Recensione: “UNIDENTIFIED FLESH OBJECT” il secondo album dei TOOLBOX TERROR


E’ inutile negarlo: i TOOLBOX TERROR hanno scelto il moniker che meglio si adatta al loro progetto musicale; un degno biglietto da visita che una volta letto ti resta impresso nella mente, non solo per l’impatto della grafica ma anche (e soprattutto) per la forza evocativa con cui riesce a sintetizzare tutto un mondo, fatto si di musica ma – ancor prima – d’immagini.

E’ grazie a questo nome, infatti, se quella banale cassetta degli attrezzi (toolbox in inglese), che per la maggior parte di noi altro non è che un semplice contenitore di utensili – abitualmente riposto in qualche angolo polveroso della nostra casa – può addirittura assumere i connotati di un simbolico kit di strumenti dell’orrore (da cui il terror) con cui poter maltrattare la materia sonora più marcia ed inquietante che ci sia: il Murder Death Metal.

UNIDENTIFIED FLESH OBJECT è il secondo lavoro ufficiale della band italiana, promosso e distribuito da Buil2Kill Records/Nadir Promotion, con cui i Nostri hanno recentemente siglato una nuova partnership.

Il disco non lascia spazio a fraintendimenti, facendo intendere sin da subito la volontà di assestarsi su un territorio dove il “Violent Behavior” dei cinque Genovesi si esprime in tutta la sua efferatezza, pur mantenendosi vivace e godibile in virtù di una buona presenza di groove.

E come se l’apertura non fosse stata una scarica elettrica da rimanerci secchi, ci pensa l’omonima “Toolbox Terror” (un ‘pezzo da novanta’) a recidere in maniera definitiva ogni nostro contatto con la vita terrena, facendoci precipitare nell’abominio.

Quello di Roberto Lucanato, Andrea Giordano e Sergio “SERB” Biancanelli – rispettivamente chitarre e basso – è un vero bombardamenti a tappeto, tra riff imponenti e accelerazioni serrate; il drumming di Luca “BORDI” Bordino scatena a suo piacimento imprevedibili raffiche di blast-beat, mentre la voce di Matteo “BORDO” Bordino sembra essere stata registrata dal fondo di una voragine che conduce direttamente agli abissi infernali.

Tanta la tensione in “Maniac” – i cui titoli di coda dovrebbero riportare la dicitura ‘nessun suino è stato maltrattato durante la registrazione di questo brano’ (ascoltatela e capirete perché) – quanta la dose di tecnicismo presente in “Not Dead Yet“, quest’ultima accompagna un sound più arioso rispetto a quello ascoltato finora, grazie alle interessanti aperture armoniche, scuola black metal.

Hanged, Drawn and Quartered” è il sobrio titolo di una song dove gli strumenti musicali sembrano scandire le fasi del supplizio che essa stessa descrive: d’altronde l’apprezzamento per il cinema splatter anni ’70/’80 è un leitmotiv costante nella produzione dei TOOLBOX TERROR.

Segue l’incursione rilassante della strumentale “Letheon” a concedere qualche attimo di respiro, presto spazzato via da una doppia portata a base di Death tecnico: il primo (“Doppelganger“) è così aggressivo da lasciare completamente sfigurati, invece il secondo (“Bloodbath“, altro brano esemplare di quest’album) è ancora più affilato e perfido.

Una certa prolissità rende l’ascolto di “Chop Until You Drop” meno appagante rispetto all’intero lotto ma non c’è di che preoccuparsi, perché la successiva combo “U.F.O.” e “All I See Are Corpses” sono la degna rappresentazione del lato intrinsecamente brutal di questo UNIDENTIFIED FLESH OBJECT che sulle note di “Heritage of Horror” si congeda in maniera (stranamente) sommessa, lasciando presagire che i Nostri potrebbero rimettere mano, da un momento all’altro, alla famosa cassetta degli attrezzi. E se questo è il risultato – dico io -speriamo presto.

La produzione – curata da Fabio Palombi del Black Wave Studio di Genova – denota un approccio rispettoso di ogni singolo strumento, con una resa complessiva credibile, curata il giusto e orientata verso un sound ruvido, cupo e cavernoso.

 

Reviewer: Gianfranco Catalano

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