Intervista ai KALAH

Un album moderno e davvero interessante “And Yet It Dreams“, che dimostra come le band metal italiane stiano cercando un loro sound particolare e che non debba per forza essere la bella o brutta copia delle formazioni estere più note. Personalità e qualità sono le armi vincenti dei Kalah. A voi la lettura!

1 – Ciao e benvenuti! “And Yet It Dreams” è il vostro nuovo album. Come sta andando a livello di pareri della stampa e del pubblico?
Mario: Ciao a tutti i lettori di Noirocker.it! Ad essere sinceri siamo molto contenti dei feedback che stiamo ricevendo sia a livello di stampa, che di pubblico e secondo me non è affatto una cosa scontata o banale. Le nostre scelte musicali estreme, la commistione di tanti elementi che con il Metal non c’entrano molto e per finire uno storytelling basato su un futuro distopico con un AI consenziente e che riconosce le contraddizioni del genere umano sono tutte cose che stanno ricevendo degli ottimi pareri e questo ci fa molto piacere. Dimenticavo poi la cassa dritta, quella manda letteralmente in visibilio sia metallari che discotecari convinti! (ride)

2 – Parliamo dell’artwork di copertina che accompagna questo album.
Claudia: Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare una piccola digressione e spendere due parole sul concept. “And Yet It Dreams” tratta di una intelligenza artificiale che sviluppa una intelligenza emotiva in una società distopica e in cui l’uomo, ormai disinteressato a tutto, affida ogni aspetto della propria vita alle AI e non intende cambiare rotta di comportamento nonostante la consapevolezza che questo assieme alla perpetua distruzione di un ambiente già malato porterà all’estinzione della specie. Per essere coerenti con il contenuto del concept abbiamo deciso di coinvolgere l’AI nella realizzazione della copertina e l’intero booklet dell’album.

3 – Parliamo un po’ della vostra carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
Claudia: ci siamo formati nel 2020 con l’intento di uscire dai consueti schemi del metal moderno, contaminandolo con elementi di musica elettronica. Nel 2022 abbiamo pubblicato il primo album “Descent into Human Weakness” tramite la label tedesca Pure Steel Records a cui è seguita una massiccia promozione live tra Italia ed Europa, avendo anche l’occasione di aprire a band come Vision of Atlantis, Seventh Wonder e Deathless Legacy.
Dopo un lungo lavoro di composizione e produzione, a febbraio di quest’anno abbiamo pubblicato “And Yet It Dreams”.

4 – State già pensando ad un nuovo album e pensate che il vostro sound cambierà molto in futuro?
Mario: SPOILER ALERT! (ride) Scherzi a parte, abbiamo sempre idee o spunti per nuova musica e d’altronde si sa, l’ispirazione può arrivare in qualsiasi momento ed è proprio questo il bello di scrivere e comporre musica no? Riteniamo che ci saranno ulteriori cambiamenti già rispetto a “And Yet It Dreams”, non mancheranno altre sperimentazioni ed altre scelte estreme, il nostro nome (Kalah= movimento impercettibile della luna) ci esorta a non adagiarsi sugli allori ma a cercare di innovare e metterci sempre in discussione.

5 – Come reputate la scena metal italiana odierna? Insomma, pregi e difetti!
Alessio: è una scena viva dal punto di vista artistico con band di valore assoluto, ma che spesso non hanno l’esposizione giusta per vari motivi. Il primo è la mancanza di pubblico, che si concentra ai grandi eventi dei soliti nomi e boicotta tutto il resto. Il secondo..è che noi del pubblico siamo tutti musicisti! E c’è quindi una tendenza un po’ egoistica a focalizzarsi sulla propria realtà, snobbando le altre.

6 – In cosa pensate che i Kalah si distinguano dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorreste evidenziare?
Mario: Nell’usare cassa dritta nel Metal! (ride)

7 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno sul vostro sound?
Mario: personalmente io ascolto di tutto, dal Death Metal al Blues. Se dovessi citare alcune band che mi ispirano, direi sicuramente Alter Bridge, Nevermore, Symphony X, Vola e Polyphia. Ritengo che il fatto che ogni membro ascolti musica diversa si ripercuota anche in fase compositiva, in tal senso penso che la nostra ultima fatica ne sia un esempio lampante.

8 – Ultime parole libere. Grazie di essere stati con noi. Un saluto!
Alessio: Grazie al pubblico di Noirocker.it!

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