Intervista ai NEFESH CORE

I Nefesh Core sono una giovane realtà gothic rock/metal italiana, anche se all’interno ci suonano due componenti dei prog metallers Metatrone, ovvero David Brown (voce e tastiere) e Stefano “The Ghigas” Calvagno (basso, cori). Buona lettura.
1 – Ciao e benvenuti! Presentate la vostra band ai nostri lettori!
The Ghigas: Ciao e un benvenuto anche a te. Grazie per averci invitato. I Nefesh Core nello specifico sono David Brown alla voce solista e alle tastiere, Bob Brown alla chitarra, Andrea Marchese alla batteria ed io, The Ghigas, al basso, 4 “veterani” del rock e del metal con qualche decennio di attività musicale alle spalle; senza dubbio qualche capello bianco qua e là, ma manteniamo vivo ancora l’entusiasmo di quando, poco più che adolescenti, decidemmo di abbracciare la musica.
2 – “Getaway” è del 2020, a quando un nuovo album?
David: E’ vero. Il nostro album “d’esordio” è datato 2020. La pandemia ha creato un buco di quasi 3 anni. Da poco siamo usciti con “Lullaby” che apre le porte a questa nuova formazione della band, e che vede appunto Andrea alla batteria, mentre Bob alla chitarra ci aveva già raggiunto 2 anni fa, e coincide in effetti con la scrittura di gran parte del materiale che andrà a comporre il nostro nuovo album. Molte delle canzoni che abbiamo scritto David ed io negli ultimi 3 anni, le stiamo riarrangiando, e ne stiamo scrivendo di nuove. Il nuovo album è quasi interamente scritto e non vediamo l’ora di entrare nella sua piena produzione nel prossimo autunno!
3 – Parliamo dell’artwork di copertina del vostro nuovo singolo “Lullaby” e anche della scelta di fare una cover famosa come questa dei grandi The Cure.
The Ghigas: Pensare a fare una cover di “Lullaby” è stato molto naturale. E’ un capolavoro e i The Cure sono una band seminale: questi sono concetti assolutamente inconfutabili, e non credo sia un fatto riconducibile solo al “gusto musicale”. E’ un manuale d’istruzione ed un testamento spirituale che ci ricorda cosa significhi musica elettronica, dark music, pop e arte visionaria, nel senso artistico e più bello del termine. Passando in rassegna alcuni brani, che ritenevamo affini al nostro essere dark rocker, ci siamo soffermati su Lullaby, soprattuto quando sul celebre movimento del basso, Bob ha improvvisato l’arpeggio acustico che trovate nella nostra versione. Si tratta anche di un omaggio a Robert Smith, ai The Cure e a tutto il movimento New Wave. Siamo molto contenti di ciò che abbiamo realizzato. L’artwork è stato pensato e immaginato da me e da David, ma è dalle sapienti mani di un grafico d’eccezione che è venuto fuori in tutta la sua bellezza. Sto parlando di Mattia Stancioiu.
4 – Pensate che il prossimo album suonerà più o meno come “Getaway” oppure ci saranno delle sorprese importanti nel vostro sound?
Bob: Credo suonerà piuttosto più heavy e dark, a mio avviso. Ma l’anima Nefesh Core resterà sempre ben riconoscibile. Le idee sono tantissime e devo dire che per quello che abbiamo sentito, gli ingredienti musicali che hanno caratterizzato il nostro primo album, “Getaway” sono presenti ma sono portati ad un nuovo livello, per certi versi più “dark” e più “metal”. Per cui credo che il secondo album riserberà molte sorprese! C’è anche una nuova ricerca sonora, ancora più matura. Suonerà alla grande!
5 – Come reputate la scena rock e metal italiana odierna? Insomma, pregi e difetti!
