Intervista ai QUIET RIVER

Il progetto Quiet River sta cercando di ritagliarsi un suo spazio e non sarà facile, vista la peculiare proposta, che mescola heavy/power metal di Ottantiana memoria con harsh vocals in puro stile black metal! A voi le parole del mastermind Luke Vincent!

1 – Ciao e benvenuto Luke! “Echo Chamber” è il debutto dei Quiet River. Ne sei completamente soddisfatto? E come sta andando a livello di pareri della stampa e del pubblico?
Ciao a voi e grazie per avermi ospitato sulle vostre pagine con questa intervista! “Echo Chamber” è l’album di debutto per il mio progetto solista Quiet River. Essendo quindi io soltanto il mastermind dietro tutto il processo di composizione e arrangiamento, posso esprimermi in modo assoluto: nel momento in cui mi affacciai alla ricerca di uno studio di registrazione per incidere, fare mixing, mastering e quant’altro, mi rimaneva sempre il dubbio se tutto sarebbe venuto fuori come desideravo. Questo perché il mio è un approccio al Metal un po’ strano: vi sono molte one-man band, specie in ambito estremo, e nessuno più si stupisce se un artista mette in piedi una band che collassa su una sola persona; io però ho portato questo approccio alle estreme conseguenze: sono essenzialmente un compositore concettuale, e non sono in grado di suonare fisicamente nessuno strumento, a parte usare la mia voce, distorta in harsh vocals. Scrivo quindi in solitaria tutte le partiture di tutti gli strumenti, avvalendomi di una Digital Audio Workstation, avendo sempre chiaro in mente che dovrà poi tutte essere traslato su strumenti reali suonati da musicisti in carne ed ossa. Quando mi sono ritrovato con una quantità scritta di materiale abbastanza soddisfacente per quantità e qualità, ho contattato gli Attitude Studio di Milano, gestiti da Andrea “Rock” Toselli e Gianluca Veronal, raccontando loro che mi presentavo come solista con già tutto composto, e che mi servivano dei turnisti per eseguire fedelmente gli spartiti. Malgrado la situazione un po’ bizzarra, sono stati interpellati degli eccellenti musicisti, che hanno imparato tutti i brani in tempi record e li hanno eseguiti in modo preciso e rigoroso. Tutto questo, insieme a quanto poi effettuato in fase di editing e sound engineering, ha prodotto un album perfetto, proprio come desideravo, con i suoni giusti, la giusta esecuzione tecnica e tanti altri dettagli che mi fanno affermare che sono completamente soddisfatto del risultato finale! I pareri sono in genere positivi, sia di stampa che di pubblico, ma vista la natura della proposta musicale, c’è stata un po’ di destabilizzazione negli ambienti legati al Metal estremo e non. Proprio quel che volevo: suscitare una reazione, non passare inosservati, polarizzare il gradimento e il giudizio critico! Missione compiuta!

2 – Parliamo dell’artwork di copertina che accompagna “Echo Chamber”.
Mentre il logo del progetto l’ho disegnato io stesso, avendo questa passione collaterale per il disegno, rispettando rigorosamente lo stile Heavy Metal anni ‘80, con le lettere squadrate e appuntite, per la copertina mi sono rivolto ad uno stock online di immagini a libero utilizzo, anche commerciale. Può sembrare una scelta davvero a buon mercato, ma quando ho visto i disegni di Gordon Johnson mi son detto: è quello che voglio! Infatti, pur giocando a livello musicale su tanti elementi del metal più classico, volevo emanciparmi dalla solita iconografia infarcita di mostri e presentare qualcosa che generasse una certa “dissonanza cognitiva” nel potenziale ascoltatore. Già mi immagino il classico appassionato di Heavy Metal, cresciuto come me a suon di Eddie The Head e Vic Rattlehead, ritrovarsi dinanzi a questo disegno con dei pappagalli che spiccano il volo in un contesto floreale: forse stupito, forse colto di sorpresa, forse indignato, il nostro potenziale sostenitore potrebbe invece avvicinarsi alla mia proposta musicale proprio in qualità di detrattore pregiudiziale! Lo so, sto assumendo che il fruitore tipico di Heavy Metal sia di mentalità non propriamente aperta, il che non è sempre vero, anzi, però vuoi mettere? Se il tuo artwork compare in cataloghi in cui ci sono draghi e demoni a destra e a manca, tu spicchi con dei bellissimi pappagalli gialli! E’ quindi anche un modo per distinguersi, per emergere a livello visivo in un mare di uscite pubblicate ogni giorno!

