BOB SALIBA “Testimony” (Recensione)

Full-length, FTF Music (2025)
Dando un rapido sguardo a chi è Bob Saliba si rimane abbastanza impressionati: chitarrista/compositore negli Stonecast, cantante nei Debackliner, cantante/chitarrista/bassista nella Galderia, chitarrista dal vivo per Tony Martin, Rob Rock nelle loro tournée in Brasile, ecc. E infine, cantante, chitarrista e compositore con questo progetto.
Questo “Testimony” rappresenta l’hard rock nel suo vecchio stile, ma non privo di un livello tecnico elevato e di una prestazione della band davvero encomiabile. Produzione, esecuzione, canzoni una più coinvolgente dell’altra. Ci sono anche retaggi progressive in questa musica e come è ovvio che sia, essendo Bob Saliba innanzitutto un chitarrista (e che chitarrista), c’è ampio spazio per le chitarre con riff ottimi e assoli piuttosto intricato seppur melodici.

Alcune canzoni sembrano unire più generi, tra i quali sicuramente prevalgono l’AOR, il già citato hard rock e il melodic metal. La produzione del suono è ottima, anche se rimanda al calore del vinile e agli anni Ottanta, piuttosto che alla “loudness war” in corso negli ultimi anni. Qui tutto è bilanciato alla perfezione e si possono udire anche vaghi retaggi dell’hard rock degli anni Duemila, con richiami ad artisti come gli Alter Bridge (“Conversations”), ma solitamente è la parte più melodica a tenere in piedi l’album, come dimostrano episodi come le buone “Our Constellation 2.0” o la ballad “Final Lullaby”.
E’ bene sottolineare che l’hard rock potente comunque non manca, soprattutto nella seconda parte di tracklist: episodi come “Alienation”, “Interconnected”, “Black Witch” e “Scavengers” rasentano il metal classico ed è singolare che siano stati posti nella seconda parte dell’album, quasi uno dietro l’altro, come a formare un blocco di hard rock/heavy metal davvero compatto che cambia un po’ la tendenza che il disco sembrava aver intrapreso con la prima parte di tracklist, decisamente più morbida.
Detto questo, questo è uno di quei classici dischi di hard rock a cui non manca nulla. C’è la tecnica, la capacità compositiva, una varietà invidiabile, ritornelli memorabili e chitarre che eccellono ma non sovrastano la prova degli altri strumenti. Un lavoro più che consigliato, per i fan dell’hard rock, quasi obbligatorio!
AngelOfDeath71
Tracklist:
01. Our Home
02. Dark Lands
03. Ride the Quasar
04. Conversations
05. Our Constellation 2.0
06. Praying Mantis
07. Through the Solar Winds
08. Alienation
09. Albert
10. Interconnected
11. Scavengers
12. Black Witch
13. Final Lullaby
Line-up:
Bob Saliba: Lead vocals, guitars (lead, rhythm & acoustic),lyre, mandolin, greek bouzouki
Bruno Pradels: Bass, arrangements, orchestrations and 1st guitar solo on Praying Mantis (06)
John Macaluso: Drums & percussions
Philippe Kalfon: Guitar solo on Black Witch (12)





