Recensione: “Mountain’s Foot” il primo disco dell’omonima band

 

E’ la fine del 2016 e leggenda vuole che quattro vecchi amici del Verbano Cusio Ossola abbiano deciso di suonare assieme, spinti dal desiderio inarrestabile di far le cose come piace a loro. Nascono così i Mountain’s Foot.

Musicisti con la passione per un certo rock d’annata – principalmente anni ’70 – che tuttavia prende le mosse da un sostrato di rimandi alle stagioni più remote del genere stesso (il rock’n’roll, il country, il blues delle radici) e, ovviamente, ai grandi nomi che ne hanno segnato l’evoluzione in maniera inconfondibile.

La band debutta proprio in questi giorni con il primo full-lenght: l’omonimo Mountain’s Foot, rilasciato via DELTA Promotion.

Nove le tracce del disco che parte con una “Angry Bear” odorante di fumo e sporcizia zeppeliniana mantenendo qua e là una personale dose di razionalità, che si fa sobrietà acustica in alcuni passaggi di “Little Big Valley Man“, ben calibrata nei vari contrappesi che la compongono, rendendola infine varia e trascinante.

Discreta prova per “Rock And Roll Dose” tematicamente ricollegata ad un contesto più Sixties che Seventies, mentre “Admirable Vision” è come la coccola di un bagno caldo durante una fredda giornata d’inverno; in più, emoziona come poche altre songs del platter.

Peccato che la seconda metà di Mountain’s Foot faccia fatica a tenere viva la soglia d’attenzione, sacrificandosi fin troppo nell’eccessiva fedeltà verso quei clichés e quelle strutture tipiche del genere musicale proposto (cosa probabilmente voluta dalla band stessa, chi lo sa).

Nonostante ciò, non possiamo tralasciare le buone prove di “My Happy Song” e la magnetica “On A Beat Of A Gun” quest’ultima intrisa di una forza sciamanica a se stante, tale da indurre l’ascoltatore all’ipnosi.

Un colpo di reni inatteso che quasi sul finire risolleva un disco senz’altro buono ma deficitario di accenni di colore, sfumature e guizzi memorabili, specie nel lungo ascolto.

Sempre presente e vivida, invece, è la sincerità con cui i Mountain’s Foot danno sostentamento ad una specifica volontà condivisa: far rivivere – in chi li ascolta –  le atmosfere e l’energia di una stagione musicale che ancora oggi sentono loro vicina.

Lì, non c’è dubbio: hanno fatto centro.

Recensione a cura di Noirocker.it – Gianfranco Catalano