strada, diciamo, per essere sintetici. Più personali ed intimi invece i testi di “Cold Rain” e “Endless Night”, dove nella prima parlo per esempio, in maniera metaforica e da un punto di vista interiore, della mia battaglia con i disturbi d’ansia, mentre la seconda è una dedica al mio caro padre scomparso tanti anni fa. Qualche accenno più vagamente fantasy ed eroico risiede invece nelle conclusive “Moonlight Chant” e “For Death or Glory”, dove uso il fantasy solo come metafora o come scenario per affrontare temi che in realtà di base sono estremamente legati alle emozioni e sensazioni umane.
3 – Parliamo dell’artwork di copertina che accompagna questo nuovo album.
L’artwork di copertina rappresenta un classico regno incantato, che potrebbe benissimo essere inserito in un album di fantasy power metal. Tuttavia, come già detto sopra, i temi che solitamente tratto non sono quasi mai di stampo fantasy, ma ho voluto comunque usare questa immagine (una foto-composizione da me realizzata con Photoshop) perché rappresentava bene la tematica della title-track, ovvero il cercare il proprio rifugio personale, dove ognuno di noi può sentirsi al sicuro ed appagato. Per me questo “rifugio”, questo “regno”, è rappresentato dalla Musica; è il mio posto nel quale posso rifugiarmi per staccare il cervello dalla stressante e caotica vita quotidiana, dalla routine, dai problemi di tutti i giorni. Quello è il mio “regno”. Per altre persone potrebbe essere benissimo per esempio lo sport, o la lettura, o una qualsiasi altra passione che permetta di isolarsi momentaneamente dalla realtà e poter rilassare la mente. Questo è il senso che ho voluto dare all’intero disco, rappresentandolo quindi con questo artwork dall’immaginario assolutamente evasivo per la mente e per gli occhi.
4 – Parliamo un po’ della tua carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
Spero di essere il più sintetico possibile: sono un musicista non professionista da più di 20-25 anni ormai, ho iniziato a strimpellare e canticchiare quando ancora avevo circa 8 anni, poiché in casa c’erano già diversi strumenti (mia sorella suonava il piano, mio fratello e mio padre invece la chitarra), e ho iniziato così piano piano ad appassionarmi di musica e ad incidere i primi brani con un registratore e una cassettina. La mia prima vera band l’ho invece fondata nel 2004 con un amico di vecchia data: erano i Soul Guardian, rimasti attivi dopo varie peripezie fino al 2012, anno in cui di fatto ho sciolto la band (in quanto ero rimasto ormai l’unico membro originario). In questa band ho cantato e suonato chitarra ritmica e solista, oltre ad aver scritto quasi tutti i brani (poi ripresi con il mio progetto solista, nei due EP “The Guardian Rises”). Tra il 2007 ed il 2009 ho invece anche fatto esperienza come cantante solista nella band locale Shards of Fear, durata appunto pochissimi anni. Nel 2015 invece, più o meno contemporaneamente, sono entrato sia negli Empathica come chitarra e voce (purtroppo scioltisi dopo la pandemia, nel 2021 circa) con cui ho registrato un disco, sia nei Chronosfear, attualmente ancora attivi e dove ricopro il ruolo di cantante e principale compositore, e con i qundi ho realizzato due album con una intensa attività live fino a prima della pandemia. In tutto questo, dal 2006/2007 ho anche le mie one-man-band Tezza F (power) e Silence Oath (atmospheric black) rispettivamente, con cui ho realizzato in totale 7 album e 2 EP. Avevo anche una terza one-man-band di death metal, chiamata Goliardeath, con cui ho realizzato solo due EP nel 2013 e 2019, per poi chiuderla definitivamente. A ciò aggiungo infine che al momento gestisco anche un duo acustico (cover pop-rock) ed una tribute band. E questo è quanto!
5 – Pensi che sia cambiato il tuo sound rispetto ai precedenti lavori?
Sicuramente ci sono stati, di disco in disco e di anno in anno, dei miglioramenti un po’ in linea generale, sia nel sound, sia nel mio modo di comporre ed arrangiare. Ogni disco che ho realizzato ha una sua impronta, e una sua caratteristica che lo differenzia leggermente dai restanti. Se prendiamo il secondo album “A Shelter from Existence”, per esempio, quel disco è stato un deciso miglioramento sotto tutti i punti di vista rispetto al debutto “The Message”: avevo notevolmente migliorato la scrittura, ed il suono era decisamente più a fuoco (grazie al lavoro di Francesco Gambarini, ora proprietario del Black Alley Studio di Verona, che si era occupato di seguire tutte le fasi, registrazione, mix e master). Per il nuovo disco, rispetto a “Shelter” mi sono occupato invece io stesso della registrazione e del mix, nel mio piccolo homestudio, e non ho coinvolto nuovamente Francesco (se non per il solo mastering), pertanto ero già in partenza conscio del fatto che il suono non sarebbe potuto essere migliore del disco precedente, ma ritengo in ogni caso di aver fatto anche un ulteriore passo avanti nel mio modo di arrangiare i brani e nella gestione del mixaggio. Per me è importante comunque che ogni album abbia un qualcosa in più, anche un solo piccolo miglioramento in più, rispetto al precedente.
6 – Come reputi la scena power metal italiana odierna? Insomma, pregi e difetti!
