ENEMYNSIDE “In The Shadows Of Unrest” (Recensione)

Full-length, Independent (2026)

Quando il thrash metal incontra il nervosismo della vita moderna, il risultato può essere una bella scarica di corrente direttamente nei denti. Gli Enemynside, veterani della scena romana con una storia che affonda le radici negli anni Novanta, tornano con “In The Shadows Of Unrest”, un EP di quattro tracce che in poco meno di tredici minuti cerca di lasciare il segno senza perdere tempo in convenevoli. Niente giri turistici, niente introduzioni chilometriche: qui si entra, si alza il volume e si comincia a fare sul serio. La band conserva le proprie radici thrash, ma le spinge verso una dimensione più moderna, dove il groove acquista peso e le chitarre alternano il classico attacco frontale a soluzioni più sincopate e muscolari. È un suono che non vive soltanto di velocità, ma sa anche rallentare, incassare e restituire il colpo. Insomma, il vecchio thrash ha ancora le nocche dure, ma ha imparato qualche nuovo trucco.

La title track “In The Shadows Of Unrest” apre le danze con riff taglienti, ritmiche serrate e una tensione che richiama il malessere di chi si ritrova ogni giorno a fare a pugni con il mondo. La paranoia urbana e l’inquietudine interiore diventano benzina per un brano che alterna aggressività e groove, con un ritornello riconoscibile che resta in testa senza trasformarsi in una marchetta melodica. Gli Enemynside mostrano di saper maneggiare la lezione della vecchia scuola senza restarne prigionieri, inserendo una sensibilità più contemporanea che rende il pezzo diretto e incisivo. “Concrete Jungle” prosegue sulla stessa strada, ma con un carattere più quadrato e un riffing che sembra fatto apposta per accompagnare il traffico di una metropoli trasformato in una guerra quotidiana. Non è difficile immaginare Francesco Cremisini mentre osserva la giungla di cemento romana e pensa che, in fondo, un buon riff possa essere una risposta più efficace di un clacson.

Con “Carnal Betrayal” il disco cambia marcia. Un’apertura acustica più malinconica prepara il terreno a un episodio che si muove fra rabbia, tradimento e voglia di rialzarsi, lasciando più spazio alla melodia e a un groove di scuola americana. Qui il gruppo dimostra di non voler vivere soltanto di accelerazioni e pestaggi: sa anche dosare la tensione, costruire un’atmosfera e lasciare che il brano respiri prima di tornare a colpire. La componente melodica non addolcisce il risultato, ma gli dà un’altra profondità, come una crepa che si apre in una parete di cemento e lascia intravedere tutto quello che c’è dietro. A chiudere arriva “Desolation”, breve outro acustica che abbassa le luci dopo l’assalto e lascia una sensazione di vuoto coerente con il titolo. Quaranta secondi scarsi, ma sufficienti a ricordare che anche dopo una bella scazzottata sonora può restare qualcosa da digerire.

La nuova formazione a cinque elementi, con Andrea Mataloni alla seconda chitarra e Cremisini concentrato sulla voce, contribuisce a definire questa fase degli Enemynside. Matteo Bellezza, Andrea Pistone e Fabio Migliori completano una squadra che punta su precisione, compattezza e maggiore peso ritmico. La registrazione fra Kick Recording Studio e Temple Of Gravity Studios, con mix e mastering affidati a Marco “Cinghio” Mastrobuono, restituisce un suono potente, nitido e moderno, nel quale ogni colpo arriva al bersaglio senza troppi rimbalzi. La produzione valorizza soprattutto il groove e gli incastri chitarristici, sostenendo un’evoluzione che guarda avanti senza buttare dalla finestra le vecchie abitudini. Certo, chi sogna un thrash sporco e abrasivo come una cassetta consumata potrebbe preferire una resa più grezza, ma questa scelta sonora si adatta bene alla direzione intrapresa. E soprattutto, la band non si limita a lucidare le vecchie armi: prova a cambiare il modo in cui le usa.

“In The Shadows Of Unrest” è un EP breve, ma tutt’altro che vuoto. Gli Enemynside concentrano tre brani effettivi e un intermezzo finale in una manciata di minuti che scorre senza cedimenti, mettendo in mostra una formazione capace di evolversi senza perdere la propria identità. Il thrash resta il motore, ma il groove, le melodie e qualche inflessione più moderna allargano il campo e danno nuova personalità alla proposta. Non sarà necessario riscrivere la storia del genere per lasciare il segno: a volte basta dimostrare di avere ancora fame, idee e voglia di rimettersi in gioco. E questi romani sembrano avere il serbatoio pieno. Per chi ama il thrash che picchia duro ma non si limita a correre in linea retta, “In The Shadows Of Unrest” è una bella dose di nervi scoperti e cemento armato. Dodici minuti, quattro titoli e nessuna voglia di chiedere permesso: quando la città ti mastica ogni giorno, tanto vale imparare a mordere per primo!

Tracklist:
1. In the Shadows of Unrest
2. Concrete Jungle
3. Carnal Betrayal
4. Desolation

Line-up:
Matt Belezza – Guitars
Francesco Cremisini – Vocals
Andrea Pistone – Bass
Fabio Migliori – Drums
Andrea Matalon – Guitars

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