Intervista ai CIRCLE OF WITCHES

I Circle Of Witches sono una validissima realtà heavy metal con influenze doom e stoner italiana, che magari discograficamente non è attivissima ma che ha compensato con uscite di qualità, come anche lo è stata l’ultima fatica “Natural Born Sinners”. Parliamo con Mario Hell Bove, cantante e chitarrista, di molte cose, avendo per fortuna trovato in lui un interlocutore loquace. Buona lettura!

1 – Ciao e benvenuti! “Natural Born Sinners” è il vostro ultimo album, ma è ormai uscito da qualche anno…Come è andato quel disco in generale?
Ciao a tutti e grazie per lo spazio che ci avete dato. NBS è un album “discograficamente” vecchio volendo ragionare su certi canoni di periodicità delle uscite. E’ un album maledetto ma che amo profondamente, un figlio lungamente e tenacemente desiderato che però non ha assecondato le tante aspettative di cui era stato gravato. Anzitutto è nato in maniera molto travagliata, abbiamo incontrato diversi problemi con il produttore di allora, l’album ha tardato molto ad uscire, la cosa ha finito di incrinare dei rapporti che già non andavano molto bene nella formazione di allora. Abbiamo iniziato a presentare in concerto i brani prima ancora della pubblicazione perché non ne potevo più di doverli tenere chiusi nel cassetto e ho prodotto un ep con dei primi singoli che sono andati subito sold out. All’indomani dell’uscita nel 2019, le vendite sono andate discretamente ma quasi esclusivamente legate ai live. Il 2020 sappiamo tutti come è andata. Puntavamo molto su due tour che avevamo programmato all’estero nei mesi di aprile e maggio. Ad oggi, così come sono ripresi i concerti le copie dell’album hanno ripreso a girare. Cosa buffa, mi chiedono oramai più vinili o cassette che cd… Ma fin quando i costi saranno alti, credo che non li produrremo.
Le recensioni invece sono andate bene e hanno superato le aspettative. La Sliptrick ha spinto abbastanza l’album anche se forse poteva ottenere qualche recensione o intervista in più. Ma sul piano delle richieste dei live o delle vendite, le buone recensioni non hanno dato granché slancio.

2 – State per caso lavorando a nuova musica?
Sì, finalmente sì, cazzo se sì! Nel corso degli anni ho sempre messo da parte riff, appunti, bozze. Ho un paio di HD pieni di idee, molte decisamente discutibili o inutilizzabili, e me ne vengono sempre di nuove. Il problema fino a qualche mese fa è stata la stabilità della formazione. Rispetto alla line up con cui ho registrato NBS ho cambiato completamente gli elementi almeno tre volte, principalmente a causa delle esigenze di lavoro degli altri membri. Dopo la pandemia la situazione è peggiorata nel senso che il ricambio è anche accelerato, tutto molto frustrante perché appena riuscivo a rimettere in pari un nuovo elemento con il repertorio, un altro andava via, in una spirale che mi ha causato non pochi problemi emotivi e mentali. Per un anno, non volendomi fermare, non trovando un bassista capace e desideroso di suonare nella band, sono passato io stesso al 4 corde lasciando la chitarra. Non mi ha fermato nemmeno la tendinite o il fatto che la formazione fosse scesa da 4 a 3 elementi penalizzando il sound, non mi hanno fermato le critiche o i consigli, mai richiesti, di prendermi del tempo per trovare la formula giusta… Adesso penso di aver trovato elementi stabili, affidabili, motivati e seri abbastanza da poter condividere il processo creativo ma, soprattutto, per poter avere una continuità. In questa fase stiamo lavorando ad una raccolta celebrativa dei 20 anni di carriera dei Circle of Witches con alcuni brani risuonati che ospitano qualche amico di altre band. Contemporaneamente si lavora al sound e alla stesura di nuovo materiale. Il lavoro procede senza fretta perché voglio raggiungere la piena soddisfazione di quello che esce sotto questo moniker, non voglio certo accontentarmi o fare qualcosa di prematuro. Il mondo discografico di certo non sta col fiato sospeso ad aspettare il nostro nuovo singolo…

