Intervista ai LUNARSEA

Attivi oramai da circa venti anni, i melodic death metallers Lunarsea possono a tutti gli effetti essere considerati come realtà italiana consolidata, con quattro full-length ben accolti, soprattutto l’ultimo “Earthling/Terrestre”. Parliamo con Fabiano Romagnoli, chitarrista e tastierista della band.
01. Ciao ragazzi, siete soddisfatti di come è stato accolto il vostro ultimo album, “Earthling/Terrestre”?
Siamo entusiasti per come e’ stato accolto! Ricevere complimenti per un disco fa sempre piacere, ancor di più se viene accolto come il miglior disco della nostra carriera. Avevamo osato alcuni passaggi, anche per cambiare qualcosa nel nostro sound e siamo felici che siano piaciuti. In tutta onestà, non leggiamo assiduamente le reviews. La musica è molto soggettiva e personale. In primis deve piacere all’artista, ma poi, non è compito nostro bussare in tutte le case a giustificare e cercare di far capire del perchè si è suonato in questo o quel modo. Per “Earthling/Terrestre” c’è stato un plebiscito sulla buona riuscita. Invece, ad esempio per il precedente “Hunded Light Years” ricordo ancora la prima recensione uscita. Ci diedero un 4/10. Praticamente nulla era piaciuto di quel disco, dalla musica, alle lyrics, alla copertina, alle foto etc. Per far capire come ciò che piace a qualcuno, può non piacere ad un altro.
02. Come è nata la vostra band e chi sono i membri fondatori?
I Lunarsea nascono nel 2003 con la pubblicazione del primo EP intitolato “Evolution Plan.txt”. Non è una storia diversa da tante altre. Ragazzini che ascoltano i big del genere, e da semplici fruitori, decidono di provare a mettersi in gioco formando una propria band sognano di diventare come loro. Il tutto condito da una grande passione, dedizione, sacrificio. La band è stata fondata da Fabiano Romagnoli e Cristiano Antoloni. Non è stata una band nata dal nulla, in quanto i due membri fondatori già suonavano insieme da diversi anni e avevano fondato un’altra band chiamata Hollowearth. I Lunarsea nascono dalle ceneri di quest’ultima.
03. Cosa deve avere, secondo voi, una band per poter essere ricordata nel tempo?
Una cosa molto semplice, la più semplice da dire e la più complicata da realizzare. Scrivere una canzone o due che rimangano nella storia. Una volta era quasi la prassi provare a raggiungere questo obbiettivo anche dai grandi nomi. Si cercava si spingere al massimo la creatività per 2-3 pezzi che sarebbero diventati i singoli con video annessi, per poi riempire il disco con altrettanti pezzi validi, ma sapendo che bisognava puntare lato marketing su alcuni pezzi decisi in pre-produzione.
04. Chi sono i Lunarsea nel 2024 e quali obiettivi hanno?
Cinque ragazzacci sui 40 anni di media a cui piace provare a rilasciare della buona musica e stare su un palco a suonarla. Non dobbiamo più dimostrare nulla a nessuno, ne tanto meno a noi stessi. Crediamo ormai di saper suonare gli strumenti dopo 20 anni di allenamento, crediamo di poter comporre musica quantomeno interessante. Ci piace quello che facciamo e ancora di più, stiamo bene insieme e siamo buoni amici prima ancora che musicisti. Ci godiamo i momenti man mano che vengono senza ansie da prestazione.
05. Guardandovi indietro, rifareste tutto quello che avete fatto o cambiereste qualcosa?
Rifarei tutto e niente. Tutto perchè qualsiasi cosa fai nel mondo della musica è una istantanea. E se puoi aggiungere del tempo prima di farla, risulterà diversa. Come ad esempio un disco. Arriva il momento in cui devi premere il pulsante per scattare la foto (fine scrittura, registrazione, mastering e mixing). Ma come una foto, se scatti la foto il giorno seguente, avrai per forza di cose delle dinamiche diverse. Dall’esposizione della luce, del viso, acconciatura dei capelli, mood diverso, sensazioni diverse, posa diversa perchè magari ci hai pensato un giorno in più e ti è venuta in mente una nuova idea. Niente perchè siamo quel che siamo grazie alle nostre scelte fatte fino ad oggi. E non possiamo sapere cosa saremmo oggi, se le avessimo cambiate o posticipate in passato. Nel bene o nel male.
