WITHERED LAND “Hall Of The Dead” (2025)

Full-length, Earth And Sky Productions (2025)

Il progetto Withered Land è una one woman band proveniente dalla Bielorussia e questo “Hall Of The Dead” è la seconda fatica sulla lunga distanza di Olga Kann. Se le band con un solo elemento, soprattutto nel black metal, non sono una novità, le tematiche trattate da Olga penso di si. La nostra, infatti, si cimenta nel portare in musica il mondo di Skyrim. La cosa potrebbe far sorridere molti e far storcere il naso ad altri ma non dimentichiamo che portare il fantasy in musica lo hanno fatto in tanti e con ottimi risultati.

E se il primo disco a nome Withered Land è uscito sotto Naturmacht Production (una delle etichette più interessanti attualmente in circolazione) significa che Olga ha qualcosa da dire. E, in effetti, questo “Hall Of The Dead” è un prodotto molto interessante, che mischia insieme symphonic black, viking, passaggi alla Summoning (quando dicevo che in tanti hanno portato il fantasy in musica era a loro che mi riferivo) e piccole parentesi folk, per un risultato finale che, pur senza far gridare al miracolo o all’innovazione, si lascia ascoltare con estremo piacere, a partire dall’opener “Through The Winterhold’s Blizzard”, che alterna momenti cadenzati, quasi militareschi, a sfuriate tipicamente black, soprattutto quello atmosferico finlandese alla Alghazanth (band troppo ingiustamente sottovalutata).

“Dark Pale Winter” è un chiaro e lampante omaggio ai summenzionati Summoning di “Oath Bound”, con tanto di voci pulite qui e là. “In The Restless Depths Of Ustengrav” è un breve intermezzo strumentale dungeon synth che, personalmente, non mi ha fatto impazzire, dandomi più l’idea di un riempitivo che di un brano realmente pensato per funzionare. Fortunatamente si torna subito sui binari giusti con “Revenge Of The Fallen”, dall’incedere maestoso, con chitarre e synth che si intrecciano e si rincorrono, per quella che è una delle migliori canzoni del lotto. “All Dead, All Rotten” è un’altra canzone che rimanda tantissimo ai Summoning ma che, a differenza di “Dark Pale Winter”, non funziona perfettamente, vuoi per un riffing non sempre ispirato vuoi per una voce che, spesso, viene sommersa dagli altri strumenti. “Draugrs of the Dead Men’s Respite” è una strumentale piuttosto atipica, dal momento che la prima parte è il classico intermezzo dungeon synth mentre la seconda parte presenta tutta la classica strumentazione black ad eccezione della voce, cosa abbastanza inusuale per un intermezzo. La conclusiva title-track è il brano migliore del disco, presentando, perfettamente amalgamate, tutte le influenze di Olga.

Molto bella la produzione, lontana dalla plasticosità di tanti gruppi moderni, preferendo un suono più retrò e raw. In definitiva, un disco che, al netto di un paio di brani sotto tono, convince e che potrebbe servire da base di lancio per una nuova realtà che ha tutte le carte in regola per farsi strada nella scena black, se non si lascerà ammaliare dal guadagno facile che potrebbe derivare dal fatto che l’unico membro è una donna. Ma evitare lo sputtanamento è facile: basta evitare la Napalm Records

Recensore: Marco “Wolf” Lauro

Tracklist:
1. Through the Winterhold’s Blizzard
2. Dark Pale Winter
3. In the Restless Depths of Ustengrav
4. Revenge of the Fallen
5. All Dead, All Rotten
6. Draugrs of the Dead Men’s Respite
7. Hall of the Dead

 

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