SUN Q “Myth” (Recensione)

Full-length, Bad Dog Promotions (2023)

Non sono un grande appassionato di Stoner Rock, che poi sarebbe quella sorta di derivazione dello Psychedelic Rock fine anni ‘60, abbastanza affine e spesso abbinato al Doom Metal, che come ben sappiamo vede in “Master of Reality” dei Black Sabbath, anno 1971, la prima vera pietra miliare in grado di gettare le basi per quel genere musicale, e non solo. Comunque, per non rimanere indietro o peggio, fare la figura dell’ignorante, ho talvolta approfondito il discorso Stoner Psych Doom e compagnia pachidermica e sballata. Ammetto, le grafiche di copertina, i loghi e i riferimenti agli anni ‘70 mi hanno sempre fatto simpatia, e anche certe caratteristiche timbriche del genere, più che ritmiche, mi colpiscono favorevolmente.

L’uso di chitarre distorte mediante pedale fuzz, ad esempio, imprime a quste band un suono molto diverso dalla distorsione tipica dell’Heavy Metal, sebbene anche lì, in realtà, ci siano una miriade di soluzioni diverse: il fuzz però è caldo, ma anche sporco, sbavato, riverberato, a volte perfino “melmoso”, tanto che alcune band Stoner si definiscono anche Sludge, “fango”, appunto. Sono generi un po’ particolari, senza dubbio giocano moltissimo su suoni distorti al massimo e dai tempi dilatati a dismisura, e se sapete a cosa ci si riferisce col termine “stoned” di sicuro non vi stupirete di nulla! Ma questi Sun Q in realtà ricadono nella categoria solo in parte: i brani sono molto più compatti rispetto ai gruppi tradizionalmente devoti al genere, e le chitarre in fuzz e le ritmiche dall’incedere greve non prendono mai davvero il sopravvento nell’economia dei vari brani.

Non che qui ci sia musica facile, orecchiabile o radiofonica, anzi! La voce di Elena Tiron è a suo modo peculiare: non la vedo affatto come cantante Stoner, ma nemmeno si sposerebbe con, che so?, il Metal moderno, che pure è pieno zeppo di voci femminili dietro al microfono, tanto meno con la Pop Music. E’ una timbrica strana, ma non “sconcertante” o sgradevole, anzi: è un vero e proprio elemento di distinzione rispetto a chi propone questo genere, anch’esso però interpretato in modo personale e poco ortodosso. La produzione è perfetta: calda, definita, ma non troppo: un pochino di sporcizia c’è, magari anche solo nelle chitarre elettriche, quando entrano in scena. E’ improbabile sentire simili band propendere per suoni moderni, visto il chiaro rimando agli anni ‘70, e semmai si lavora di cesello per ottenere una precisa rievocazione di quel periodo storico anche nelle timbriche e nelle qualità di incisione.

Tutto suona quindi organico, analogico, ma – con equilibrio – non pasticciato o a bassa fedeltà: se cercate un vero, autentico, duro e puro gruppo Stoner Psych, allora qui forse non ci siamo poi troppo, in quanto avreste di sicuro qualcosa che annovera quelle sonorità nelle sue influenze, ma non le estremizza oltre il limite come fanno tanti, tanti altri. Un applauso alla scelta, davvero assennata, di far durare tutto l’album 43 minuti, che rientra così nel minutaggio ideale per cui si può ascoltare tutto senza cali di attenzione, e magari premere di nuovo il tasto “play” senza dover riprogrammare tutta l’agenda della giornata. Confesso che ho apprezzato questo album più delle ultime cose dei tanto blasonati Baroness, che sono stati una grandissima band Stoner Sludge che affogava nel fango tanto Heavy Metal con Progressive e Southern Rock: il loro “Gold & Grey”, del 2019, è prolisso, prodotto inspiegabilmente malissimo (mentre il loro primo “Red Album” del 2007 aveva dei suoni analogici meravigliosi!) e del tutto fuori fuoco. Molto, molto meglio questi Sun Q!

Recensore: Luke Vincent

Tracklist:
01. Jane Doe
02. Children Singing
03. Tree
04. Animals
05. Dionysus
06. I Am the Sun
07. Still Searching for the Skulls
08. Elizabeth Siddal
09. Crystal Doors

Links:

http://www.sunqband.ru/

https://sunqband.bandcamp.com/album/myth

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