3 – Parliamo un po’ della vostra carriera musicale in pillole, dagli inizi ad oggi.
Pillole poche, tante supposte. Scherzi a parte, mi risulta un po’ difficile sintetizzare in poche battute venti anni di Circle of Witches, cioè due decadi della mia vita, da quando ho fondato il gruppo nel 2004 a oggi. Ogni minimo passaggio, ogni concerto in più, ogni traguardo o passo falso li ritengo degni di essere citati. Posso dire che rispetto all’inizio, la band è profondamente cambiata, lo spirito è maturato così come anche le ambizioni. Ai nostri esordi, avevamo come unico obiettivo quello di “suonare ovunque e a qualsiasi costo”. E in effetti nei primi anni suonavamo veramente tanto e a un certo punto con dei cachet che ci permettevano di pagare le spese e mettere da parte un buon fondo cassa per le registrazioni. Abbiamo collezionato qualche ep, un full autoprodotto tutto con un’attitudine molto “punk”, grottesca, autoironica, forse troppo. Volevamo divertirci e far divertire, curavamo poco i suoni e gli spettacoli erano devastanti per i volumi. Ma ad un certo punto ci siamo resi conto che suonare bene o suonare male contava poco se la gente non capiva cosa stessimo facendo e se non fossimo stati più credibili sul palco. Abbiamo quindi iniziato ad asciugare lo show, meno “cabaret”, più rock, pezzi che dallo stoner passavano verso al metal. Iniziammo ad esibirci nei posti giusti e non più nell’ultimo baretto col cesso intasato di vomito. Abbiamo anche allargato la nostra prospettiva discografica. All’inizio volevamo solo suonare e non avevamo nessuna intenzione di rincorrere etichette, contratti, distribuzione… Vivevamo in pieno il miraggio del DIY per cui facevamo tutto da noi, dalla registrazione ai comunicati stampa e la spedizione dei cd. Abbiamo voluto professionalizzarci, cercare un’etichetta, lavorare con le agenzie e i risultati li abbiamo avuti subito con Rock the Evil, uscito nel 2014 per la Metal Tank Records. Due anni prima avevamo iniziato a portare i nostri live anche all’estero e da allora siamo tornati diverse volte prima della pandemia. In mezzo, tanti cambi di formazione, tanti litigi e incomprensioni, divergenze sulle priorità o sui modi, il mondo che bussa alla tua porta e ti chiede di pagare le bollette cosa che con la musica non riuscivamo a fare. Sul fondo la frustrazione perché sentivi di valere, di avere il tuo posto sul palco, anche quelli più grandi, ma di avere sempre centinaia di difficoltà per arrivarci. Poi le scelte sbagliate di management, un po’ di sfortuna… Però nulla ci ha mai fermato dall’infilare un jack nell’ampli e fare puntualmente il nostro show, ogni volta al 100% delle nostre possibilità e sempre meglio.

4 – Pensate che il vostro sound cambierà molto in futuro?
Il nostro sound ha già subito delle evoluzioni e continuerà di certo a farlo. Io lo lego a una mia ricerca sonora. Ho diverse influenze musicali che vanno dal rock ’70 al metal classico, al doom o la new wave. Chiaramente non metto tutto nelle canzoni che scrivo, ma ci sono periodi in cui una sonorità prevale sulle altre. Certo, potendomi concentrare sulla composizione in periodi così distanti fra loro, sicuramente la diversità è più accentuata. Posso dire che il cambiamento di sound da NSB ad oggi è già compiuto con una maggiore ricchezza sonora, frequenze più basse e tempi più rallentati. Almeno queste sono le prime cose che si sono concretizzate. Con la nuova formazione stiamo sperimentando e trovando delle soluzioni che ci stanno entusiasmando.

5 – Come reputate la scena rock odierna? Insomma, pregi e difetti!
Mi guardo intorno e quello che vedo è che spesso manca la progettualità. Si scrive anche musica interessante, i più scafati si propongono con uno storytelling, ci si concentra spesso più su quello e sui social che sulla musica in sé. E poi tutto svanisce nel giro di qualche canzone, un album o due. Si prova a fare qualcosa, non ci riesci e sciogli la band. Purtroppo oggi è solo fottutamente più difficile perché ci sono tantissimi gruppi e pochi canali dove concentrare l’attenzione. Ci sono i social, ovvio, ma sono più che saturi. Tutti seguono tutti, quindi nessuno riesce realmente ad emergere. Da questo punto di vista, i talent televisivi, a qualcuno che sa come sfruttarli, possono dare qualche chance, ma parliamo di generi che solo marginalmente interessano il rock e sicuramente nella prospettiva usa e getta della musica “commerciale”. Il rock e il metal underground offrono tante nuove leve, forse meno rispetto a qualche tempo fa. Ma la vera novità potrebbe essere il pubblico dei 16-17 che iniziano a venire ai concerti. In diversi punti dello stivalaccio, a partire proprio dalla nostra Salerno, mi è sembrato che il numero “nuovi metallari” stia crescendo, senza nemmeno più un discrimine di genere. Cosa che poi a me piace molto è che sono quel tipo di metallaro “old school” con t-shirt dei Gruppi storici (che conoscono a menadito), puzzano, sono trasandati e cazzoni, non come i loro fratelli maggiori che vanno ai concerti agghindati come se fosse l’inaugurazione di un salone di bellezza o una giornata al mare coi risvoltini. Forse c’è una speranza. Vedremo. Intanto noi continuiamo per la nostra strada.

