Recensione: “Supersonic” il nuovo album dei NIAMH

Disponibile dal 30 Novembre per Ghost Record Label, Supersonic è il titolo dell’ultima fatica dei Niamh, band Alternative/Metalcore di Vercelli con un album all’attivo (Corax, 2017).

Formazione abbastanza recente la loro, composta però da musicisti nient’affatto esordienti, fra i quali compaiono nomi di alcuni membri – ed ex-membri – di Arcadia ed Indigesti.

In quest’ultimo lavoro viene anzitutto confermato quanto emerso in occasione del debutto, con i quattro in perfetta sintonia nel presentare una propria rielaborazione delle sonorità metal più recenti, in particolar modo quelle dell’ultimo ventennio segnato nu-metal, metalcore ed alternative.

Ciò che più colpisce, in effetti, è come tali esperienze musicali siano state approfondite e trattate con una demarcazione maggiore rispetto al precedente disco, suscitando in più occasioni la convinzione degli esiti sorprendenti di questo Supersonic, un’opera a dir poco caratterizzata da forti contrasti d’atmosfere.

In poco tempo si passa da una malinconica apertura strumentale “Here comes the rain” a “Universe“, dove lo scroscio dell’acqua dell’opener track si trasforma d’improvviso nella pioggia di devastanti schegge meteoritiche, nervosamente in bilico fra schizofrenia math, melodie poppeggianti ed elettronica, qui intesa come elemento funzionale allo straniamento generato da una mistura di elementi riluttante a ogni ortodossia.

La formula sembra funzionare e ascolto dopo ascolto si rivela essere la forza della band, tant’è vero che una volta entrati nel meccanismo Niamh-iano, l’unica aspettativa di chi ascolta è quella di essere nuovamente sorpresi da quella bizzarria (riuscita ndr.) di accostamenti per cui in ogni singola traccia è possibile leggere un’intenzione sempre diversa.

Quella ironica sembra essere preponderante in pezzi come “Black Metal Boy“, mentre una vena poetica ed intima (un’intimità sui generis, s’intende) appare decisiva nel conferire a “Polaroids” lo scettro di traccia più riuscita, seguita in ordine d’arrivo da “Universe“, “Heart corroded, pain diluted” e la bella cover di “Something in the way” dei Nirvana.

Non che le altre songs siano dei passi falsi ma qualcosa di più ‘maleducato’ avrebbe conferito a “Sterile and anaemic” una caratterizzazione più incisiva e meno prevedibile, dato che un pezzo lineare come “Siberian” (singolo con video disponibile on-line) avrebbe già svolto degnamente le funzioni del buon ‘biglietto da visita’ per chi non conoscesse la band.

Resta certo che Supersonic sia una seconda prova portata a casa senza problemi per i Niamh, che a suon di alternative, electro, metalcore – intanto – hanno già conquistato una buona fetta di quel pubblico non interessato al solito cliché sonoro di certo metal moderno, spesso deficitario di carattere e personalità (elementi qui dati per acquisiti).

L’unica esortazione che mi sento di fare alla band è di continuare ad esplorare questo suo ‘essere e non essere nu-metalcore‘ perché lì ci vedo tutto il suo tratto distintivo, quello realmente alternativo.

Recensione a cura di Noirocker.it – Gianfranco Catalano