BOB SALIBA “Hosts Of A Vanished World” (Recensione)

Full-length, FTF Music (2024)

E’ sempre un piacere recensire album che rispondono ai dettami del Progressive Metal: in genere di difficile definizione, spesso soppesato solo in base al virtuosismo tecnico dell’artista in questione, ma in realtà la “conditio sine qua non” è un’altra. Dalle mie considerazioni, che qualcosina nel corso dei decenni l’ho ascoltata, risulterebbe che l’albero dell’Heavy Metal stesso sia scaturito da almeno tre radici principali: Hard Rock, Progressive Rock e Punk Rock. Non deve stupire se questi generi, diffusi e ben codificati negli anni ‘70, presentino caratteristiche anche antitetiche: l’Heavy Metal ha saputo operare una sintesi di raro spessore artistico nel saper unire anime musicali molto diverse. Prendete l’esordio degli Iron Maiden, del 1980: abbiamo di sicuro brani che suonano molto Punk Rock, come la scalmanata title-track, “Iron Maiden”, ma abbiamo anche le parti soliste di chitarra armonizzate, come nell’Hard Rock dei Thin Lizzy, mentre in “Phantom of The Opera” abbiamo senza dubbio una struttura articolata che rimanda al Progressive Rock.

Non è tanto la tecnica esecutiva a fare la differenza, ma la voglia di sganciarsi dalla forma-canzone, e strutturare un brano in modo, si usa dire, “narrativo”, in cui cioè le varie sezioni si dispongono con una libertà molto pronunciata, secondo la necessità, appunto, di raccontare qualcosa, di svolgere un tema. E’ un discorso molto complesso, che non faremo in questa sede, ma è normale, a questo punto, ritrovare anche nel Metal delle partiture molto ambiziose, che possono sconfinare anche nella “suite”, il brano esteso per definizione e che tipicamente “vi racconta una storia”. Che le composizioni siano dal minutaggio generoso, o dalla complessità esecutiva quasi barocca, non implica per forza che si tratti di Progressive, Rock o Metal che sia. Ci sono, spesso nel Power Metal, brani estremamente lunghi, ma che presentano sempre una forma-canzone canonica, solo con sezioni dilatate a dismisura. E’ proprio la rottura di questo canone a determinare se trattasi di Progressive o meno, e molto, molto Metal lo fa già di suo, portando in eredità l’influenza del Prg Rock degli anni ‘70.

Questo per dire che sì, non è facile, non è banale trovare sempre le giuste definizioni, ma questo lavoro di Bob Saliba, della cui attività artistica ero del tutto all’oscuro, è senza dubbio Progressive Metal! E’ un disco impegnativo: con la bellezza di 13 canzoni per oltre un’ora di ascolto, e la più estesa, ben 9 minuti, è posta alla fine: una scelta forse poco assennata, forse coraggiosa, forse entrambe le cose: non è da tutti chiudere un lungo lavoro con un lungo brano, ma è qualcosa che criticavo anche ai Blind Guardian quando fecero chiudere “A Night At The Opera” con la suite “And Then There was Silence”: ci vuole un bel po’ di fegato per fare una simile scelta di scaletta!

Per il resto, però, Bob Saliba dimostra a tutti di padroneggiare benissimo il genere, con brani suonati benissimo, con fraseggi complessi, ma che sanno avere gusto melodico, sia nelle linee vocali che nelle parti soliste di chitarra, dove davvero si eccelle senza dubbio! La produzione è davvero notevole: suoni pieni, potenti, puliti, com’è giusto per esaltare al massimo la proposta musicale, che sa parlare il linguaggio del Metal, perfino con qualche riferimento alla NWOBHM, ma se la cava, eccome!, anche con parti acustiche dal sapore Folk o momenti più pacati e riflessivi. Sulla preparazione tecnica e la perizia compositiva, non c’è proprio nulla da eccepire: unico difetto, ma che potrebbe benissimo non esserlo per tanti altri ascoltatori più pazienti, è la durata complessiva, un po’ troppo ardita, vista la (voluta, ricercata, raggiunta!) scarsa immediatezza delle varie canzoni, che necessitano sicuramente di più ascolti per essere apprezzate appieno: si rischia di arrivare alla fine un po’ esausti, però, come si suol dire, tutto ottimo e abbondante!

Recensore: Luke Vincent

Tracklist:
1. Introspection
2. Excavations
3. Visions
4. Crystal Castle
5. Entropy
6. Expectations
7. Transposition
8. Into the Lab
9. Reflections
10. Rivality
11. Saphire
12. To the Zenith
13. Hosts of a Vanished World

Line-up/Guests:
Bob Saliba: lead vocals, lead, rhythm, acoustic & flamenco guitars, neapolitan Mandolin, greek bouzouki,
cura Turkish saz & percussions
Bruno Pradels: bass, arrangements & orchestrations
Tom Abrigan: rhythm & lead guitars, arrangements
John Macaluso (ex-Yngwie Malmsteen, ex-Ark, Jennifer Batten…): drums & percussions
Roland Grapow (Masterplan, ex-Helloween): guitar solo on “Transposition”
Ricky Marx (Now or Never, ex-Pretty Maids): guitar solo on “Visions”
Alessandro Lotta (ex-Rhapsody): bass solo on “Expectations”
Jo Amore (KingCrown, Joe Stump Tower of Babel, ex-Nightmare): vocals on “To The Zenith”
Roberto Billi: flutes on “Hosts of a Vanished World”
Nicolas Leceux: karaduzen Turkish saz on “Excavations”
Ludovic Favro: piano on “Hosts of a Vanished World – After All”

Links:
Website: http://bob-saliba.com
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Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCdAz88vN4UPKl80VhLG8cbQ 
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FTF-Music: https://www.ftf-music.com/de/bobsaliba/bobsaliba.htm

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