THE RISEN DREAD (Intervista)

I The Risen Dread sono una band irlandese che fonde death metal melodico e influssi thrash, delineando uno stile che però di melodico non ha molto e si apre spesso al death metal classico. Abbiamo raggiunto Marco Feltrin per fare un po’ il punto della situazione, ma soprattutto per parlare del nuovo album “Death From Above“!
1 – Ciao e benvenuto Marco! Presenta il nuovo album dei The Risen Dread e spiega il significato del titolo “Death From Above”.
Grazie per averci ospitati! Sono Marco, cantante dei The Risen Dread. Il nostro nuovo album, Death From Above, è uscito per Time To Kill Records ed è senza dubbio il nostro lavoro più intenso e personale finora. Il titolo riflette un senso di inevitabile distruzione; parla del caos che scaturisce da poteri ben al di sopra del nostro controllo: siano essi divini, politici o sistemici. Le canzoni esplorano la guerra, la fede, la paura, il trauma e, in definitiva, la liberazione attraverso la lente della morte. Non è una glorificazione della morte, ma un’analisi di essa come forza e, a volte, come liberazione.
2 – Possiamo fare un breve riassunto della vostra carriera, evidenziando i momenti cruciali e più importanti che vi hanno portato alla creazione di questo album?
Ci siamo formati a Dublino nel 2019 e abbiamo pubblicato il nostro EP di debutto, Delusions, quello stesso anno, che ci ha aiutato ad affermarci nella scena metal irlandese. Nel 2022 abbiamo pubblicato il nostro primo album, Night Hag, con un’apparizione speciale di Andreas Kisser dei Sepultura, un momento fondamentale per noi. Nello stesso anno abbiamo avuto l’onore di suonare al Wacken Open Air, uno dei più grandi festival metal al mondo, un sogno che si è avverato. Abbiamo anche fatto un tour in Europa con Vader e Marduk, condividendo il palco con due giganti assoluti del metal estremo. Queste esperienze: lavorare con i nostri eroi, andare in tour con leggende e esibirsi su alcuni dei palchi più grandi del metal, hanno contribuito direttamente all’energia e alla visione dietro i Death From Above. Questo nuovo album è il risultato di tutto ciò che abbiamo imparato, vissuto e superato finora.
3 – Come sta andando questo nuovo album in termini di critica e opinione del pubblico?
L’accoglienza finora è stata incredibile, i nostri singoli come “A Conversation with God”, “The Day I died” e “Burn My Angels” hanno superato centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube e i fan si sono davvero sentiti conquistati dal lato più oscuro e introspettivo del disco. I critici hanno elogiato la produzione, l’intensità e i temi dei testi. Per noi, la parte migliore è stata sentire le persone dire che le canzoni li hanno fatti riflettere tanto quanto li hanno fatti headbanging.
4 – Come definiresti lo stile musicale che proponete? Pensi che il tempo abbia portato novità al vostro sound, e quali?
Ci collochiamo a metà strada tra death metal, groove metal e melodic death metal, con elementi di thrash e persino strati orchestrali intrecciati. Col tempo, il nostro sound è maturato, ci sono più sfumature, più dinamiche e un nucleo emotivo più profondo in questo album. Lavorare con Marco Mastrobuono alla produzione ha conferito al nostro lavoro una carica cinematografica che ha portato il nostro sound a nuovi livelli.
5 – Parliamo un po’ dei testi di questo album.
I testi sono l’anima di questo album (ma sono di parte, li ho scritti io, lol). La maggior parte delle canzoni nasce da esperienze reali, incubi o profonde ferite emotive. “Azadi” è ispirata alla lotta curda e presenta la voce curda di Mustafa Dalo. “A Conversation with God” è stata scritta dopo un incubo in cui ho incontrato Dio e, invece di adorarlo, l’ho accusato di tutto ciò che c’è di sbagliato nel mondo. Altri brani come “Circle of the Damned” e “Beyond My Final Breath” trattano di traumi familiari, mortalità e liberazione esistenziale. È crudo, è onesto e a volte è difficile cantarlo dal vivo, ma è questo che lo rende reale.
6 – Pensi che il vostro sound cambierà molto in futuro o seguirete le coordinate tracciate da questo album?
Consideriamo Death From Above una base su cui costruire. I temi, la pesantezza, il mix di melodia e brutalità, fanno tutti parte di ciò che siamo. Ma siamo in continua evoluzione. La prossima uscita potrebbe essere più pesante, più sperimentale o persino più melodica, ma sarà sempre autentica e onesta.
7 – Chi è, secondo te, il vostro ascoltatore tipo?
I nostri ascoltatori sono persone che desiderano sia pesantezza che sostanza. Vogliono più di semplici riff; vogliono testi che trasmettano significato, una musica che risuoni emotivamente oltre che fisicamente. Abbiamo ricevuto messaggi da fan di tutto il mondo, dai metallari tradizionali a persone che di solito non ascoltano metal ma si identificano con le storie che raccontiamo.
8 – Quali sono le vostre influenze musicali e che peso hanno nella vostra musica?
Tutti noi portiamo influenze diverse sul tavolo: Sepultura, Gojira, Lamb of God, Death, Machine Head, Arch Enemy ed elementi classici/orchestrali, grazie a collaborazioni come quella con Renato Zanuto nella title track. Queste influenze plasmano l’energia, la struttura e la narrazione della nostra musica, ma la rendiamo sempre nostra.
9 – Suonate molto dal vivo e cosa volete trasmettere al pubblico?
Sì, suonare dal vivo è il nostro cuore pulsante. Abbiamo fatto tournée in Europa e Sud America e ad agosto torneremo in tour per il nostro secondo tour europeo. Sul palco, diamo tutto. Vogliamo che il pubblico si senta visto, ascoltato e che se ne vada sapendo che il caos nella loro testa ha un posto, nella musica, nel pit, nella comunità.
10 – Ultime parole libere. Grazie per essere stato con noi. Saluti!
Grazie per lo spazio e il supporto. Death From Above è ora disponibile. Guardate i video, trasmetteteli in streaming, condivideteli e urlateli a squarciagola. Ci vediamo in tour. Fate il pieno!





