MOTUS TENEBRAE “In Sorrow’s Requiem” (Recensione)

Full-length, My Kingdom Music (2026)

Con In Sorrow’s Requiem i Motus Tenebrae non si limitano a tornare: rientrano in scena come un blocco di marmo nero che ti cade addosso lentamente, senza fretta ma con un peso specifico enorme. Dopo anni di silenzio, il trio plasma un disco che vive di atmosfera più che di scosse improvvise, puntando tutto su un equilibrio raffinato tra malinconia, melodia e una certa solennità quasi rituale.

Il linguaggio musicale è chiaro: gothic metal che guarda ai grandi ma con una consapevolezza più matura. Le ombre dei Paradise Lost, dei My Dying Bride e dei Sentenced si percepiscono, ma qui vengono rielaborate in una forma più compatta e accessibile. Non è tanto questione di originalità pura, quanto di saper costruire canzoni che respirano e restano.

Il vero punto di forza sta proprio nella scrittura: i brani funzionano, hanno struttura, identità e soprattutto un forte impatto emotivo. Le chitarre si muovono lente ma non statiche, disegnano paesaggi sonori densi senza mai diventare soffocanti. E quando arrivano le aperture melodiche — spesso sotto forma di ritornelli ben calibrati — il disco acquista una dimensione quasi ipnotica.

Alla voce, Luis McFadden regge il peso dell’intero lavoro con grande misura. La sua interpretazione è controllata, intensa, mai sopra le righe: più narratore che protagonista, accompagna l’ascoltatore dentro ogni traccia senza bisogno di teatralità eccessiva. Una scelta che rafforza l’identità del disco invece di appesantirla.

C’è anche un altro elemento che gioca a favore dell’album: la coesione. Si sente che tutto è pensato come un unico flusso, quasi claustrofobico ma mai caotico. La produzione pulita e raccolta contribuisce a creare un senso di immersione totale, come se ogni pezzo fosse una stanza dello stesso edificio emotivo.

Certo, il disco non cerca mai la deviazione improvvisa o il colpo di scena: preferisce muoversi su coordinate sicure. Ma è proprio questa scelta a renderlo solido e credibile. In Sorrow’s Requiem non vuole stupire a tutti i costi — vuole avvolgere, trascinare lentamente, costruire un’atmosfera che resta addosso.

In definitiva, un lavoro che colpisce per maturità e per capacità di creare mood: meno slanci rivoluzionari, più controllo e profondità. Un ritorno che non urla, ma pesa — e proprio per questo lascia il segno.

AngelOfDeath71

Tracklist:
1. Endless Building
2. Solitude
3. The Dark Machine
4. Desolate Place
5. Fragments
6. In Sorrow’s Requiem
7. Pulvere sacro
8. Love Damned of Dead
9. Shelter Me
10. End Begun

Line-up:
Luis McFadden – vocals & samples
Andreas Das Cox – bass & programming
Daniel Ciranna – guitar & synth

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