Intervista a MEGHISTOS

Il tuttofare Meghistos torna col suo brutale secondo album “The Reasons”, dove il death metal è il genere principe, ma allo stesso tempo ci sono sfumature particolari che lo rendono un lavoro dal sound unico! Ne parliamo col diretto interessato! PS: A questo link trovate la nostra recensione di “The Reasons”.

1 – Ciao e benvenuto! “The Reasons” è il tuo ultimo album ad oggi. Ne sei completamente soddisfatto? E come sta andando a livello di pareri della stampa e del pubblico? 

Grazie! Direi di sì! Il disco è esattamente come lo volevo, anche perché l’ho realizzato in tempi abbastanza lunghi e ho potuto dedicarmi a migliorare ogni singolo aspetto. La stampa al momento lo ha accolto molto bene e, cosa non scontata, l’anima del disco è stata ben compresa.

2 – Parliamo dell’artwork di copertina che accompagna “The Reasons”. 

La copertina è la foto di un bellissimo portone del centro di Roma opportunamente lavorata da Andy Soresina di Hellucination Photography che ha curato la parte grafica e fotografica. Rappresenta l’ingresso ad un Pantheon infernale a cui chiedere la realizzazione di un desiderio considerato di estrema importanza per la propria vita pagando ovviamente il giusto prezzo. Potrebbe anche rivelarsi una scelta giusta, certo è che non si può tornare indietro. Chi bussa lo fa per i più svariati motivi, e questo spiega il titolo dell’album.

3 – Parlaci un po’ della tua carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi. 

Non ho una carriera articolata: ho iniziato a suonare la chitarra nella seconda metà degli 80 e nei primi 90 ho iniziato a suonare live con un gruppo del milanese, i Neophyte. Nel gruppo mi limitavo a suonare pezzi non miei (l’unico di cui avevo composto la musica e finito su una compilation di una label americana, Razorback Recordscompilation, e si intitola ”Hate made Flesh”). E’ stata un’esperienza che mi ha migliorato come musicista e che mi ha fatto conoscere persone interessanti. Inoltre conoscevo già Andy “Bull” Panigada dei Bulldozer dall’88, anno di uscita del loro incredibile “Neurodeliri”, grazie al quale sono migliorato sia a livello tecnico ma anche in termini di “approccio” alla composizione. Diciamo che c’era molto fermento e quindi comporre divenne una cosa naturale. Mi limitava la pochezza di mezzi a mia disposizione: registrare richiedeva uno studio e strumentazione adeguata, cose che non potevo permettermi. Ho continuato ad accumulare riff e qualche anno fa mi è venuta voglia di pubblicare. Si può dire pertanto che parte della musica sui miei due album nasce proprio nei 90, periodo di grazia per il genere.

4 – Stai già pensando ad un nuovo album e pensi che il tuo sound cambierà molto in futuro? 

Si, ho già iniziato a lavorarci. Non penso che il sound subirà stravolgimenti in quanto il mio scopo rimane essere il più subdolo e bastardo possibile, ma ho in testa un uso improprio dei cori: penso che i nuovi brani presenteranno elementi estranei ed al contempo in perfetto equilibrio, complementari e mai snaturanti dell’essenza del puro death metal.

5 – Come reputi la scena metal italiana odierna? Insomma, pregi e difetti! 

E’ viva! Il Metal è passione e si porta dietro un underground che brulica di idee, sogni, voli pindarici. Penso ad esempio a Wine and Fog, realtà legate principalmente al black metal nata per volontà di Ezio: non è solo una distro, ma anche un posto di incontro dove ho visto un sacco di persone scambiarsi opinioni, idee e…album di artisti italiani che spesso ti spiazzano per freschezza! Ad esempio, sempre frequentando questo gruppo, ho avuto modo di conoscere Ruf  e di acquistare il cd della sua creatura, i Vrim, intitolato “Diciarassion ed guera e grinfor”. Ovviamente oggi la barriera all’entrata economica per registrare un disco in maniera decorosa è crollata e questo porta inevitabilmente ad avere tantissime proposte non sempre esaltanti, ma trovo esaltante che ci siano!

6 – In cosa pensi che i Meghistos si distinguano dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorresti evidenziare? 

Non voglio parlare di tecnica, di stile o altro ma focalizzarmi sugli intenti. Penso che qui possa stare la differenza. I miei dischi nascono da un profondo rancore, abbracciano la mia parte più buia e rivelano un autocompiacimento per tutto ciò che è odio. Spesso i brani nascono senza neanche suonare, come urlo liberatorio, mettendo assieme delle nenie marcescenti che mi vorticano in testa. Io faccio death metal perché questo genere mi ha scelto.

7 – Quali sono le tue influenze musicali e che peso hanno sul tuo sound? 

Le mie principali influenze sono Morbid Angel e Deicide che ritengo abbiano dettato i canoni del genere, mentre sul versante brutal sicuramente i Suffocation. Per quanto riguarda la presenza di cori e tastiere posso dire che ho amato i Nocturnus e i Bulldozer di “Neurodeliri”, mentre per le parti più melodiche mi vengono in mente i Septic Flesh (quelli che mi piacevano tanto hanno i due termini che compongono il nome separati) ma anche i primi Dark Tranquillity e gli In Flames (in verità più che “The Jester Race” ho amato “Lunar Strain” e “Subterranean”)

8 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto! 

Vi ringrazio per questa splendida vetrina e invito tutti ad ascoltare Meghistos. Poi non si torna indietro.

Intervista a cura di Mario “The Rocker” Giusfredi

 

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