MACHINE GUN KELLY “Hit The Road” (Recensione)

Full-length, Diamonds Prod. (2025)
Quarto album per gli hard rockers italiani Machine Gun Kelly. Questo “Hit The Road” è un disco immediato e che farà la felicità di coloro che amano il buon vecchio hard rock degli anni Ottanta, ma anche certo metal melodico di quegli anni. Le influenze infatti vanno da band come Saxon o primi Judas Priest fino ad approdare a cose molto più easy listening come Van Halen, Ozzy, Ratt, Motley Crue, Guns ‘n’ Roses.
C’è molto della scena glam in questo album, ma la durezza del metal consente alla band di non scadere mai nelle melodie fin troppo semplici di alcune band di quella scena, anche se c’è da dire che il ritornello un po’ ruffiano e orecchiabile è costantemente cercato da questa band e soprattutto dal cantante M.G Miche.
Il disco parte in velocità con le saettanti “Hit The Road” e “Private Paradise”, entrambe sorrette da un gran lavoro di chitarra da parte di Caste, mentre gli altri componenti della band dicono la loro in modo composto ma efficace. La batteria non si può dire che spicchi più di tanto in questo disco, il buon Mattia però ha un grande senso del groove e riesce anche a dare potenza coi suoi molteplici mid tempo disseminati durante il disco. Le note più dolenti sono da attribuire ad un reparto vocale non all’altezza della situzione, soprattutto sulle note alte.
Tolti i due episodi di apertura, che sono effettivamente degni di nota, le altre canzoni non fanno gridare al miracolo, anche se talvolta la band ha ancora qualcosa da dire in maniera decisa, come nel pezzo “Wicked Baby Blues” che infatti rimanda ad un hard/blues molto gradevole. In ogni caso questo è un album consigliato ai molti fan dell’hard rock vecchio stile e a chi ricerca un prodotto che non sia troppo in linea con suoni e approcci “moderni”.
Recensore: Mario “The Rocker” Giusfredi
Tracklist:
1. Hit the Road
2. Private Paradise
3. (Screams) in the Night
4. Devil Woman
5. Wicked Baby Blue
6. Lord of Fake
7. Fly High
8. Sun Goes Dawn





