FRUSTRATION (Intervista)

Attivi dal 2008, i Frustration rappresentano una realtà radicata nell’underground italiano, testimoni diretti dei cambiamenti – spesso controversi – che hanno attraversato la scena negli ultimi anni. Tra evoluzione del sound, rifiuto delle logiche di mercato e una forte attitudine indipendente, la band continua a portare avanti la propria visione senza compromessi. In questa intervista raccontano il loro punto di vista sull’attuale panorama musicale, il rapporto con il pubblico e le prospettive future, mantenendo sempre al centro autenticità e libertà espressiva.
1. Siete attivi dal 2008 nella scena underground italiana: cosa è cambiato davvero oggi?
Sicuramente sono nate moltissime band e, rispetto alla nostra fondazione, dato anche il numero di uscite, è diventato tutto più complicato e in Italia, come al solito, è sempre peggio.
Venti anni fa promuovere un album e suonare dal vivo era sicuramente molto più facile: era tutto improntato sulla musica. Ora purtroppo, se si vuole raggiungere un certo numero di persone e assicurarsi una certa visibilità, è quasi indispensabile vivere sui social, pubblicare costantemente contenuti in base a quello che potrebbe funzionare di più per colpire la massa e creare quasi una telenovela dietro la band per poter accaparrarsi più follower.
In poche parole, uno schifo: sta morendo quasi tutto quello che c’è dietro alla vera cultura e attitudine musicale… stendiamo un velo pietoso.
2. Il vostro sound è passato da contaminazioni varie a un death metal più puro: è anche una risposta alla scena attuale?
Il nostro sound rimane sempre molto contaminato. Sicuramente sono presenti più venature death metal nella metà delle tracce di “Vision Of Infinite Tortures”, ma comunque rimaniamo un progetto che cerca di fondere varie influenze in base al periodo o all’album e di rinnovarci, a volte più drasticamente, a volte meno, di lavoro in lavoro.
Non badiamo molto al periodo: è stata una scelta casuale, mossa solo dai nostri interessi del momento.
3. Quanto è difficile emergere oggi con un sound così “classico”?
Oggi, come anticipato, è difficile comunque emergere, a meno che non si seguano le indicazioni del mercato e si viva sui social.
Ma a noi interessa ben poco: portiamo avanti le nostre idee e quello che ci piace fare, altrimenti avremmo scelto altri generi e seguito altre strade.
4. Avete sempre puntato molto sull’impatto live: questo disco è pensato anche per il palco?
Sì, il disco è molto diretto e privo di troppi fronzoli proprio per questo, per poter essere proposto senza problemi anche live. A tal proposito stiamo cercando anche nuovi membri che possano accompagnarci in sede live, soprattutto un nuovo cantante, in quanto Hirpus vorrebbe passare solo alla chitarra almeno per i live.
Vedremo se riusciremo in tempi brevi ad aggiornare la nuova line-up come vorremmo.
5. La scena italiana è davvero in crescita o resta limitata rispetto ad altri paesi europei?
La scena italiana è in crescita, sia con nuovi album che nuove band notevoli, e ne siamo felici. L’Italia non è seconda a nessuno e cerchiamo di supportare la nostra nazione il più possibile, per quanto complicato sia. Dobbiamo essere più patriottici e tenere duro…
6. Vi sentite più legati all’underground o pronti per un pubblico più ampio?
Sicuramente siamo più legati all’underground per il concept che portiamo avanti e il nostro sound, ma non disdegniamo nessuna possibilità valida in linea con le nostre idee, nel caso possa presentarsi.
Il fine di ogni musicista è diffondere la propria musica, quindi se dovessero presentarsi opportunità, che ben vengano.
7. Qual è l’obiettivo dei Frustration nei prossimi anni: consolidarsi o evolversi?
Il nostro obiettivo è sempre quello di evolvere il nostro sound seguendo l’idea iniziale della formazione dei Frustration: un cambiamento continuo, dovuto a quello che ci manca e che in un dato momento ci colpisce, libero da ogni schema e da quello che il periodo richiede, nel bene e nel male, con i suoi pro e contro.





