Intervista ai DAWN OF A DARK AGE

Transumanza” è un album a dir poco sorprendente, così ricco di tecnica e inventiva da far impallidire molti gruppi che si auto definiscono avantgarde black metal e che poi non propongono nulla di effettivamente nuovo. Non è il caso di “Transumanza” ultimo album dei Dawn Of A dark Age, che mescola il metal estremo, il progressive e il folk molisano…Riuscendoci in pieno! Ne parliamo con Vittorio Sabelli, la mente principale dietro questo progetto.

1 – Ciao Vittorio e benvenuto! “Transumanza” è un ennesimo centro da parte della tua band, parliamone un po’, magari partendo proprio dal concept lirico e arrivando a tutta la parte strumentale.
Ciao e grazie a voi di NoiRocker per l’interesse a Dawn of a Dark Age! Riguardo “Transumanza” è difficile scindere la parte letteraria da quella musicale. Come nei precedenti “La Tavola Osca” e “Le Forche Caudine” ognuno dei concept si sviluppa in totale simbiosi tra testo e musica. I testi di “Transumanza” parlano di tutto ciò che è stato questo grande fenomeno migratorio nel corso dei secoli. Si passa dal difficile distacco tra moglie e marito ne ‘La Scasata’, fino alla descrizione di come erano i tratturi e cosa accadeva durante il tragitto: baratti, amori rubati e tante storie di altri tempi che sono riuscito a fare mie da persone anziane e studiosi del territorio e della transumanza. I temi trattati e gli stati d’animo sono talmente vari e differenti che in maniera naturale andavano differenziati anche musicalmente, ma cercando comunque di tenerli uniti con un filo conduttore, dal primo all’ultimo secondo.

2 – Vogliamo parlare dell’artwork di copertina?
La copertina di “Transumanza” è una foto leggermente virata nei colori del fotografo norvegese Kjetil Karlsen e mi è stata proposta da Francesco della My Kingdom Music. È un’immagine evocativa, potente, e rappresenta in pieno il legame tra uomo e natura, tra il pastore ed il proprio gregge in questa sorta di viaggio umano, fisico ma anche spirituale che è la transumanza. Un immagine estremamente descrittiva dell’essenza globale di “Transumanza”.

3 – Parlaci un po’ della tua carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
Senz’altro un percorso atipico quello del sottoscritto poiché la mia formazione musicale inizia nella banda del paese e nel gruppo folk e poi entra nell’accademismo del Conservatorio. Dopo una lunga esperienza in Orchestra Sinfonica mi sono dedicato al Jazz, che mi ha portato a contatto con tantissimi grandi musicisti europei e americani. Li vedo tutti come una sorta di passaggi di vita, quando ho vinto il concorso per suonare in Orchestra lavoravo da diverso tempo in fabbrica, mettevo Olio e Benzina dentro i furgoni, mentre ascoltavo Miles Davis, Beethoven e gli Slayer in cuffia col walkman.
Appena mi si è aperta l’opportunità di lasciare quel posto l’ho presa al volo e dopo dodici anni e oltre 350 concerti in tutta Europa con l’Orchestra ho sentito la necessità di cambiare aria e mi sono dedicato allo studio del Jazz. Un’esperienza formativa importante ma soprattutto essenziale per Dawn of a Dark Age, perché mi ha permesso di aprire oltre i 360° la mia concezione musicale sul clarinetto. Un percorso naturale dettato solo dall’istinto di conoscere nuove strade musicali, fino ad allora inesplorate. E oggi ogni singolo momento delle mie esperienze passate è totalmente al servizio dei miei progetti e ancor più in Dawn of a Dark Age.

4 – Stai già pensando ad un nuovo album? In questa domanda sono inclusi anche altri progetti che magari hai in ballo.
*mi sono permesso di cancellare sotto forma di full-length poiché tutti i miei progetti sono sempre pensati come tali ?
Sono sempre al lavoro su qualcosa di nuovo, e come sempre sui diversi progetti, ma al momento non posso anticipare altro! Posso solo dirti che vedo Dawn of a Dark Age come un laboratorio sempre in movimento e non dò mai niente per scontato. Sicuramente ‘qualcosa’ accadrà, ma di certo al momento si potranno ascoltare i miei fiati nel primo album dei torinesi Ponte del Diavolo, che uscirà per Season of Mist il prossimo anno.

