REVENGE FROM BEYOND (Intervista)

Dietro il progetto Revenge From Beyond si nasconde un universo musicale e spirituale fatto di simbolismi, ritualità ed esoterismo. Con l’EP “The Dark Cycle of Golden Crown“, la band intraprende un percorso che intreccia Black e Death Metal con atmosfere oscure e suggestioni cosmiche. Abbiamo incontrato L.O.W. per approfondire la genesi del progetto, il significato del concept e il legame tra musica e dimensione spirituale.
1. Il nome Revenge From Beyond evoca immediatamente immagini oscure e inquietanti. Qual è il significato che si nasconde dietro questa scelta?
Il nome Revenge From Beyond mi è stato dettato dalle energie che dovevano confluire nella musica. Inoltre, non ho mai disegnato o realizzato loghi, ma, di getto, in un momento preciso, ho dovuto prendere carta e penna e disegnare, in pochissimi minuti, quello che oggi è il logo della band.
2. “The Dark Cycle of Golden Crown” presenta un concept articolato, legato alle stagioni, alle fasi lunari e all’alchimia. Cosa rappresentano questi simboli?
È stato un percorso ritualistico ed esoterico che si è sviluppato nell’arco di dieci mesi, rispettando i tempi necessari per maturare e portare a termine ogni singolo step. Sono stati seguiti una serie di rituali con l’obiettivo di far confluire energie non terrene nella musica dei Revenge From Beyond, andando inoltre a curvare la linea circolare dello spazio-tempo, dissolvendo e creando altre ipotesi preimpostate nel cosmo.
3. Quanto sono importanti l’occultismo, l’esoterismo e la dimensione spirituale nella vostra visione artistica?
Questa domanda si riallaccia alla precedente. A livello personale, per me non avrebbe senso fare soltanto musica. Sono un grande appassionato di musica e di chitarra da tantissimi anni, e suono da altrettanto tempo. Fare musica, per me, è una sorta di “missione”. La chitarra, ad esempio, oltre a essere uno strumento musicale, è un tramite “spirituale” che si trasforma in musica. Tutto ciò che creo è, quindi, spiritualità fatta musica.
4. I testi raccontano un percorso di trasformazione. Quale messaggio vorreste lasciare a chi ascolta l’EP?
Il tutto fa parte del cerchio perfetto della continuità e del loop cosmico. Esistono forze nell’oltre che, a volte, hanno bisogno e necessità di inviare messaggi e, come accennavo prima, di curvare una linea, un loop, un’ipotesi o una legge prestabilita, per arrivare a trasformarsi in musica. Il nostro messaggio, quindi, non è nulla di terreno o personale. Durante questi dieci mesi di realizzazione dell’opera, mi sono attenuto meticolosamente al rito, seguendone ogni passaggio per portare a termine il lavoro.
5. Le atmosfere hanno un ruolo fondamentale nel vostro lavoro.
Tutto il lavoro, infatti, più che uno sfoggio di tecnica e bravura, è basato sul far risaltare le atmosfere uniche che racchiude l’opera. Sono particolarmente contento di questo aspetto, perché di solito si parla sempre di chi sia più bravo tra un chitarrista e un altro, se il bassista sappia o meno suonare, della voce da una parte e della batteria dall’altra. Sono discorsi che si leggono da decenni sulle riviste e che non mi sono mai piaciuti. Se qualcuno presta attenzione alle atmosfere, che sono il vero punto chiave, allora sì che mi fa piacere.
6. Quanto curate la componente evocativa rispetto a quella più aggressiva?
Il giusto equilibrio si crea automaticamente, man mano che ogni singolo brano prende forma. È il brano stesso a dirci quando è “arrivato” e noi non forziamo nulla.
7. “Fifth Season, Black Moon” sembra suggerire una dimensione che supera il normale ciclo naturale. Quale mistero si cela dietro questo brano?
È il ciclo che si ripete. Infatti, è il primo singolo che abbiamo pubblicato e che ha poi dato il via al rituale. La differenza, nella pratica musicale, è rappresentata dalla presenza di un bassista diverso e da un mix e mastering differenti. Sul piano ritualistico, invece, rappresenta la continuità che ricomincia dopo che tutto si è concluso: un eterno loop.
8. Pensate che il Black e il Death Metal siano ancora strumenti efficaci per esplorare tematiche esistenziali e dimensioni simboliche?
Sì. Nel mio caso, la violenza sonora del Death Metal, associata alla virtù del Black Metal, rappresenta la chiave della conoscenza.
9. Se “The Dark Cycle of Golden Crown” fosse un viaggio attraverso l’oscurità, quale sarebbe la sua destinazione finale?
È un lungo viaggio che inizia da una porta che si apre in un bosco in Valtellina e percorre secoli indietro, il presente e secoli a venire, che non sono altro che lo stesso loop che si ripete continuamente. Durante il mio rituale personale, legato a quest’opera, ho visitato molti “gironi”. Ognuno di noi ha una destinazione e quest’opera, per ciascuno di noi, si concluderà nel luogo a cui è destinato, o meglio, al quale già appartiene.





