MADVICE (Intervista)

Con “L’Ottavo Giorno“, i Madvice firmano il terzo capitolo della propria carriera, un album che segna un punto di svolta sia sul piano umano sia su quello artistico. Tra sonorità più oscure e aggressive, influenze melodic death, blackened thrash e una crescente attenzione alla componente melodica, la band consolida la propria identità guardando già al futuro. A rispondere alle nostre domande è Maddalena, chitarrista del gruppo.
1. “L’Ottavo Giorno” rappresenta il terzo album dei Madvice e sembra segnare un’importante evoluzione della band. Direste che questo disco sia una rinascita o piuttosto la naturale conseguenza del percorso precedente?
È sicuramente entrambe le cose. È una rinascita a livello personale, in quanto arriva dopo un periodo piuttosto difficile durante il quale stavamo per mettere un bel punto. Musicalmente, invece, possiamo considerarlo la naturale evoluzione del nostro percorso iniziato ormai dieci anni fa.
2. Nel nuovo album emerge un sound più oscuro e aggressivo, con influenze melodic death, blackened thrash e atmosfere più elaborate. Quanto è stata una scelta consapevole spingere la musica in questa direzione?
Nulla è pianificato, se non imparare da quanto fatto nei dischi precedenti. Ma anche quello, in realtà, è un processo naturale. In quest’arco di tempo abbiamo imparato a conoscerci e a valorizzare, probabilmente, quello che ci veniva meglio. Come in tutti i gruppi, ognuno porta il proprio bagaglio culturale ma, soprattutto, i propri gusti. Questo disco, al momento, è quello che meglio rappresenta l’essenza di ognuno di noi e, quindi, dei Madvice stessi.
3. Il titolo “L’Ottavo Giorno” richiama simbolicamente un momento successivo alla creazione, legato a trasformazione e cambiamento. Quanto è importante il concetto dell’album nella costruzione della musica?
La parte testuale e concettuale è sempre arrivata dopo quella strumentale, ma questa volta avevamo un titolo ancora prima di avere i pezzi. È nato quasi per scherzo ma, in realtà, è qualcosa che poi ci siamo trovati cucito addosso alla perfezione, come una fotografia del momento.
4. Brani come “The Damnation Between Birth and Death” mostrano una forte componente emotiva e narrativa. Come nasce un pezzo dei Madvice in questa nuova fase?
Il processo compositivo non è cambiato di moltissimo, nel senso che un brano parte sempre da un riff o, comunque, da un’idea mia o di Raffaele. Quell’idea viene poi sviluppata al meglio, sempre da noi due, e successivamente portata all’attenzione degli altri con una struttura già piuttosto scorrevole. Asator si occupa poi di trovare testi e liriche e Marco, naturalmente, sviluppa tutta la parte ritmica, ricamandoci sopra e portandola verso il suo stile. Quello che forse è maggiormente presente in quest’album è proprio l’interazione tra noi quattro e lo sviluppo delle rispettive personalità all’interno dei brani.
5. In “L’Ottavo Giorno” sono presenti elementi che richiamano anche una certa identità mediterranea. Come riuscite a integrare queste influenze all’interno di un linguaggio metal estremo?
Abbiamo, in realtà, iniziato già dal primo disco a inserire alcune delle nostre influenze partenopee. Nell’intro di “Hopeless” sono presenti strumenti tipici come il mandoloncello, suonato da un grande ospite, Michele Signore della NCCP, e, per le orecchie più attente, c’è anche una piccola citazione-omaggio a Pino Daniele. Nella nostra musica la melodia è una componente fondamentale e le scale tipiche della musica mediterranea si adattano perfettamente al metal, secondo me. Bisogna solo trovare l’equilibrio giusto. Stiamo lavorando proprio per questo.
6. La durata contenuta dell’album permette ai brani di mantenere un impatto molto intenso. È stata una scelta precisa puntare sulla sintesi invece che su una maggiore quantità di materiale?
Non è stata una cosa programmata dall’inizio. Semplicemente, a un certo punto del processo compositivo, abbiamo percepito che potesse bastare così, che “L’Ottavo Giorno” avesse ormai una testa e una coda, senza dover forzare la mano riempiendolo di brani dei quali poi ci saremmo stancati.
7. “The Legacy of the Serpent God”, “Eternally I Rise” e la title track “L’Ottavo Giorno” mostrano sfaccettature diverse della band. Quale di questi brani rappresenta meglio il nuovo corso dei Madvice?
Domanda difficile. Personalmente trovo “The Legacy of the Serpent God” divertentissima da suonare, ma forse è un pezzo più “standard”. La title track è stata un po’ un esperimento, con un’accordatura diversa. Ti direi, a questo punto, che “Eternally I Rise” è la più rappresentativa tra le tre, con un riffing massiccio e aperture sul ritornello molto scure e vicine al black metal. Se però dovessi dirti quale brano, nell’intero disco, ci rappresenta maggiormente oggi, sceglierei “The Damnation Between Birth and Death”, proprio per quella componente mediterranea in più e per il groove delle strofe. Nella sua interezza racchiude un po’ tutto quello che i Madvice sono in grado di fare oggi.
8. La produzione e il missaggio curati internamente hanno permesso un controllo molto diretto sul risultato finale. Quanto è importante per voi seguire personalmente ogni fase della realizzazione di un album?
Questa cosa è veramente fondamentale, anche se può presentare qualche lato negativo. Forse una persona esterna potrebbe portare un po’ di lucidità, ma la piena consapevolezza dei nostri mezzi e dei nostri punti di forza ce l’abbiamo solo noi. Ho curato personalmente tutte queste fasi, tranne il mastering. L’ho sempre fatto e la comodità di poter gestire tutto dall’interno, soprattutto senza stress, non ha prezzo.
9. Dopo tre album, sentite di aver finalmente definito il vostro stile oppure considerate ancora aperta la possibilità di nuove evoluzioni?
Non si può mai dire di aver messo un punto e trovato la chiave definitiva, ma pensiamo di aver iniziato un percorso che ci piace molto e nel quale ci troviamo perfettamente a nostro agio.
10. Con “L’Ottavo Giorno” avete aperto una nuova fase della vostra carriera. Quali sono gli obiettivi che vi siete posti per il futuro dei Madvice?
Il desiderio è quello di suonare dal vivo il più possibile, parallelamente alla costruzione del quarto disco, per il quale abbiamo già buttato giù le prime idee.





