ENIGMATIC SOUND MACHINES (Intervista)

Con Divided by One gli ESM abbracciano una direzione musicale più oscura, pesante e introspettiva, rimanendo al tempo stesso fedeli all’identità che ha sempre contraddistinto il loro sound. Unendo atmosfere potenti a una scrittura ricercata, l’album esplora temi come il caos, la riflessione e la ricerca di un significato in un mondo sempre più frammentato. Abbiamo parlato con la band del processo creativo alla base del disco, della sua profondità emotiva e di ciò che riserva il futuro agli ESM.
1. Questo album appare decisamente più oscuro e introspettivo rispetto ai vostri lavori precedenti. Da dove nasce questa scelta?
È stata una decisione assolutamente voluta, perché abbiamo sempre desiderato che ogni nostro album fosse diverso dagli altri, pur mantenendo inconfondibile il sound degli ESM. Non appena abbiamo completato Imperfect Silence (il nostro precedente lavoro), abbiamo deciso di puntare immediatamente su una registrazione più pesante, più corposa, più ricca di sfumature e maggiormente incentrata sul ritmo. In modo piuttosto insolito, siamo stati influenzati da Stranglehold di Ted Nugent, che ha rappresentato una sorta di modello per la title track Divided by One. Brani come Heavy Water, Chaos Dreaming e Inviolate Fields hanno richiesto una notevole introspezione, mentre una riflessione più melodica è emersa naturalmente in Heaven’s Rain, Pool of Mirrors e Sirensong.
2. Considerate Divided by One un album profondamente emotivo, nonostante il suo impianto sonoro così pesante?
Siamo stati decisamente attratti dalla turbolenza, e la progettazione dell’album ha riguardato ogni aspetto del risultato finale. Il tema cromatico del rosso e del nero, il titolo interpretabile sia in chiave matematica sia spirituale (“Cos’è l’uno?”), il forte impatto ritmico e il ruolo più importante affidato a basso e chitarra: sì, volevamo davvero creare un’atmosfera sudata, oscura e torbida prima ancora che venisse suonata una sola nota.
3. Quali temi sono tornati più frequentemente durante il processo di scrittura?
I temi sono chiaramente espressi nei titoli delle canzoni. Viviamo tutti in tempi confusi, in cui nulla sembra più reale al cento per cento. Quali argomenti migliori, quindi, da esplorare se non il caos, la confusione, l’inquinamento, la seduzione pericolosa e, soprattutto, la dittatura dell’incessante propaganda delle opinioni?
4. Come riuscite a tradurre emozioni interiori o astratte in musica?
Immaginazione e ispirazione si accompagnano a una concentrazione che mantiene melodia, atmosfera e passione al centro di ogni nota suonata, o anche solo tentata. A volte tutto arriva semplicemente come in un sogno, per ragioni sconosciute. È questa la bellezza della musica.
5. Esiste un’immagine o una sensazione centrale che, secondo voi, definisce l’intero album?
Quando abbiamo deciso il tema generale della copertina, ci sono voluti esattamente cinque secondi per prendere la decisione definitiva. Nei primi anni del progressive rock esisteva una tradizione straordinaria, in cui la copertina aveva un’importanza fondamentale, perché riusciva spesso a rappresentare perfettamente la musica contenuta nel disco. Roger Dean e Hipgnosis si sono costruiti una reputazione proprio grazie alla loro capacità di trasformare la musica in immagini. Noi volevamo celebrare l’arrivo di una figura capace di guarire, piuttosto che di comandare: qualcuno in grado di indicarci la strada verso un mondo migliore.
6. Creare qualcosa di così intenso comporta anche un costo psicologico?
Alla nostra età, l’unico vero costo psicologico è renderci conto che non potremo mai goderci groupie, royalties, televisori d’albergo distrutti, controlli del fisco e tutte le altre piacevolezze che accompagnano fama e ricchezza smisurate. Noi due passiamo molto più tempo a ridere e scherzare sul mondo di pazzi che ci circonda e non sentiamo alcuna pressione da parte di nessuno.
7. Dopo aver completato questo disco, provate un senso di chiusura oppure sentite che è solo un nuovo inizio?
Una cosa porta inevitabilmente all’altra e, dato che siamo liberi di decidere il nostro futuro, tutto finirà quando arriverà il momento giusto. Per ora, però, abbiamo ancora molto da dire. Il prossimo capitolo è già oggetto di discussione…
8. Pensate che gli ascoltatori percepiranno lo stesso peso emotivo che avete provato voi durante la realizzazione dell’album?
Non esiste un artista senza un pubblico, così come non esiste un pubblico senza un artista. Tutto dipende dal fatto che si scelga semplicemente di sentire oppure di ascoltare davvero. Noi non facciamo musica di sottofondo né musica da ascensore.





