DVM SPIRO (Intervista)

Con “MMXXVI – Grave“, i DVM SPIRO tornano con un lavoro che amplia e approfondisce il proprio linguaggio artistico, fondendo funeral doom, arrangiamenti classici e atmosfere liturgiche in un ascolto denso e rituale. Rispetto al precedente In Frigidvm Lectvm, questo nuovo album esplora con maggiore intensità la “fine” come esperienza esistenziale e sonora, invitando l’ascoltatore a un’immersione totale. Nella seguente intervista discutiamo con loro della genesi del disco, delle scelte di produzione, del rapporto con il pubblico e della visione che guida il progetto.
1 – Ciao e benvenuti! Presentate il vostro nuovo album, spiegandoci un po’ come è nato e in cosa si differenzia dal precedente “MMXIX – In Frigidvm Lectvm”.
R: Grazie per l’invito. MMXXVI – Grave nasce da una gestazione lunga e silenziosa, un’esplorazione del concetto di “fine” intesa non solo come evento biologico, ma come stato dell’anima. Rispetto a In Frigidvm Lectvm, questo nuovo lavoro è più stratificato e, se vogliamo, più “colto”. Se il precedente album era un grido nel gelo, Grave è una liturgia celebrata in una cattedrale in rovina. Abbiamo dato molto più spazio agli arrangiamenti classici e orchestrali, cercando una densità sonora che non fosse data solo dalla distorsione, ma dallo spessore emotivo delle armonie. È un album più lungo, più denso e decisamente più vicino a una forma di “opera” funebre.
2 – Possiamo fare un breve riassunto della vostra carriera evidenziando i momenti cruciali e più importanti che vi hanno portato fino alla realizzazione di questo nuovo “MMXXVI – Grave”?
R: Il percorso è iniziato negli anni ’90 con i Nihili Locus, un periodo fondamentale per definire il nostro linguaggio nel Doom/Death. Il momento cruciale è stato però il passaggio ai DVM SPIRO, dove abbiamo deciso di spogliarci delle strutture più canoniche del metal per abbracciare un’estetica più arcana e cameristica. La pubblicazione di In Frigidvm Lectvm nel 2019 ha segnato il nostro ritorno e la definizione di questo nuovo corso. MMXXVI – Grave è il culmine di questa evoluzione: rappresenta la piena consapevolezza di ciò che siamo oggi, un collettivo che fonde la pesantezza del Doom con la solennità della musica sacra e barocca.
3 – Come sta andando questo album a livello di pareri di critica e pubblico?
R: Siamo molto soddisfatti, anche se la nostra musica non cerca il consenso immediato o il facile ascolto. La critica sta recependo con attenzione la cura per i dettagli e l’atmosfera immersiva che abbiamo voluto creare. Il pubblico che ci segue deve essere un pubblico attento, capace di dedicare 70 minuti a un ascolto isolato dal resto del mondo. Sentiamo che chi si avvicina a Grave lo fa con un rispetto quasi rituale, e questo è il miglior riconoscimento possibile per il nostro lavoro.
4 – Come definireste lo stile musicale che proponete?
R: Lo descriviamo spesso come “Dark and Arcane Doom Metal”. È una definizione che cerca di racchiudere la nostra doppia anima: quella legata alla tradizione del Doom più lento e funereo e quella volta a un’esplorazione dell’ignoto, del mistico e del classico. Non è solo musica, è un tentativo di dare un suono al vuoto e al nichilismo attraverso l’uso di archi, pianoforti e voci che spaziano dal gutturale più profondo al canto celestiale.
5 – Parliamo un po’ della produzione di questo disco. Chi ha realizzato mix e mastering e che tipo di sound volevate ottenere?
R: La produzione è stata curata con un’attenzione maniacale alle dinamiche. Volevamo un suono che respirasse, che non fosse schiacciato dalla compressione moderna. L’obiettivo era ottenere un sound organico, dove ogni strumento classico avesse il suo spazio vitale e dove le chitarre suonassero come un riverbero lontano e monumentale. Abbiamo cercato una fedeltà sonora che rendesse giustizia alla complessità degli arrangiamenti, mantenendo però quell’oscurità polverosa e antica che caratterizza la nostra estetica. Mix e mastering sono stati fatti da Federico Papa di Pink Noise Studio, con il quale ho già lavorato per diversi progetti, che riesce a capirci al volo e creare, dietro nostra ossessiva presenza e pignoleria, quello che cerchiamo realmente di rappresentare.
6 – Pensate che il vostro sound cambierà molto in futuro o seguirete le coordinate tracciate da “MMXXVI – Grave”?
R: Credo che la coerenza sia uno dei nostri tratti distintivi, ma non siamo mai stati immobili. Grave traccia una rotta precisa, un’estetica che sentiamo profondamente nostra. Tuttavia, la ricerca dell’arcano non finisce mai. In futuro potremmo esplorare ulteriormente le possibilità degli strumenti acustici o cambiare la struttura narrativa delle composizioni, ma il cuore pulsante rimarrà sempre quel nichilismo colto e solenne che ci appartiene fin dagli esordi.
7 – Qual è, secondo voi, un vostro tipico ascoltatore?
R: È qualcuno che cerca l’isolamento. Non immagino i DVM SPIRO come sottofondo per una giornata frenetica. Il nostro ascoltatore ideale è colui che spegne la luce, indossa le cuffie e accetta di intraprendere un viaggio che può essere doloroso o catartico. È una persona che ama la letteratura decadente, la pittura cimiteriale e che non ha paura di guardare nell’abisso della propria interiorità.
8 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno nella composizione della vostra musica?
R: Le radici affondano sicuramente nel Doom classico europeo — penso ai primi Paradise Lost, My Dying Bride, Shape of Despair, Colosseum, Doom Vs, ma il peso maggiore oggi lo hanno la musica classica, il dark ambient e il neoclassicismo. Durante la composizione, l’influenza non è mai diretta verso un riff specifico, ma verso la creazione di un’emozione.
9 – Porterete queste canzoni dal vivo? E cosa promettete di offrire al pubblico?
R: Portare Grave dal vivo è una sfida che intendiamo affrontare solo a determinate condizioni. Non ci interessa fare dei semplici concerti, ma delle vere e proprie celebrazioni. Se e quando accadrà, il pubblico deve aspettarsi un’esperienza multisensoriale, un’immersione totale nell’oscurità con una cura estrema per l’aspetto visuale e scenico. Promettiamo silenzio, solennità e un’atmosfera che trasporti l’ascoltatore lontano dalla realtà quotidiana.
10 – Ultime parole libere. Grazie di essere stati con noi. Un saluto!
R: Grazie a voi per lo spazio e per la profondità delle domande. Ai lettori di Necromance dico solo di non avere fretta. La musica di oggi corre troppo, noi vi invitiamo a fermarvi. Guardate dentro “Grave” e scoprite cosa risuona nel vostro vuoto interiore. Un saluto.





