INFECTION CODE (Intervista)

Ecco con noi il cantante Gabriele Oltracqua degli Infection Code, realtà ormai quasi storica del panorama estremo italiano, approdata proprio in questo 2025 al decimo album in studio con “Culto“. Buona lettura.
1 – Ciao e benvenuto, Gabriele! Presenta il nuovo album degli Infection Code spiegandoci anche cosa significa il titolo “Culto”
“Culto” è il nostro decimo disco ed esce per Nadir Music. Dopo diciotto anni, siamo tornati ai Nadir Studios a registrare sotto la sapiente guida di Tommy Talamanca e questo ci ha consentito anche di firmare con la Nadir Music, gestita da Trevor e Federico. Praticamente un pacchetto unico sotto il nome Nadir. “Culto” può avere molteplici significati. Richiama il culto lovecraftiano, visto che molti brani parlano del grande maestro di Providence. Ma può avere anche un significato legato alla musica. Al metal underground. In quanto noi nasciamo dall’underground e moriremo nell’underground. In questa situazione vorremmo essere ricordati come una band di culto.
2 – Possiamo fare un breve riassunto della carriera degli Infection Code evidenziando i momenti cruciali e più importanti che vi hanno portato fino alla realizzazione di “Culto”?
Ce ne son stati molteplici, contraddistinti dai moltissimi cambi di line up, accaduti prevalentemente negli ultimi anni. Il nostro percorso artistico nonostante questi cambi è andato avanti. Abbiamo toccato molti stili pur mantenendo la nostra personalità che comunque stava quasi sparendo nel periodo dal 2013 al 2018. In questo quinquennio, abbiamo avuto un piccolo sbandamento stilistico dove il metal, anche nella accezione più sperimentale del termine, stava sparendo. Abbiamo preso in mano le redini del gruppo Ricky ed io per riportarlo dove doveva stare. E quindi da “In.R.I” in poi c’è stato un ‘evoluzione, o meglio, un consolidamento della nostra proposta verso lidi più estremi, interrotti quando pubblicammo “Intimacy”. “Culto” ne è la naturale conseguenza.
3 – Come sta andando questo nuovo album a livello di pareri di critica e pubblico?
“Culto” sta ricevendo moltissime recensioni positive ed ai concerti le vendite del cd e del merchandise stanno andando molto bene, ed anche, cosa fondamentale, la risposta del pubblico è molto positiva.
4 – Come definiresti lo stile musicale che propongono gli Infection Code nel 2025? Pensi che il tempo abbia portato delle novità, e quali?
Nel 2025 gli Infection Code suonano death/thrash metal con influenze industrial soprattutto per quanto riguarda l’uso dell’elettronica che qui forse è un po’ sacrificata. Il tempo ci ha regalato esperienza e saggezza nel non commettere gli errori del passato avventurandoci in stili musicali e suoni che non sentiamo nostri. Bisogna suonare quello che viene dal cuore. Senza voler strafare o provare a scrivere canzoni solo per il gusto di sperimentare.
5 – Parliamo un po’ dei testi di questo album.
I testi di “Culto”, o meglio, la maggior parte di essi gravitano intorno a ciò che ha creato H. P. Lovecraft. Fin da ragazzino ho sempre letto tutto di Lovecraft, anche decine di volte, perché ne sono sempre stato affascinato. Dal mondo che ha creato, dal suo mondo di scrivere. Dalla sua ironia lugubre (si Lovecraft sapeva essere molto ironico). Dalla capacità di evocare nel lettore scenari inimmaginabili ma comunque ben consolidati nella mente dui chi legge. Ho pensato molto prima di scrivere qualcosa sui romanzi di Lovecraft e per “Culto” è arrivato il momento. “Great Old Ones – The Company” descrive le gesta dei quattro Grandi Antichi più famosi e potenti del pantheon lovecraftiano, Nyarlathotep, Shub-Niggurath, Azathoth e Yog Sothoth che ogni tanto, come vecchi amici, si riuniscono davanti ad un grande schermo e guardano tutte le vicissitudini degli esseri umani, prendendoli in giro, criticandoli ed anche facendogli qualche scherzo. “Cursed Breed” è un omaggio al romanzo breve “La maschera di Innsmouth”, mentre “Plague Daemon” parla dello scienziato protagonista in Re-Animator.
6 – Pensi che il sound degli Infection Code cambierà molto in futuro o la band seguirà le coordinate tracciate da questo album?
E’ ancora tropo presto per vedere cosa possa succedere a livello artistico e musicale ma stiamo già lavorando ad alcune idee molto interessanti che spostano ancora di più l’asticella estrema verso l’alto richiamando alcuni nostri canovacci industrial che su Culto per ragioni chitarristiche sono rimaste fuori. Se le premesse sono le demo che Ricky mi ha passato qualche giorno fa sarà qualcosa di veramente pesante ed oscuro.
7 – Qual è, secondo te, un tipico ascoltatore degli Infection Code?
Non è facile essere un ascoltatore degli Infection Code. Abbiamo molte influenze che vanno dal death, al thrash, passando per l’industrial il post hardcore. Comunque il nostro ascoltatore ci piace pensarlo come un metallaro di ampie vedute musicali!!
8 – Quali sono le influenze musicali degli Infection Code e che peso hanno nella vostra musica?
In questi ultimi anni le nostre influenze musicali non hanno più molto peso sulla nostra musica. Forse questo succedeva quando eravamo all’inizio. Da qualche tempo a questa parte gli Infection Code hanno un ‘identità ben precisa, che spazia su determinati generi, ma è ben salda e quindi non facilmente influenzabile.
9 – Suonate molto dal vivo e cosa volete trasmettere al pubblico?
Vorremmo solo divertirci e che il pubblico possa farlo insieme a noi!!!
10 – Ultime parole libere. Grazie di essere stato con noi. Un saluto!
Vi ringraziamo davvero di cuore per lo spazio che ci avete concesso. Date una possibilità a Culto, disponibile su tutte le piattaforme digitali e nel nostro store su bandcamp e sui vari social network!!





