Intervista a JACK BRAIN

Jack Brain è una one man band calabrese, e tutto ciò che ruota attorno a questo progetto è gestito unicamente dal polistrumentista, nonchè produttore della sua stessa musica, Giacomo Casile. “Designing Chaos” è il suo decimo album e prosegue in un cammino di suoni sbilenchi, torbidi e immersi in tentazioni elettroniche e industrial. Parliamone con lui. PS: A questo link potete leggere la nostra recensione di “Designing Chaos”.
1 – Ciao e benvenuto! “Designing Chaos” è il tuo ultimo album ad oggi. Ne sei completamente soddisfatto? E come sta andando a livello di pareri della stampa e del pubblico?
Ciao, grazie mille per l’intervista. Sono molto soddisfatto del risultato di questo mio nuovo lavoro, è stato una bella sfida visto che mi sono occupato per la prima volta totalmente anche del mixaggio e del mastering. Musicalmente ho provato un approccio ancora più estremo rispetto al passato visto che in questo disco mancano quasi totalmente i ritornelli orecchiabili e ho cercato di mischiare generi abbastanza distanti tra loro come il jazz/progressive rock e l’industrial. L’album sta andando molto bene finora, i responsi sia di stampa che di chi ha ascoltato sono molto positivi.
2 – Parliamo dell’artwork di copertina.
L’artwork di copertina è un particolare di un’opera di Leonora Carrington, artista che adoro e importante esponente del surrealismo. Ho scelto questa immagine perché nel disco ho citato come titolo per un mio brano quello di una sua scultura, “I want to be an insect”. Mi hanno affascinato sin da subito la sua storia e le sue opere; le sculture che ha realizzato possiedono un’aura particolarissima, sembrano l’incontro tra una forza magica primitiva e qualcosa che sembra provenire da un’altra dimensione. Era sicuramente dotata di una fantasia fuori dal comune e ha creato un immaginario che è stato parecchio imitato, persino nella sua produzione letteraria. Il suo libro “Giù in fondo” è tra i miei favoriti di sempre.
3 – Parlaci un po’ della tua carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
Il mio percorso inizia nel 2017 con l’album “Epic Spleen”, e ha avuto tre fasi distinte. Inizialmente i miei lavori erano molto influenzati dal grunge e da un certo post metal, con sonorità molto scure e chiuse. Dopo il secondo disco “The Seeker” comincio a intraprendere una nuova direzione, questa volta orientato più verso l’alternative rock e il progressive con gli album “Jack Brain”, “Addictive”, “Midnight songs” e “Il chimico dei misteri”. Infine gli ultimi quattro lavori dove ho sperimentato con le influenze elettroniche e industrial ovvero “Reverber(h)ate”, “Shadow Archetype”, “Misanthropic noise machine” e il nuovo “Designing Chaos”. L’obiettivo è sempre stato quello di crescere e migliorare di volta in volta, aggiungendo nuovi elementi al progetto.
4 – Stai già pensando ad un nuovo album e pensi che il tuo sound cambierà molto in futuro?
Ho già registrato i brani di un nuovo progetto folle che mi piace moltissimo, questa volta totalmente strumentale. Deve essere solo rielaborato e mixato, molto probabilmente lo farò uscire verso il mese di luglio. Sì, sarà qualcosa di abbastanza insolito e diverso rispetto al passato, un nuovo inizio.
5 – Come reputi la scena rock italiana odierna e in particolare quella alternativa? C’è qualche band che ti piace e magari ti influenza anche musicalmente?
Sinceramente non conosco tantissimo della nuova scena italiana, ho apprezzato tanto però il primo album uscito da poco dei conterranei Plastic farm animals che si intitola “L’oro del precipizio”, un noise/alternative rock bello tosto. Mi è capitato di ascoltare poi sulla piattaforma Soundcloud molti artisti stranieri interessanti tra cui Viola Moonshape, Matt Byron e Points of no return che meriterebbero sicuramente più attenzione da parte delle etichette.
6 – In cosa pensi che Jack Brain si distingua dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorresti evidenziare?
Sicuramente il mio progetto si distingue per la voglia di osare e di non imitare modelli classici e stilemi di un qualunque genere. L’aspetto più forte secondo me sta nell’utilizzo di armonie atipiche e nelle atmosfere oniriche e ipnotiche.
7 – Quali sono le tue influenze musicali e che peso hanno sul tuo sound?
Ascolto moltissima musica e sempre differente,ciò che mi affascina e trascina di più però viene dagli anni 80 e 90 (Foetus, This Heat, Vampire Rodents, Cop Shoot Cop, Red Lorry Yellow Lorry, Dead can Dance e tanti altri)
Poi è inevitabile rimanere condizionati da quello che si ascolta; soprattutto i Tool emergono qua e là nelle mie canzoni ma penso di avere anche una personalità molto forte che si sta imponendo di volta in volta sulle influenze.
8 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto!
Grazie mille a voi per lo spazio concesso al mio progetto.
By Redazione
Links:
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