GOAD (Intervista)

I Goad del polistrumentista e cantante progressive rock Maurilio Rossi non hanno vogli di smettere di pubblicare musica “difficile” ed originale, nemmeno dopo 50 anni di attività. In questa piacevole chiacchierata Maurilio ci ha svelato interessanti curiosità riguardo non solo inerenti il suo ultimo album, “Dusketha“, ma anche qualcosa di importante che è successo durante la sua lunghissima carriera. A voi la lettura.

1 – Ciao e benvenuto, Maurilio! Presenta il nuovo album dei GOAD spiegandoci anche cosa significa il titolo “Dusketha”.
Dusketha è il “crepuscolo”. Trovi citata “Dusketha” nell’opera di Keats… in particolare nella “Song of four fairies”, fra l’altro un pezzo inedito molto lungo e articolato, di GOAD ancora inedito…

2 – Possiamo fare un breve riassunto della carriera dei GOAD evidenziando i momenti cruciali e più importanti che hanno portato la band fino alla realizzazione di “Dusketha”?
Dal lontano 1969 al 1987 gavetta feroce e faticosissima con ben 10 anni consecutivi ogni sera al mitico Space Electronic di Firenze, con momenti topici rappresentati dall’essere stati ascoltati da Freddy Mercury nel 1981, con proposta di contratto con management olandese per live nel mondo e dischi presso Giorgio Moroder a Salisburgo… Purtroppo i membri della band di allora non vollero accettare e vinse la maggioranza. Poi il primo contratto a New York, sempre per averci visti suonare in quel locale (dove si esibivano i grandi della musica internazionale dai Renaissance a Ginger Backer..) da parte di produttore italo americano che aveva all’epoca in gestione gli Electric Lady Land Studios (Il nome Jimi Hendrix vi dice qualcosa?). Seguirono dischi presso l’etichetta discografica bolognese di Giorgio Lecardi, batterista di Lucio Dalla con gli “Idoli”. Dal 1988 scelsi di virare completamente per la ricerca musicale compositiva al di là di ogni logica di vendita e quindi seguirono anni di esibizioni e dal 1995 dischi, oramai CD ma anche vinili, e la soddisfazione enorme di una tesi di laurea a GOAD dedicata per il lavoro sulle poesie di E.A. Poe, uno spettacolo che fu anche accettato in tre teatri di New York ma che non fu realizzato se non in sporadiche occasioni per mancanza di sponsorizzazioni adeguate. Vorrei mettere nel novero dei momenti cruciali anche l’incontro con Francesco Palumbo, l’attuale produttore, grazie alla mediazione di Mirella Catena, del programma radiofonico “Overthewall”. Francesco ha permesso piena libertà espressiva compositiva ed è stato, ed è, fondamentale per me.

3 – Come sta andando questo nuovo album a livello di pareri di critica e pubblico?
Gli articoli e le reviews sono altamente positive e sono orgoglioso del fatto che sottolineano tutte la unicità dei GOAD nel panorama musicale.

4 – Come definiresti lo stile musicale dei GOAD del 2025? Pensi che il tempo abbia portato delle novità, e quali?
Lo definirei eclettismo sperimentale in salsa Rock! Di sicuro l’evoluzione è stata continua e sfaccettata, di pari passo purtroppo col rarefarsi delle esibizioni live, per la nota crisi del settore, più o meno voluta da chi comanda ogni scelta a livello di diffusione della musica di un qualsivoglia valore…

5 – Parliamo un po’ dei testi di questo album.
Abbiamo usato liriche di autori anglosassoni oltre che testi originali Goad. Da John Keats, su cui il nostro impegno è ancora in atto, a Joirie Graham, da Edgar Lee Masters a H.P. Lovecraft ad altri ancora, nel filone perenne dal 1994…

6 – Pensi che il sound dei GOAD cambierà molto in futuro o seguirà le coordinate tracciate con questo album?
Stiamo lavorando senza sosta, da sempre, per la incessante necessità di comporre che ci caratterizza e il sound sta diventando sempre più minimale nelle tracce che registriamo, nella visione di un suono quasi live, pur mirando a una complessità di trame armoniche che deve affascinare ma non infondere il senso di una difficoltà eccessiva nella comprensione.

7 – Qual è, secondo te, un tipico ascoltatore dei GOAD?
Colui che sogna, che ha fantasia, che ama la cultura senza limiti, che ha il senso della “novità” e affronta le sfide di un ascolto fuori dai consueti stilemi ben noti.

8 – Quali sono le tue influenze musicali e che peso hanno sul tuo operato? E parliamo in generale delle influenze dei GOAD, magari soffermandoci su ciò che ti ha fatto iniziare circa cinquanta anni fa…
Sono partito giovanissimo dalla musica classica e poi conobbi i Beatles… da lì la fame per gli artisti sempre nuovi che affollavano il panorama anni 60-70, dai Procol Harum al Rythm and Blues, dai Cream ( il mio primissimo stimolo a imparare a suonare il basso, Jack Bruce) a Jimi Hendrix… ma sarebbe difficile nominare tutti quelli che amavo e di cui studiavo i dischi in ogni singola nota… Genesis, ELP, King Crimson, Atomic Rooster, Deep Purple, Led Zeppelin… abbiamo imparato a suonare facendone le covers.

9 – Pensi che ci sia un pezzo in particolare che possa rappresentare al meglio “Dusketha”? E perché?
Per il titolo emblematico direi “to an after time my harmonies”, per la difficile strada percorsa e affrontata per far comprendere il progetto GOAD, irta di difficoltà e affermazioni del genere: “non capisco questa musica”.

10 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto!
Vi invito ad affrontare l’ascolto di “Dusketha” con mente aperta e in situazione di ideale rilassamento, come foste calati in un’altra dimensione. Lasciatevi coinvolgere dal sogno! Un abbraccio a tutti e grazie!

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