TOM LARDAT “Récits De L’Ombre” (Recensione)

EP, Independent (2026)
La prima sensazione che lascia Récits De L’Ombre è quella di un disco che non ha fretta. Non cerca di dimostrare nulla nei primi minuti, non prova a catturarti con un ritornello o con un’esplosione sonora. Semplicemente si mette lì e inizia a respirare. Spetterà all’ascoltatore decidere se restare o passare oltre.
“Ouverture” è esattamente questo: non tanto un brano quanto una porta socchiusa. Non succede molto in senso tradizionale, ma succede abbastanza da far capire che il tono sarà introspettivo, quasi trattenuto. È un inizio che può sembrare minimale, ma in realtà è molto coerente con quello che verrà dopo. Non è un invito esplicito: è più un accenno.
Con “Jour de pluie” si entra davvero nel cuore del disco. Qui si percepisce una malinconia più concreta, meno astratta. Non è drammatica, non è pesante: è quella sensazione un po’ grigia, quotidiana, che accompagna senza fare rumore. È uno di quei pezzi che non colpiscono subito, ma che magari tornano alla mente ore dopo. Non perché sia particolarmente complesso, ma perché è credibile.
“Sortilèges” è il momento in cui qualcosa cambia leggermente. Non è una svolta netta, ma si avverte una tensione diversa, più inquieta. Come se l’album, per un attimo, volesse uscire dalla sua zona di comfort. Il titolo non è casuale: c’è davvero una sensazione di incantesimo, ma non nel senso classico. Più che magia, è suggestione. È il brano che rimane più impresso, proprio perché rompe, anche se di poco, l’equilibrio molto controllato del disco.
La chiusura affidata a “Regrets” segue una linea perfettamente coerente con il resto del disco. Non c’è un vero climax, né una conclusione marcata: il brano si sviluppa mantenendo lo stesso tono introspettivo e trattenuto. È una scelta che può dividere. Da un lato rafforza l’identità dell’album, dall’altro lascia una sensazione di sospensione, come se il percorso non si chiudesse del tutto.
Nel complesso, ciò che emerge è una forte coerenza interna. Récits De L’Ombre si muove sempre entro confini ben definiti, senza deviazioni o concessioni. Questa compattezza rappresenta uno dei punti di forza del disco, ma anche il suo limite principale: l’intensità resta costantemente controllata e non sempre riesce a generare momenti davvero memorabili.
È difficile incasellare il lavoro in un genere preciso, e questo gioca a suo favore. Più che aderire a uno stile definito, il disco sembra costruito attorno a un’idea emotiva, a una precisa intenzione espressiva. Ne risulta un ascolto che richiede attenzione e predisposizione, poco adatto a un approccio distratto.
Alla fine, Récits De L’Ombre è un lavoro che non si impone, ma che può lasciare qualcosa a chi è disposto a entrarci davvero. Non è un disco immediato né appariscente, ma ha una sua coerenza e una sua identità, che nel tempo riescono a emergere.
E oggi, in mezzo a tanta musica che cerca di farsi notare a tutti i costi, non è così scontato.
Recensore: Simone Lazzarino
Tracklist:
1. Ouverture
2. Jour de pluie
3. Sortilèges
4. Regrets
Line-up:
Tom Lardat – Piano





