PATH OF SORROW “Horror Museum” (Recensione)

Full-length, Full-length, Buil2Kill Records (2025)

Con “Horror Museum”, i Path of Sorrow tornano dopo nove anni, consegnando un lavoro che supera ogni aspettativa e conferma la maturità della band ligure. L’attesa, in parte influenzata dagli eventi globali a partire dal 2020, ha permesso alla band di affinare un sound che unisce aggressività e introspezione, confermando la propria rilevanza nella scena melodic death metal europea.

L’album si configura come un vero percorso tematico: un “museo dell’orrore” in cui ogni brano rappresenta una diversa forma di tormento. “Inauguration”, breve ma intenso preludio, apre le porte a un viaggio claustrofobico, subito intensificato dalla title-track *Horror Museum*, che sfoggia riff taglienti e atmosfere opprimenti, richiamando la brutalità dei Behemoth più atmosferici e il fascino oscuro dei Paradise Lost.

La dualità tra ferocia e malinconia permea l’album: “Feral Hunt” sprigiona una violenza incontrollata, mentre “Elegy of the Fallen” mostra la vena più riflessiva e gotica della band, evocando echi dei Katatonia e dei primi Insomnium. Brani come “The Butcher” e “My Mask” alternano dinamiche cinematografiche a momenti emotivamente carichi, mentre “The Night Came Suddenly” e “The Great Old One Rises” ampliano il respiro dell’album verso visioni epiche e ancestrali, con chitarre granitiche e ritmiche serrate che rimandano agli At The Gates più evocativi.

“Divina Voluntas (Torquemada)” introduce un elemento rituale, con inserti di voce femminile e un alone decadente che ricorda certe sperimentazioni dei Dimmu Borgir e dei Septicflesh, mostrando la volontà del gruppo di contaminare il proprio melodic death metal con suggestioni progressive e gotiche. La chiusura affidata a The Path of Sorrow e a “The Mask” lascia l’ascoltatore sospeso in un’inquietudine persistente, suggellando un arco concettuale coerente e avvolgente.

Dal punto di vista tecnico, l’album è impeccabile: le chitarre mantengono ruvidità e spigolosità, il drumming alterna precisione e inventiva, mentre le parti melodiche emergono senza interrompere l’unità del disco. I Path of Sorrow dimostrano grande padronanza tra momenti di aggressività pura e aperture atmosferiche, consolidando un’identità chiara e al tempo stesso aperta a sperimentazioni future.

In sintesi, “Horror Museum” è un lavoro maturo, variegato e coerente, capace di attrarre sia gli amanti del melodic death metal più classico sia chi cerca atmosfere gotiche, blackened o progressive. Una prova convincente che conferma la band ligure come una delle realtà più interessanti della scena estrema europea, in grado di unire potenza, introspezione e narrativa concettuale in un’esperienza musicale intensa e profondamente inquietante.

Mario “The Rocker” Giusfredi

Tracklist:
1. Inauguration
2. Horror Museum
3. Feral Hunt
4. Elegy of the Fallen
5. The Butcher
6. My Mask
7. The Night Came Suddenly
8. The Great Old One Rises
9. Divina Voluntas
10. The Path of Sorrow

You may also like