Andrea: L’italia ha sempre espresso grandi forme d’arte anche nel rock e nel metal. Accanto a band ormai storiche, ci sono tante piccole e medie realtà di grandissimo spessore artistico. Noi italiani abbiamo poi un modo molto originale di esprimere questo genere musicale, con risultati a volte strabilianti. Il vero punto debole sta nel fatto che l’Italia fatica molto dal punto di vista del promuovere la musica dal vivo e chi produce e promuove musica rock sa di cosa parlo. Mancano spazi e risorse. Il pubblico molto spesso appare svogliato e quindi si stenta a decollare sul piano dei “live”, con incassi sempre troppo bassi a fronte di spese che tendono a lievitare di anno in anno. Il ripiegare sempre più spesso su cover bands e tribute, forse rende la vita più semplice ai locali, ma la scena nel suo complesso ne soffre maledettamente. Noi come musicisti siamo teste dure e di certo non ci arrendiamo a questo status quo. Lavoriamo per cambiarlo. Stiamo provando duramente la preparazione della setlist, tra la scrittura di un nuovo brano e l’altro, contando di iniziare a “mostrare i muscoli” molto presto, potendo contare non solo sulle nostre forze ma anche sul gioco di squadra con la nostra etichetta e la nostra agenzia di promozione che stanno facendo davvero un gran lavoro.
6 – In cosa pensate che i Nefesh Core si distinguano dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorreste evidenziare?
The Ghigas: Grazie per questa domanda. Vedi, viviamo in quest’epoca di minimizzazione dei rapporti interpersonali, di isolamento e di personalismi, noi invece ci sforziamo di mantenere alto il valore della condivisione. Stare insieme a provare in sala è un vero toccasana per il corpo e la mente. Ci mantiene vivi! Ci ripaga di tutti gli sforzi messi in campo. Sul piano artistico, ci sentiamo dei profondi romantici. Diamo molta importanza ai sentimenti e all’impatto che gli eventi hanno sulla nostra anima e sul nostro essere persone. CI sentiamo (e forse lo siamo, che ne pensi??) poeti moderni, custodi di forme espressive che resistono al passare dei millenni. Siamo amati e amanti della musica. E’ la nostra identità che ci rende unici. Essere noti stessi è già sufficiente a renderci unici. Le nostre canzoni rappresentano la nostra eredità spirituale che lasceremo a chi verrà dopo di noi. Siamo felici di questo e tanto ci basta a farci sentire artisti.
7 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno sul vostro sound?
David: Questa domanda mi piace sempre molto perché mi porta a fare riferimenti che in genere nessuno si aspetta di leggere. Eh già! Il mio essere musicista passa da molte influenze, pop-rock (Toto in primis, ma anche Supertramp, e la New Wave di allora, certamente), metal (il thrash metal tecnico di Megadeth e Annihilator), le melodie e i virtuosismi neoclassici di Malmesteen, la brutalità del death “made in” Slayer e Sepultura e gli intrecci musicali dei Dream Theater dell’epoca “Kevin Moore”. Come vedi non ti ho nominato praticamente nessuna band dark o gothic metal. E’ strano? Non credo. Tutto ciò che scrivo e che scriviamo lo sentiamo autenticamente nostro. E tale è!
8 – Suonate molto dal vivo e cosa volete trasmettere al pubblico?
Bob: Ad oggi, come Nefesh Core non è ancora avvenuto. La pandemia ha colpito duramente anche noi proprio nel momento in cui stavamo iniziando a promuovere il primo album. In generale ciascuno di noi sa cosa vuol dire suonare dal vivo. Suonare dal vivo è vitale per qualsiasi band e per qualsiasi musicista, a qualsiasi età. E’ proprio un’esigenza ed un dovere nei confronti di sé e dei propri fans. E’ una tappa inevitabile del percorso di ogni artista che si rispetti. Per questo stiamo davvero lavorando molto duramente per prepararci ai live che stiamo pianificando per questi prossimi mesi! Come band, vogliamo portare i nostri spettatori dentro un viaggio esistenziale, a tratti onirico dentro i recessi della mende dell’anima delle persone. Vogliamo fare vivere da protagonisti i nostri fans, nelle nostre storie e nei nostri racconti. Vogliamo emozionare mantenendo una semplicità e una trasparenza musicale che renda omaggio a noi come musicisti e alla gente come nostri supporter.
9 – Ultime parole libere. Grazie di essere stati con noi. Un saluto!
David: Ti ringraziamo davvero per questa bella chiacchierata e per averci dedicato spazio e tempo. Ringraziamo anche tutti quanti leggeranno questa intervista, per scoprire chi siano i Nefesh Core. Vi esortiamo a seguirci sulle pagine dei nostri social media, e supportateci ascoltandoci sulle piattaforme di streaming. Noi aspettiamo di vedervi belli gasati sotto al palco!
Stay dark!
The Ghigas, Bob e Andre: Grazie ragazzi!