06. Parliamo un po’ delle vostre liriche, che sembrano piuttosto intriganti…
Le liriche, così come la musica, sono in continua evoluzione. Ci stiamo “specializzando” su tematiche sci-fi, sia come liriche che come immagine della band e di conseguenza come musica, perche’ abbiamo notato, specialmente su “Earthling/Terrestre” che si sposano bene con il concept Lunarsea e sono un selling-point in più per la band. Credo che la ricerca di una identita’ per una band, vada ben oltre la musica. C’è bisogno di individuare il pacchetto completo, instradare la band in una direzione e calcarla come cavallo di battaglia. E non è semplice realizzarlo. Ci stiamo ancora lavorando dopo tutto questo tempo.
07. Com’è lo stato di salute del melodic death metal nel 2024, volgendo lo sguardo soprattutto all’Italia?
Il MDM è diventato un genere di nicchia. Ha avuto la sua esplosione alla fine degli anni 90, ha avuto la “sfortuna” di essere uscito già al massimo del suo splendore come idee e creativita, ma non ha saputo rinnovarsi o adattarsi al mercato e al cambiamento di gusti negli ascoltatori. L’unica band che ci è riuscita a mio parere sono gli In Flames. Li ascolti, sai che sono diversi dagli inizi, ma rilasciano dischi enormi ed epocali ogni volta, soprattutto gli ultimi due. Forse siamo noi fruitori a diventare vecchi e con poca voglia di cambiamento, quindi siamo ancora ancorati ad ascoltare dischi degli anni 90-00,a cercare di “imitarli” ed a considerarli come insormontabili, perchè magari ci ricordano anche la nostra giovinezza e i nostri golden years. L’italia pullula di belle realtà underground. Ma è un Paese sempre in perenne conflitto musicale. Non per colpa delle band, le quali, loro malgrado, diventano “complici” di questo sistema, ma perchè abbiamo poche strutture, pochi investimenti, tanta richiesta e tanta voglia di fare e di esprimerci. Ecco che anche il solo cercare di organizzare una data o partecipare a dei festival, diventa una guerra fredda tra bands. Vedo tanti festival nascere nel bel paese, e meno male. Ma ho sempre la sensazione che alla fine ruotino sempre le stesse band, soprattutto italiane. C’è poca fiducia secondo me a dare visibilità a tante band alle prime armi che non hanno nulla di invidiare a quelle più blasonate. E se mai non gli si da la possibilità ecco che si entra in questo circolo vizioso. Non ci si annoia mai.
08. Quali sono state finora le vostre più grandi soddisfazioni?
I nostri ultimi due live in India e a Dubai. Vedere persone che pagano il meet and greet solo per farsi fare foto/autografi, o farsi otto ore di macchina dalla Siria, Oman, Iraq, Kuwait solo per vederci, è una sensazione indescrivibile. Essere fermati da fans che ti fanno vedere come in quel momento stanno ascoltando su spotify proprio la tua band e che ti dicono come conoscano solo due band italiane (Lunarsea e Maneskin!) sono belle soddisfazioni. Così come non riuscire a sentire il proprio strumento dal palco in quanto il pubblico (indiano) era sempre urlante, danzante e “cantante”, ecco, per un attimo abbiamo avuto quei 5 minuti di gloria tanto sognati. E’ vero che non sono state delle date fatte alla cieca e sapevamo che c’era richiesta per esibirci li, ma ugualmente, ci hanno lasciato un ricordo per la vita.
09. Ultima risposta libera per voi. Un saluto da Noirocker.it!
Supportateci e sopportateci!
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Stay Lunar.
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