GABRIELS (Intervista)

Dopo anni di lavoro e una visione artistica portata avanti con coerenza e determinazione, Gabriels torna a parlare del suo ambizioso progetto ispirato a Hokuto No Ken. Con “Act 5” molti hanno pensato di trovarsi di fronte al capitolo conclusivo della saga, ma la realtà è ben diversa. Tra progressive metal, AOR e hard rock, l’artista continua a costruire un universo musicale narrativo, dove ogni album rappresenta una tappa precisa di un percorso più ampio. In questa intervista ci racconta l’evoluzione del progetto, il suo legame personale con la storia di Ken il Guerriero e i prossimi sviluppi della saga.

1. “Act 5” chiude un percorso iniziato anni fa: quando hai capito che era arrivato il momento di scrivere il capitolo finale?
Gabriels: Eh, purtroppo molti hanno capito, anche deducendolo dal titolo, che sia il capitolo finale, ma non è così. È solo la fine del primo capitolo (cioè tra i fratelli di Hokuto), ma la saga continua e continuerà per altri due atti, di cui ancora non voglio anticipare nulla. Così saranno sette atti, come le sette stelle di Hokuto.

2. Cosa ti ha spinto a trasformare una storia come Hokuto No Ken in un progetto musicale così ampio?
Gabriels: Semplicemente il fatto che è stato un caposaldo della mia adolescenza. Da ragazzino sognavo di diventare come Ken e ha segnato particolarmente la mia vita e il mio modo di vivere. Quindi eccomi qui, da adulto, ancora a sognare e, spero, a far sognare anche il pubblico che mi segue.

3. In questo album si mescolano progressive metal, AOR e hard rock: è uno stile che ti viene naturale o lo hai costruito nel tempo?
Gabriels: Sì, è uno stile che mi viene naturale. Io sono la musica che scrivo e che mi ha accompagnato da sempre nel mio percorso artistico.

4. Le tastiere hanno un ruolo molto importante nel disco: quanto contano per te nella fase di composizione?
Gabriels: Beh, essendo pianista e tastierista, praticamente tutto. Io penso in modo tastieristico, è chiaro. Ma è anche chiaro che il disco non è rivolto solo a chi ama le tastiere, bensì a tutti.

5. Hai lavorato con tanti cantanti diversi: come li hai guidati per far emergere al meglio i personaggi?
Gabriels: Come al solito, cioè fornendo già un file con il brano cantato da me, per far capire sia la melodia sia il resto.

6. Ci sono brani come “Now I Know Your Name” e “The Last Secret” che sono centrali nella storia: quale di questi ti rappresenta di più e perché?
Gabriels: Direi “The Last Secret”, proprio per ciò che ho detto prima riguardo al mio stile compositivo: tutto è partito scrivendo il riff iniziale di tastiera.

7. “The Final Conflict” è il momento più intenso del disco: è stato difficile trovare il giusto equilibrio tra tecnica ed emozione?
Gabriels: Direi di no. La canzone è semplicemente così: metto lo stesso cuore e lo stesso impegno in tutte, allo stesso modo.

8. Guardando agli album precedenti, in cosa senti di essere migliorato di più?
Gabriels: Bella domanda. Sicuramente direi nella produzione.

9. Oggi fare un concept album è una scelta impegnativa: cosa ti ha convinto a portare avanti questa idea fino alla fine?
Gabriels: Il desiderio che la mia musica abbia una storia, un filo conduttore, qualcosa che la leghi dall’inizio alla fine. Un modo di essere, un modo di vivere, un modo per non mollare mai, anche quando sembra inutile continuare.

10. Dopo aver concluso questa saga, stai già pensando a un nuovo progetto o vuoi prenderti una pausa creativa?
Gabriels: Nessuna pausa, solo il tempo necessario per la promozione di questo disco, ma poi subito al lavoro sul sesto atto, dove vedremo un Ken cresciuto di dieci anni, più maturo e più forte nel corpo, nella mente e nello spirito.

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