Recensione: ‘Anime Distorte’ è l’album dei DEH DELIRIUM TREMENS


Sarò banale a scriverlo ma di fronte ad una fase esistenziale in cui buona parte delle nostre sicurezze sembra sgretolarsi fino a quasi svanire nella vacuità di una progettualità al momento inaffidabile e incerta, qualcosa di saldo ed irremovibile resta ancora in piedi, cari rockers.

Mi riferisco alla possibilità di godere di tutta la musica che vogliamo, quando vogliamo, dove vogliamo e – in questo caso specifico – alla fortuna di poter-non-pagare-nulla per ascoltare la novità discografica dell’ultim’ora: parliamo di “Anime Distorte”, recente release dei Deh Delirium Tremens disponibile in download gratuito sul web. 

La band sorge dal sottosuolo di Palermo nel 2005 per iniziativa del frontman Giuseppe (meglio conosciuto come Zingaro), e Piero (detto Delirium), entrambi innamorati pazzi del glam e della scena losangelina; da allora il giubbotto di pelle, la bandana, gli stivali a punta, i capelloni ed il trucco al viso restano un punto fermo nell’estetica del gruppo e assieme al rock’n’roll concorrono al perfetto imbastimento di un allucinato mondo intriso di glam’n’roll piratesco.

L’album si apre con “Blackout”, dove sono in bella mostra i diversi elementi peculiari del combo, fra cui la natura libera e fiera delle liriche (vere e proprie invettive, rigorosamente in italiano, contro i soprusi e le discriminazioni della società), un sound aggressivo dai forti richiami anthemici (tra sleaze metal, hard rock e punk) e una buona dose di sperimentazione.

La seconda traccia del disco “Cervelli di scimmia” – forse meno coraggiosa della prima quanto a composizione – si attesta su un terreno linearmente h/r con un ottimo impatto generato dal ritornello, da cantare a squarciagola assieme a quello di “Cash Trash“, un pezzo che combina il meglio delle prime due songs d’apertura ma con molta più grinta, velocità, arroganza e follia (c’è spazio anche per il funky!); tutto secondo l’etica del delirium tremens più incontrollabile!

Parte come ballad ma “Ecce Homo” è qualcosa di più articolato della solita canzone da intermezzo e, di fatto, esprime l’urgenza di esteriorizzare un concitato inviluppo di emozioni interiori tramite un inaspettato ed intenso vortice lirico/sonoro. Vero e proprio assalto all’anima dell’ascoltatore che fa il paio con “Ruggine“, quest’ultima ancor più malinconica e magniloquente grazie ad una progressione circolare di accordi quasi salvifici.

Una ribelle e movimentata “Dinamite” mette a segno un bel colpo grazie alla tematica ‘ammiccante’ ed ad una certa varietà dinamica, dovuta al succedersi di una fase esplosiva (nella prima metà del pezzo) ed una maggiormente contenuta (nella seconda metà e nel finale).

Jessy Cherry” – titolo della sesta traccia – è l’incarnazione di una figura stradaiola e maleducata, il vivido tratteggio della sporcizia e l’irriverenza fatte persona; il che la dice lunga su quanto sia pregiata la scrittura del Nostro Zingaro.

Restando ancora su JC, il versante ritmico/sonoro rende giustizia al lavoro di gruppo poiché l’andamento baldanzoso e coinvolgente del pezzo è in verità simile all’effetto adescatore praticato dalla donna protagonista ivi descritta; la stessa sinergia riguarda anche “Lilith“, altra figura femminile complice nel peccato della seduzione mortale, stavolta svelantesi sotto forma di rock’n’roll ad alto voltaggio misto a metal.

Il terreno per il gran finale è ormai pronto ed il pezzo manifesto dell’album non tarda ad arrivare: “Hellraiser Ball“, un prepotente urlo che chiama a raduno le anime distorte di questo nostro mondo bisognoso di libertà, resistenza e…i pirati del glam in parlamento!

Decisamente meglio della realtà, direi.

 

Reviewer: Gianfranco Catalano

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