6 – In cosa pensate che i Circle Of Witches si distinguano dalla massa? C’è un aspetto particolare che vorreste evidenziare?
I cappucci ce li hanno in parecchi, le streghe nei moniker non si contano, distorsioni e assoli ce li hanno tutti, così come voci più o meno melodiche ed estese… Posso dirti che la nostra qualità distintiva è la determinazione. Tanti si sono fermati, pur se avevano capacità musicali da giocarsi, ma sono diventati presto esausti o smarriti, noi no. Se poi devo pensare ad una caratteristica musicale, è che all’interno dello stesso album l’approccio compositivo varia, non è sempre lo stesso riff risuonato di diverse salse ma proprio qualcosa che cambia ogni volta. Se ascolti gli album dei Black Sabbath, i Blue Cheer, i Covenant, i Mercyful Fate, senti tante cose, tanti stili che emergono in maniera diversa lungo i diversi brani, tenuti insieme dalla personalità della band. Potrei dire che ci sento qualcosa di simile in noi e mi auguro che sia lo stesso per chi ci ascolta.

7 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno sul vostro sound?
Direttamente, all’inizio erano band stoner come Kyuss, Nebula o Orange Goblin. Negli anni il nostro sound si è inspessito gradualmente e gli accostamenti sono stati Motorhead, Judas Priest, Satan, Gran Magus. Poi indirettamente ce ne sono tantissime altre.

8 – Avete avuto molti avvicendamenti di line-up negli anni vero? Come è la situazione adesso?
Come detto, adesso dovrei aver trovato la quadratura del cerchio. Agli esordi, con me suonavano elementi dal carattere molto spigoloso, poco capaci di nel costruire e inclini alla distruzione, ho assistito spesso a liti furibonde mentre io sorseggiavo tranquillo la mia birra aspettando che finissero di ammazzarsi. In seguito, le ragioni che hanno portato i musicisti ad andarsene dalla band sono state per lo più lavorative. Ho sempre saputo che fosse solo questione di tempo, prima o poi quel campanello suona per tutti. Alcuni vi prestano orecchio altri, come me, no. Ho sempre cercato lavori che mi permettessero la flessibilità giusta per poter organizzare prove e concerti che sono la mia priorità. Non pretendo che lo sia per tutti, soprattutto perché ad una certa età decidi di darti altri obblighi come le famiglie, i figli, la rispettabilità sociale, gli ex compagni di classe che fanno carriera e tu… Ecco, attualmente siamo una band di 40enni, in media, tutti meravigliosamente kids free e con lavori stabili. Possiamo quindi dedicarci alla musica con meno tensioni rispetto a prima poiché non ci saranno trasferimenti, fidanzate gelose, esami universitari o altro. Forse l’unico problema ora è coordinare le ferie e l’esame della prostata. Roba da adulti appunto!

9 – Ultime parole libere. Grazie di essere stati con noi. Un saluto!
Volevo rinnovare il ringraziamento per l’interesse mostrato verso i Circle of Witches e mi rivolgo ai vostri lettori: tornate ai concerti, incontratevi, riaprite spazi dove si suona, organizzatevi per andare ai concerti, soprattutto quelli piccoli perché è lì che si vive meglio la musica, lì dove puoi stare sotto al palco senza golden ticket, lì dove parli coi musicisti senza che la security ti placchi o che qualcuno ti faccia fare la fila per il firmacopie. I grandi happening come il Wacken sono sicuramente belli e memorabili, ma è un modo che oramai è diventato troppo impersonale e distante di vivere la musica.
STAY WITCHERED!

 

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