PATH OF SORROW (Intervista)

Nel sottobosco metal italiano, ci sono realtà che costruiscono la propria identità non solo attraverso il suono, ma anche tramite una visione narrativa forte e coerente. I Noirocker rientrano perfettamente in questa categoria: con Horror Museum portano avanti un percorso artistico iniziato con Fearytales, trasformando paure, emozioni e suggestioni in un viaggio sonoro oscuro e immersivo. In questa intervista il bassista Lucifer (Roberto Crisci) ci racconta l’evoluzione, le influenze e l’anima del progetto.
1. Ciao e grazie per lo spazio concessovi! Horror Museum è l’evoluzione naturale di Fearytales: come si sviluppa questo percorso?
Horror Museum è l’evoluzione naturale di Fearytales, dove esploriamo le paure della psiche umana sotto la forma metaforica di “mostri”, che permette di concretizzare e affrontare ciò che si nasconde nella mente. I due dischi sono legati dal tema delle fobie umane: mentre nel primo trattavamo quelle più fisiche e ataviche, qui ci concentriamo su quelle mentali. Possiamo già anticipare che nel terzo disco affronteremo quelle spirituali, e sarà un vero e proprio viaggio all’inferno.
2. Raccontaci qualcosa della band e del vostro percorso.
Siamo una normalissima band underground italiana, composta da persone che trovano nella passione per la propria musica una valvola di sfogo che li tiene lontani dal diventare serial killer! A parte gli scherzi, abbiamo avuto molte belle esperienze e alcune difficili, ma tutto questo ha unito i membri, attuali e passati, con cui l’amicizia rimane salda nonostante le strade diverse. Potremmo parlare dell’onore di aver suonato con leggende del death metal, di concerti all’estero o dell’ottimo riscontro del pubblico, ma la cosa che ci ha dato più gioia sono i tantissimi amici che questa avventura, che chiamiamo Path Of Sorrow, ci ha regalato. Sono proprio loro a spingerci a creare nuova musica e a portarla in giro.
3. Come sta andando l’album a livello di riscontri?
L’album sta andando molto bene: abbiamo ricevuto ottimi riscontri sia dalla critica che dal pubblico e dagli amici. Siamo estremamente orgogliosi del lavoro fatto e i risultati ci soddisfano tantissimo. Speriamo solo di riuscire a portare il nostro show a più persone possibili.
4. Come definiresti il vostro sound?
Ci piace definirci Horror Death Metal, ma fondamentalmente siamo melodic death metal di scuola svedese, con alcune parti tecniche e moderne. La cosa che ci contraddistingue di più è il tentativo di fondere musica e testi con le atmosfere che creiamo, cercando poi di portarle anche dal vivo sotto forma di spettacolo.
5. Come avete lavorato su mix e master del disco?
Abbiamo cercato a lungo a chi affidare mix e master, ma alla fine siamo tornati a casa, perché nessuno ci conosce meglio di Fabio Palombi del Blackwave Studio. Negli anni la sua competenza e la sua strumentazione sono cresciute insieme a noi e, visto l’ottimo lavoro fatto su Fearytales, ci siamo affidati di nuovo a lui. Quello che si sente nel disco è la combinazione di professionalità ad altissimo livello unita a gusto e amicizia. Sapeva perfettamente cosa volevamo e ha portato il nostro suono al livello successivo. Basta ascoltare il disco per capire quanto questa produzione sia di livello internazionale.
6. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?
Il nostro è un “sentiero”, quindi sarà un’evoluzione continua a cui stiamo già lavorando. Come accennato, esploreremo nuove paure e ci addentreremo nella parte più profonda dell’anima, quindi preparatevi a un altro viaggio estremo.
7. Che tipo di ascoltatore può apprezzare il vostro album?
Se ascolti il disco, trovi davvero di tutto: abbiamo voluto sperimentare diverse soluzioni e sonorità. Ci sono brani che possono piacere agli amanti del brutal e altri che possono affascinare anche chi predilige atmosfere più gothic. Così come la mente umana ha mille sfaccettature, anche noi abbiamo molte sfumature. Se ti piacciono gruppi come Dark Tranquillity, At The Gates, Decapitated, The Black Dahlia Murder o Insomnium, troverai sicuramente qualcosa che fa per te.
8. Quali sono le vostre principali influenze?
Il nostro sound affonda le radici nel Göteborg sound degli anni ’90, ma essendo persone diverse emergono anche influenze più moderne come Revocation o Veil of Maya, oppure richiami più old school come Morbid Angel e Deicide. Non mancano contaminazioni con altri generi, come folk, gothic o symphonic, quando servono a creare la giusta atmosfera.
9. Avete in programma attività live?
Abbiamo già fatto alcune date con ottimi riscontri e stiamo lavorando per organizzarne altre, anche se la situazione in Italia per le band emergenti è piuttosto complicata. Speriamo di riuscirci, perché il nostro live è uno spettacolo completo fatto di musica e arte, in cui cerchiamo di immergere il pubblico e guidarlo nel nostro Museo degli Orrori.
10. Un messaggio finale per chi vi segue?
Grazie è davvero l’unica parola che vogliamo dire a te, ai lettori e a chi ci sta supportando, perché è grazie a voi che stiamo realizzando parte dei nostri sogni da “metallari medi”. Speriamo di incontrare più persone possibili per potervelo dire di persona. Follow the Path… of Sorrow.





