THE IMPERFECTIONIST COLLECTIVE “Solitaire” (Recensione)

Full-length, Independent (2025)

Con Solitaire, The Imperfectionist Collective – creatura guidata da Leo Koperdraat, già mente dei raffinati Fractal Mirror – compie un passo ulteriore lungo un percorso artistico che ha sempre privilegiato eleganza melodica e profondità emotiva rispetto al virtuosismo fine a sé stesso. Chi ha amato album come Garden of Ghosts ritroverà qui quella stessa cura quasi maniacale per arrangiamenti e linee vocali, ma in un contesto ancora più personale e ambizioso.

Koperdraat è chitarrista, tastierista e compositore di razza, ma soprattutto possiede una voce immediatamente riconoscibile, calda e insinuante, non lontana per timbro e attitudine da Richard Butler dei Psychedelic Furs. Una voce che si muove con naturalezza in quel territorio di confine tra prog contemporaneo e pop sofisticato, dove le melodie devono essere impeccabili per reggere alla prova degli ascolti ripetuti.

Pur nato come progetto solista, Solitaire si arricchisce di collaborazioni decisive: tra queste spiccano i contributi chitarristici di Brett Kull (degli Echolyn) e di Rhys Marsh, musicista e produttore dal curriculum vastissimo. L’entusiasmo dei partecipanti ha trasformato l’iniziativa individuale in un vero collettivo: un nome, The Imperfectionist Collective, che suona come una dichiarazione poetica d’intenti.

Undici brani per circa 46 minuti: niente suite chilometriche né acrobazie cervellotiche. L’intro strumentale “And We’re Off” apre con eleganza sinfonica, preparando il terreno a una sequenza di composizioni cesellate con gusto. “Forgotten” avanza con energia controllata, sostenuta da un basso incisivo e da una programmazione ritmica convincente; un tocco di Mellotron suggella un crescendo in cui davvero “tutto sembra andare al proprio posto”.

“Waterfall” si muove tra malinconia e tensione trattenuta: pianoforte elettrico, tappeti sintetici vaporosi e un ritornello che scorre con naturalezza, come una cascata evocata nel testo. “Blue” alleggerisce l’atmosfera con una grazia quasi giocosa, pur mantenendo una vena di tristezza sottile; la chitarra elettrica punteggia il brano con misura, esaltando un refrain di forte impatto emotivo.

Il lato più cupo emerge in “Solitary Man” e “Conspiracy”, dove il Mellotron diventa protagonista, costruendo paesaggi brumosi e tensioni quasi cinematografiche – momenti che potrebbero tranquillamente accompagnare una scena da spy movie. In “I Lost the Moon” l’energia sale, tra pulsazioni urbane e suggestioni anni ’80 che strizzano l’occhio a Ultravox e Tears for Fears, pur restando ancorate a un’estetica prog-pop raffinata.

Tra i vertici del disco spiccano “The Safety of Silence”, intensa e atmosferica, e la quasi-suite “Reincarnation”, impreziosita dagli interventi vocali di Katie Barbato e dello stesso Kull: un brano che intreccia dimensione personale e riflessione esistenziale con rara sensibilità. La chiusura strumentale “And Breathe” è un invito esplicito a fermarsi, respirare, lasciarsi avvolgere da un’elettronica delicata che, per spirito evocativo, richiama certe atmosfere dei Pink Floyd più contemplativi.

Solitaire non è un album per chi cerca soltanto complessità tecnica o volumi roboanti. È un lavoro che chiede apertura mentale e disponibilità all’ascolto profondo. In cambio offre melodie solide, arrangiamenti ricchi ma mai sovraccarichi e un’identità artistica coerente. Una conferma che Leo Koperdraat, oggi più che mai, sa coniugare introspezione, ambizione e sensibilità pop in un linguaggio prog moderno, maturo e personale.

AngelOfDeath71

Tracklist:
1. And We’re Off
2. Forgotten
3. Waterfall
4. Blue
5. Solitary Man
6. Conspiracy
7. I Lost the Moon
8. The Safety of Silence
9. Restless Times
10. Reincarnation
11. And Breathe

Line-up:
Leo Koperdraat / vocals, keyboards, mellotron, guitars, bass, programming
Brett Kull / vocals & baritone guitar (10)
Katie Barbato / vocals (10)
Rhys Marsh / acoustic and electric guitars, backing vocals (4)

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