5 – Come reputi la scena metal estrema italiana odierna? E ti senti parte di questa scena?
Ci sono tantissime realtà e la qualità di molte di esse è davvero a livelli altissimi. Si tende purtroppo ancora a pagare dazio ai boschi e alla prima ondata norvegese, quando in casa siamo sommersi da storia, arte, cultura, folklore che in ogni paese si potrebbe creare un linguaggio autoctono. Questa è la mia visione per un’identità di Black Metal italico che sia riconducibile al nostro Paese e alle nostre tradizioni in maniera definitiva; d’altronde il genere si presta a essere plasmato in maniera perfetta a questo scopo. Se mi sento parte della scena italiana estrema? La mia concezione di Black Metal è quella radicata al territorio dove sono nato e vivo, in pieno Sannio e dove è stata scritta la storia d’Italia. Se questi colori, sapori e folklore li percepisce chi ascolta i miei lavori, vuol dire che è un piccolo tassello della scena globale. Se dovessi parlare di vichinghi e miti nordici piuttosto che di Sanniti e popoli italici, sinceramente mi sentirei alquanto ‘fuori scena’.

6 – In cosa pensi si distingua Dawn Of A Dark Age dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorresti evidenziare?
Sicuramente il sound globale, gli strumenti e i vari timbri che potete ascoltare in Dawn of a Dark Age sono un elemento unico nel panorama musicale non solo europeo. I vari cambi di genere durante la mia carriera senz’altro mi hanno permesso di conoscere e suonare con tantissimi musicisti che oggi sono spesso presenti sui miei progetti, e sicuramente senza il loro contributo non sarei riuscito a dare quel tocco di colori che caratterizza in maniera preponderante il sound tipico e unico di Dawn of a Dark Age. Ogni strumento che sentite sui miei progetti è suonato live, mi piace ancora pensare la musica in maniera tradizionale e viva. Penso gli album di Dawn of a Dark Age come una sorta di pranzo completo, dove puoi gustare dall’aperitivo al digestivo ogni singola portata, con una miriade di profumi e gusti, piuttosto che come una solo primo, che per quanto tu possa cambiare condimento e tipo di pasta sempre un primo resta, seppur ottimo…

7 – Quali sono le tue influenze musicali e che peso hanno sul tuo sound?
Ascolto da sempre musica a 360° e il mio background viene in primis dalla musica classica e dal jazz, naturalmente contaminati sin dall’età adolescenziale dalla musica estrema. Sicuramente tra le band e i musicisti che mi hanno influenzato e permesso di esplorare vari generi ci sono Miles Davis, Beethoven, i Pink Floyd e per il lato oscuro senza dubbio i Satyricon e i Black Sabbath. La musica di Dawn of a Dark Age parte da una matrice di stampo Black Metal, ma viene contaminata da tantissimi altri generi, che sono parte del mio bagaglio e delle mie esperienze musicali negli anni. Quando scrivo musica cerco di discostarmi il più possibile da cose che ho interiorizzato in maniera totale, cercando di far suonare Dawn of a Dark Age distante da ogni catalogazione e da ogni accostamento. So che sembra un discorso contorto, ma piuttosto che cercare affinità anche con band che adoro, quando mi avvicino al loro modo di suonare scatta come un campanello d’allarme che mi avverte che è il momento di virare…

8 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto!
Ringrazio voi di NoiRocker per l’interesse a Dawn of a Dark Age e tutti coloro che supportano e si appassionano ai miei progetti. Chiudo sempre dicendo che il modo migliore per tenere in vita l’underground è supportare totalmente gli artisti e le label che creano musica fuori dai soliti clichè! Sulla pagina Bandcamp di Dawn of a Dark Age potrete trovare l’intera discografia: https://dawnofadarkage.bandcamp.com/, così come sulla pagina della label https://mykingdommusic.bigcartel.com/
A presto

By Redazione

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