Recensione: ‘Absentia’ il nuovo album dei BLAZE OF SORROW

 

I BLAZE OF SORROW appartengono a quella categoria di band legate a doppio filo con il black metal da una parte e le sue reinterpretazioni/contaminazioni dall’altra, che nel corso degli anni si è guadagnata l’apprezzamento di una buona fetta di fan e addetti ai lavori.

Il progetto nasce nel 2007 per volontà di Peter, compositore ed unico uomo orchestra fino al 2010, anno in cui Nicolò Bernini entrerà a farne parte in pianta stabile, dispensando definitivamente il primo dal ruolo (fra i tanti) di batterista; più recenti, invece, le affiliazioni di A.S. alla chitarra e V. al basso.

Poche settimane fa arriva la pubblicazione di un nuovo lavoro in studio, ‘Absentia’ (Eisenwald – 2020): sesto full-lenght di un percorso in costante propensione verso l’utilizzo di linguaggi espressivi sempre nuovi, pensati per arricchire un mosaico discografico artisticamente maturo. I 7 brani di ‘Absentia’ non smentiscono queste premesse e vanno a comporre un platter che in maniera unisona, approfondisce certe coordinate tipiche del cosiddetto atmospheric black metal, qui indiscutibilmente combinato con folk e cascading, con testi in italiano. Ottimi esempi di questo felice connubio sonoro, le due tracce d’apertura (‘Settimo Requiem’ e ‘Furia’) con la prima a condurre affascinanti duelli di tremolo picking danzanti sotto piogge di blast-beats, quali indefessi sostenitori di antichi vessilli neri sferzati da un vento affatto gelido da quelle parti; e la seconda a dare di sprone mentre il fremito di una misteriosa urgenza pietrifica il cuore di fronte allo sconfinare in lande di paura e bellezze selvagge. ‘Sonno d’eterno’ oltre a svelare il lato più poetico di quest’album, mostra chiare commistioni di elementi prog con altri di derivazione folk/atmosferica, che uniti al consueto cantato in italiano di Peter – qui più intellegibile per ovvietà metriche – generano quell’incredibile quadro in fast-motion sovrastato dal dispiegarsi di forze naturali, imprevedibili nel loro oscurarsi preannunciando morte o promanare bagliori di vita accecante.

Con ‘Notturna’ i B.O.S si fanno largo lungo sentieri dominati da excursus strumentali inaspettati – come l’arioso intro, in pieno stile Heavy – precursori d’anfratti in cui tenebre e mistero Agalloch-iani si vaporizzano nel bel mezzo di un rito acustico dinnanzi al quale viene solo da chinare il capo, e implorare di essere ammessi alla finale celebrazione di un messia che al solo sguardo dispensa condanne sempiterne, legittime figlie della meschina tracotanza di uomini colpevoli per aver dubitato di un cielo toneggiante epicità maestose (‘Hybris’). Vita e morte, distruzione e generazione, s’intrecciano – da un punto di vista tematico – nelle ultime due tracce del disco, anche se con diverso approccio stilistico. ‘Cupio Dissolvi’ assume in sé tutta la tensione provocata dall’accostamento di schegge di black metal impazzito da un lato, ed elementi di sofficità malinconica dall’altro, illecitamente piazzati laddove non ci si aspetterebbe; il che aumenta la particolarità di un brano forse tra i più eterogenei del lotto. Discorso d’eccezione per ‘Morte di un Immortale’ unicum di questo ‘Absentia’, in quanto strumentale suonata solo in acustico: azzeccata la sua posizione in scaletta così come la composizione sognante e finalmente distensiva.

Riflessione conclusiva. Riuscire a distinguersi creando un linguaggio comunicativo semplice ma allo stesso tempo profondo è prova di grandissima maestria – i Nostri mantovani lo hanno confermato senza intoppi. NANB! (Notevole Album di una Notevole Band).

Gianfranco Catalano – Noirocker.it