VOID “Poem of an Ordinary” (Recensione)

Full-length, Nova Era Records (2024)
“Poem of an Ordinary” è l’album di debutto per questa realtà tutta italiana che approda sotto le ali di Nova Era Records. Parliamo di un concept lirico sul conflitto degli ultimi anni in Ucraina, e la band cerca di offrire un viaggio attraverso le rovine e le atmosfere tristi che ogni conflitto porta con sè. Ci riesce in pieno? La risposta è decisamente affermativa, perchè questi otto episodi sono toccanti e hanno tutte le carte in regola per far breccia soprattutto fra gli amanti dello stoner rock, ma anche dell’hard rock in generale.
Sicuramente vengono scomodati pilastri del genere come Fu Manchu, Queens Of The Stone Age e Kyuss, ma anche certe divagazioni nel rock alternativo degli anni Novanta sono presenti (Soundgarden, Pearl Jam). In generale però, questo rimane un disco che non trova una classificazione precisa, perchè davvero molto vario. Si parte ad esempio con la variegata “The Drone”, che riesce ad alternare riff tipicamente stoner sorretti da una batteria molto incalzante, a momenti più melodici. Il tipico desert sound non tarderà ad arrivare, e infatti le atmosfere ipnotiche e dilatate di “The Call”, secondo brano in scaletta ci fanno calare nei caldi e desolati panorami desertici. Le chitarre acustiche, la voce baritonale di Marco Mittica dipingono scenari cupi ma dannatamente emozionanti, fino ad un finale liberatorio e quasi catartico.
Reduci da un episodio da urlo come il precedente, ci caliamo nuovamente nello stoner puro di “The Pawns”, mentre la successiva “The Fight” non fa altro che rafforzare questo forte retaggio stoner e ci aggiunge ancora più potenza. Travolgenti questi Void! Il disco infatti è come un diesel, carbura sempre di più ad ogni episodio che passa e noi siamo qui a prendere tutto il meglio di questo album. La seconda parte dell’album presenta un episodio non proprio trascendentale ma comunque godibile, a parliamo della non esaltante “The Underdark” che sembra non replicare l’eccellenza dei precedenti pezzi, pur muovendosi più o meno sempre nelle coordinate dello stoner rock. Niente paura però, un pezzo diretto e potente come “The Mercenary” subito riesce a risollevare l’attenzione, ma poi anche le successive “The Grave” e “The End” presentano ottime qualità, anche se la band decelera decisamente in queste due canzoni, pur non perdendo nulla in qualità.
Un disco d’esordio pienamente riuscito quindi, che lascia tra l’altro presupporre che questa band non voglia stare negli stretti argini dello stoner, ma che voglia proporre una forma di rock che guarda sicuramente al passato ma che non risulta datata. La qualità migliore di questa band è quella di sapere suonare e di saper usare questo aspetto per costruire pezzi per nulla banali, sempre interessanti. Chapeau.
Recensore: Mario “The Rocker” Giusfredi
Tracklist:
01. The Drone
02. The Call
03. The Pawns
04. The Fight
05. The Underdark
06. The Mercenary
07. The Grave
08. The End
Line-up:
Marco Mittica – vocals & piano
Luca Presicci – guitars
Alessandro Ragone – bass
Christian Renna – drums





