Recensione: “Till Autumn Comes” il nuovo full lenght degli ILIENSES TREE

Benché il titolo dell’album di oggi alluda esplicitamente alla stagione da poco trascorsa, nulla vieta che il qui presente Till Autumn Comes (Maculata Anima Rec) non possa idealmente assecondare alcuni tra gli atteggiamenti legati proprio a questo momento dell’anno, cioè quello dell’imposizione del freddo invernale.

Primo fra tutti, il ripiegamento di una buona parte delle intenzioni al voler – più che altro – dedicare del tempo a sé stessi, per fare i conti con i propri pensieri o semplicemente per tenersi lontani dalla frenesia odierna, provando ad indirizzare ogni sforzo verso situazioni ben diverse dai soliti impegni quotidiani, in cui la dimensione della performance esteriore regna sovrana.

Dico questo perché imparare a conoscere ed ascoltare gli Ilienses Tree necessita appunto di quel tempo e di quella predisposizione a cui ho appena accennato, ma può rivelare immense sorprese anche all’ascoltatore ignaro di qualsivoglia premessa, il quale magari potrà stupirsi di come i Nostri siano portatori di una musica che, seppur d’assalto, viene modellata su una solennità di toni e atmosfere assolutamente distintive e personali. In tal senso “Lower” sembra essere l’esempio più calzante di quello che è il sound della band proveniente dalla Sardegna: Doom metal con evidenti incursioni nel Death e in minor parte nel Black metal.

E mentre “Autumn Falls” o “Blood” sono frutto di avvicendamenti ritmico/sonori spezzati e galoppanti come il rincorrere dietro a pensieri troppo invadenti, di contro ci si accorge di come “Looking Glass” e “The Observer” siano l’esplorazione di un diverso anfratto dell’animo umano, forse il più vicino ai fondi abissali di cui siamo inconsci forieri.

Ma anche lì, nell’oscurità profonda gli Ilienses Tree riescono a tirare fuori movenze sonore fluide, maestose, salvifiche.

La voce di Maurizio Meloni gode di un’estensione affatto banale (a titolo d’esempio cito “The Observer“) e da sola riuscirebbe a costituirsi come elemento di demarcazione fra i momenti di maggior corrosività (scuola death/black) e quelli di stampo doom in cui è la ritmica di Claudio Kalb e Giammarco Vacca a farla da padrone.

Prezioso il lavoro delle due chitarre (forse leggermente basse di volume ed indietro nel mix) di Simone Milia e Matteo Maccioni nel contribuire (non poco) a quell’intreccio di suoni da cui tutto trae respiro, senza troppo esasperare distorsioni o saturazioni.

La seconda chitarra è stata registrata da Francesco Carboni e Matteo Maccioni (Francesco ha lasciato la band a settembre e abbiamo rifatto alcune parti con Matteo)

Gran bella uscita questo Till Autumn Comes: da promuovere assieme alla band tutta.

Recensione a cura di Noirocker.it – Gianfranco Catalano