NOIRNOISE (Intervista)

I Noirnoise tornano con “Plant Resilience”, un album che conferma il loro approccio istintivo e senza etichette alla musica. Tra noise, crossover, atmosfere dark e momenti più introspettivi, la band porta avanti un percorso costruito in quasi vent’anni di attività, fatto di gavetta, coerenza e attitudine. Li abbiamo intervistati per parlare della genesi del disco, della produzione e della loro identità sonora, sempre più ruvida e personale.

1 – Ciao e benvenuti! Presentate il vostro nuovo album!
“Plant Resilience” è semplicemente un albero che abbiamo piantato insieme e che è cresciuto con noi negli ultimi tre anni. Si è nutrito di tutte le nostre emozioni, positive e negative: delle nostre gioie, dei nostri dolori, della rabbia, della malinconia, delle cose che ci sono successe, del modo rabbioso con cui abbiamo reagito… ed è diventato forte, crescendo giorno per giorno, sviluppando radici profonde e accrescendo la propria chioma. È un albero che a volte perde le foglie, a volte si ammala, a volte lascia che un ramo si secchi, soffrendo, ma che germoglia continuamente e continua a crescere, spesso “nonostante”. È la nostra resilienza e rappresenta una parte profonda di tutti noi. Lo sentiamo davvero nostro. Quell’albero è Noirnoise in ogni sua essenza.

2 – Possiamo fare un breve riassunto della vostra carriera, evidenziando i momenti cruciali e più importanti che vi hanno portato fino alla realizzazione di questo nuovo “Plant Resilience”?
Suoniamo insieme ormai da quasi vent’anni. Siamo amici, abbiamo un progetto condiviso, una visione delle cose e del mondo molto simile, un’attitudine comune e, fortunatamente, molto a-normale. Abbiamo fatto insieme un sacco di strada e un sacco di gavetta. Poi, durante il cammino, è arrivato l’evento cruciale: abbiamo incontrato Francesco Palumbo e la sua Club Inferno Ent., che ci ha dato un’occasione, una possibilità, e per questo non smetteremo mai di ringraziarlo. Abbiamo pubblicato insieme a lui il nostro primo EP, “Noirnoise”. L’intenzione, con Francesco, era quella di far uscire un secondo EP, ma le tracce poi confluite in “Plant Resilience” erano un lavoro organico che non poteva essere cannibalizzato in alcun modo: doveva uscire esattamente così come è stato pubblicato.

3 – Come sta andando questo album a livello di pareri di critica e pubblico?
L’album sta avendo un ottimo riscontro, sia in termini di ascolti sia di critica. Abbiamo ricevuto recensioni davvero positive e, al di là delle questioni di gusto, troviamo che alcune abbiano colpito nel segno, comprendendo la vena emotiva del lavoro e l’attitudine rude e graffiante (raw, per dirla all’inglese) che contraddistingue le nostre tracce. Ci consideriamo una band “live” e questo emerge, a nostro parere, in modo molto significativo da “Plant Resilience”, che con i suoi graffi e le sue dinamiche è per noi un viaggio interiore urlato, spesso doloroso e a volte malinconico.

4 – Come definireste lo stile musicale che proponete?
Semplicemente non lo definiremmo. Non vogliamo essere associati a un genere né assomigliare ad altre band. Qualcuno ci ha classificato come “indefinibili” e per noi è un complimento pazzesco. Odiamo le definizioni di genere, l’appartenenza a un movimento piuttosto che a un altro, i tipici cliché della musica di oggi. Crediamo di suonare un vero e proprio crossover, in cui ogni componente della band è libero di esprimersi, al di là di generi e definizioni. La nostra musica esprime le nostre emozioni in un binomio imprescindibile. E le emozioni sono istintive, non pianificabili, non precostruite.

5 – Parliamo un po’ della produzione di questo disco. Chi ha realizzato mix e mastering e che tipo di sound volevate ottenere?
Tutte le tracce sono state registrate presso lo Studio Eremo Sonoro, in autogestione da parte dei componenti della band. Il mastering, effettuato da Giuseppe “Buzz” Nicolò nel suo Lost Soul Studio, ha reso ogni traccia più graffiante, comprendendo fino in fondo il significato dei singoli brani, anche oltre il mero aspetto musicale. Vorremmo anche sottolineare il lavoro fantastico di Flavio Nequam Porrati che, con le sue immagini, ha reso speciale anche l’aspetto grafico dell’album. Abbiamo trovato subito una grande sintonia con Flavio e le sue fotografie.

6 – Pensate che il vostro sound cambierà molto in futuro o seguirete le coordinate tracciate da “Plant Resilience”?
Non possiamo prevedere il futuro né porre limiti alla provvidenza, ma con il passare degli anni siamo sicuramente diventati più arrabbiati e, forse, più delusi. Questo ha avuto bellissime ripercussioni sui nostri suoni, che sono diventati in modo naturale più istintivi, più rudi, ma anche più malinconici e introversi. Restano le nostre esplosioni noise, i riff e i passaggi di batteria graffianti e incisivi che spesso, volutamente, contrastano con atmosfere più dark e intimistiche.

7 – Qual è, secondo voi, un vostro tipico ascoltatore?
Non scriviamo e produciamo musica pensando a un ascoltatore tipo, perché crediamo che un ascoltatore tipo non esista. Pensiamo che chiunque abbia la voglia e il coraggio di chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare in un viaggio verso un universo tutto nostro e sconosciuto sia il nostro ascoltatore ideale. Un ascoltatore che non tema di provare rabbia, dolore, malinconia, gioia e di aprirsi all’ascolto. Un ascoltatore che abbia voglia di smettere di ascoltare il nulla che ci propinano le major e voglia addentrarsi nel sottobosco della musica alternativa al vuoto che ci circonda.

8 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno nella composizione della vostra musica?
Veniamo da background culturali e musicali molto diversi. Ognuno di noi ha visto panorami differenti e ascoltato capolavori pazzeschi: The Cure, The Cult, The Smiths, Nirvana, Melvins, The Doors, Soundgarden, Afghan Whigs, Screaming Trees… Sono band incredibili che hanno saputo non solo influenzare, ma indirizzare la scena musicale negli anni. Non aspettatevi però di ritrovarle direttamente in ciò che facciamo o suoniamo. Hanno semplicemente creato in noi un’attitudine e un approccio alla musica e all’arte che ci hanno permesso di essere quello che siamo. Niente assonanze o similitudini. Solo immenso rispetto per ciò che hanno prodotto e per ciò che ci hanno regalato. Noi vogliamo essere, semplicemente, Noirnoise.

9 – Porterete queste canzoni dal vivo? E cosa promettete di offrire al pubblico?
La risposta è “sì”. Per tutta la vita. Lo stiamo già facendo. Abbiamo portato l’album sul palco del Vicolo Schielke di Vercelli per la data zero post-uscita, con un ottimo riscontro di pubblico. Tra l’altro, il Vicolo è un posto bellissimo. Stiamo preparando molte date per i prossimi mesi. Come dicevamo, ci sentiamo una band totalmente “live” e crediamo di dare il nostro meglio sul palco, a contatto con le persone: molto sociali (e poco social). Dal vivo la nostra energia trova la sua dimensione ideale.

10 – Ultime parole libere. Grazie di essere stati con noi. Un saluto!
Grazie “Noi Rocker” per questa splendida opportunità e per lo spazio che ci avete dedicato. Venite a vederci dal vivo e ascoltate “Plant Resilience”. In fondo poche cose valgono quanto risultare una sorpresa per qualcuno… e noi vorremmo essere la vostra sorpresa. Un abbraccio.

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