Ritengo che in Italia esistano delle band e delle realtà grandiose, non semplicemente dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista delle idee e della creatività. Non dobbiamo prendere lezioni da nessuno e spesso in ogni sottogenere del metal troviamo almeno un’eccellenza. E’ un paese quindi competitivo dal punto di vista musicale, ci sono ottimi musicisti e tante menti in grado di realizzare musica fresca e in molti casi anche piuttosto originale. Questo discorso generale si applica quindi anche più specificatamente al power metal, dove non mancano le ottime band e vere e proprie punte di diamante del genere. D’altro canto il difetto maggiore che mi sento di sottolineare (ma probabilmente non è neanche un problema solamente italiano), è che c’è uno scarso interesse nei confronti della “novità”. E’ sempre più difficile ottenere attenzione o un semplice feedback, per un progetto come il mio o per nuove giovani band, a maggior ragione se si tratta di realtà che suonano un genere come il power metal che, nelle sue forme più pure, ha fatto la sua fortuna in un’altra epoca, e non è purtroppo più nelle tendenze degli ascoltatori attuali (ma continua a resistere nel cuore di pochi e fieri appassionati).
7 – In cosa pensi che il tuo progetto si distingua dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorresti evidenziare?
Non ho mai avuto la pretesa di essere sopra a nessuno, né tantomeno l’arroganza di pensare di essere migliore di altri. Il mio progetto è una piccola realtà di power metal underground, nata per la sola e pura passione per la musica. Non ho inventato nulla e non ho nemmeno la pretesa di farlo; scrivo e registro brani di un genere musicale che è nato 40 anni fa, e che negli anni ho fatto “mio” e personalizzato come meglio ho creduto… ma pur sempre di power metal si tratta. L’unico aspetto che mi sento di poter sottolineare, è che per quanto ne sappia io, non penso ci siano molte one-man-band che si dedicano a questo genere m usicale, che normalmente immaginiamo più contestualizzato ad una intera band: un’eccezione che cito con piacere è il progetto Arcane Tales, one-man-band symphonic/power del mio amico Luigi Soranno (anche lui di Verona come me). Per il resto, non penso ne esistano molte di realtà simili a questa, quindi da questo punto di vista sono sinceramente contento di dedicarmi ad un qualcosa che non sono in molti a fare.
8 – Quali sono le tue influenze musicali e che peso hanno sul tuo sound?
Mi piace ascoltare molta musica, soprattutto metal ovviamente, ma anche generi decisamente lontani da esso. Focalizzandoci sul metal, sono stato in particolare sempre influenzato da tutto ciò che è affine al filone power/heavy/symphonic/melodic metal, che è stato il mio “pane” per tantissimi anni, accompagnandomi dall’adolescenza in poi. Dall’altra parte sono anche attratto da tutto quel che riguarda il filone più estremo, in particolare da un genere come il black metal (motivo per cui conduco anche il mio altro progetto parallelo atmospheric black metal, Silence Oath). Le influenze musicali sono state sempre molto importanti per me e mi hanno aiutato ad avere una base di partenza, un riferimento, su cui poi sviluppare il mio stile e le mie caratteristiche. In più, questa dualità (melodico/estremo) penso si percepisca anche in diversi brani di Tezza F, dove la tipica struttura power è spesso “colorata” da passaggi più estremi, voci growl, blast-beats, chitarre in tremolo ecc… Nel nuovo album in realtà non c’è questa caratteristica, ma basta andare indietro nella mia discografia e sentire brani come “Fourth”, “Demons”, “Of Life and Death Opera”, “Fading Lightless” per scoprire invece quanto mi sia sempre piaciuto intersecare questi due mondi musicali quasi opposti.
9 – Pensi che porterai mai questo progetto sul palco?
Rispondo spesso a questa domanda con queste parole: “al momento no, ma mai dire mai”. Qualche proposta da parte di amici musicisti o di gente interessata, l’ho ricevuta. Ci ho anche pensato, ma per un motivo o per l’altro sono sempre stato restio ad avviare una nuova avventura live per questo progetto. Diciamo che in parte il motivo è dovuto al fatto che questo progetto mi permette di esprimermi al 100% come meglio credo, di sviluppare tutte le mie idee e di sbizzarrirmi con arrangiamenti e sovra-incisioni senza tenere conto di una eventuale resa dal vivo. Tutte le varie sovrastrutture sarebbero quindi quantomeno difficili da considerare in live; quindi da una parte c’è un limite tecnico. Dall’altra parte, devo anche essere sincero nel dire che oggi come oggi, per me non avrebbe molto senso partire da zero con una nuova band. Non voglio sembrare cinico, ma ormai come musicista underground penso di avere una esperienza sufficiente da poter dire con ragionevole certezza che avviare un nuovo gruppo di questo genere musicale, sarebbe un impiego di risorse ed energie che probabilmente si tradurrebbe solamente in uno scarso interesse di pubblico. Quindi in questo momento, l’idea di portare on-stage questi brani non è una cosa che mi interessa fare più di tanto, e inoltre in questo particolare periodo trovo comunque più appagante la fase di scrittura e realizzazione in studio di nuovi brani, piuttosto che l’attività dal vivo. Ma la vita è sempre imprevedibile, pertanto, come ho detto sopra, “mai dire mai”…!
10 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto!
Un doveroso ringraziamento a voi di NoiRocker, e a tutti i lettori (qualora foste arrivati fino a qui)! Spero in queste poche parole di avervi incuriosito riguardo a quello che è un mio pezzo di vita, un progetto personale a cui tengo molto e con cui mi auguro di riuscire sempre a lasciare qualcosa di buono a chi lo ascolta. Se foste interessati, andate ad ascoltare la mia discografia ed in particolare il nuovo “Key to Your Kingdom” (su servizi come Spotify, oppure anche sulla pagina Bandcamp ufficiale), se vi piace il power metal, e fatemi sapere cosa ne pensate! Un qualsiasi feedback, commento, o pensiero (purché sempre costruttivi), sono sempre una grande forma di supporto per un piccolo artista come me e tanti altri. Grazie a tutti!