3 – Parlaci un po’ della tua carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
La mia carriera musicale inizia più o meno nel 1999, quando misi in piedi una band dedita all’Epic Black Metal! All’epoca mi occupavo solo delle screaming vocals e dei testi dei brani, perché non sapevo nemmeno comporre musica! Per fortuna trovai dei collaboratori che riuscirono a intercettare la mia visione delle cose e nel 2001 rilasciammo un demo auto-prodotto, registrato in casa, stampando il tutto su CD-R usando un masterizzatore che sarà stato a 2x di velocità. Considerati i tempi, quel demo-EP uscì davvero come un miracolo, grazie all’impegno e all’entusiasmo di tutti! Poi questa band si sciolse nel 2002, quindi mi misi al lavoro per imparare innanzitutto la teoria musicale, le regole e il linguaggio che mi avrebbero permesso di scrivere in autonomia la mia musica e condividerla con eventuali collaboratori mediante una grammatica universale. Provavo le nozioni man mano che le apprendevo, usando una Digital Audio Workstation dell’epoca, che in pratica è un software per computer a far da sintetizzatore e sequencer. I primi tentativi erano davvero inascoltabili, ma pian piano prendevo dimestichezza con tutte le branche della teoria musicale, quindi il ritmo, l’armonia e la melodia, con un’attenzione particolare allo studio e all’affinamento di quest’ultima. Lavoravo usando dei plug-in che simulavano, inizialmente in modo pessimo, poi via via sempre più accettabili, chitarre elettriche distorte, basso e batteria. Ho sempre scritto tutto usando un’interfaccia grafica chiamata Piano Roll, che è una sorta di rappresentazione cartesiana alternativa e più intuitiva del classico spartito a pentagramma. Cercavo sempre miscelare il Black Metal con le melodie derivanti dall’Heavy Metal di stampo britannico, in particolare rievocando lo stile degli Iron Maiden. Nell’Ottobre del 2022, finalmente la svolta: eliminare del tutto la componente Black Metal e lasciare le sole screaming vocals su un impianto interamente concepito come omaggio alla NWOBHM. In un mese ho composto tutti i brani, che in origine erano 10, salvo poi scartarne un paio per avere una miglior scorrevolezza d’insieme. Ho prodotto dei file midi che ho consegnato allo Studio di registrazione e ai musicisti turnisti, e poi è andato tutto meravigliosamente liscio, come vi raccontavo prima!

4 – Stai già pensando ad un nuovo album e pensi che il sound dei Quiet River cambierà molto in futuro?
No, in realtà non ho alcun controllo sulla mia creatività: le melodie mi arrivano in mente così, già tutte elaborate in autonomia dal mio inconscio, poi io mi devo mettere a fare un lavoro di ingegneria inversa per tradurre l’idea spontanea in partitura musicalmente valida. Non è un approccio a “catena di montaggio”, non ho nessun “metodo”: la fase di scrittura è complessa, perché si lavora nota per nota, beat per beat, ricordando sempre i rudimenti dello strumento reale associato ad ogni linea. Però questa è un’attività che si può pianificare, mentre l’ispirazione, che arriva quasi ex nihilo, quella è imprevedibile. Quindi non ho idea se ci sarà un seguito al mio album di debutto! Immagino che, in ogni caso, visto come funziona il mio cervello, le melodie e le soluzioni ritmico-armoniche che ne verranno fuori saranno sempre di matrice Iron Maiden!

5 – Come reputi la scena rock/metal italiana odierna?
Non ho alcun contatto con la scena italiana: non frequento alcun ritrovo dedicato ad appassionati e musicisti, e non vado nemmeno ai concerti. Faccio una vita lontanissima dai riflettori, quindi non ho il polso della situazione! Credo ci siano sempre stati ottimi gruppi italiani, ma questo è forse un Paese un po’ prevenuto ed ostile verso certe sonorità. Devi puntare all’estero, per ottenere un giusto riconoscimento, perché qui da noi, per questioni sociali e culturali, il Metal, come musica e come stile di vita, non è molto ben visto. Penso a volte alla scena ellenica, di cui sono un grande sostenitore: hanno il marchio di fabbrica per una loro, personale variante del Black Metal fin dai primi anni ‘90; meno conosciuta e apprezzata della famigerata variante nord europea, ma comunque rispettata per il suo status di “cult”. In Grecia c’è una scena davvero valida in tutti i generi in cui si declina il Metal, quindi forse, viste le nostre reciproche affinità, dovremmo capire cosa lì funziona e prendere appunti.

6 – In cosa pensi che i Quiet River si distinguano dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorresti evidenziare?
La scelta di proporre un genere trasversale, che possiamo definire come Blackened Heavy Metal, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: puoi attingere dagli appassionati sia di sonorità estreme che più classiche, o puoi scontentare tutti, laddove chi apprezza l’estremo non gradirà lo stile iper-melodico del progetto, chi invece va più sul classico, storcerà il naso per le screaming vocals, non trattandosi affatto di Bruce Dickinson o Ronnie James Dio (che riposi in pace)!

7 – Quali sono le tue/vostre influenze musicali e che peso hanno sul vostro sound?
Le influenze musicali sono fin troppo evidenti: abbiamo la già citata NWOBHM anni ‘80, con un richiamo e un omaggio esplicito e dichiarato ai primi Iron Maiden, abbiamo il Black Metal per la timbrica della voce e per la sua resa sonora, corrosiva e abrasiva, poi un uso ricorrente della doppia cassa e un paio di occasioni in cui si cita apertamente lo Speed Metal, quindi un pizzico di Folk di stampo irlandese, influenza, quest’ultima, presente quasi per caso, non avendo mai bazzicato il genere. Come al solito, vai a capire cosa combina la mia mente quando la coscienza si distrae!

8 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi, Luke. Un saluto!
Egregi signori, se vi piace il Black Metal, ma avete una certa nostalgia per l’Heavy Metal più tradizionale, perché magari siete stati introdotti al genere dagli Iron Maiden, sappiate che qui c’è un buontempone che ha pensato bene di fondere i due metalli per ottenere una nuova lega inossidabile e indistruttibile. Grazie ancora, auguro le migliori cose a tutti voi, compreso chi legge queste righe!

Links:

https://quietriver.bandcamp.com/

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