Recensione: “RADIO EP”, l’ultima uscita discografica dei MUTONIA

Nuova uscita discografica per il trio Rock MUTONIA, che proprio in questi giorni rilascia RADIO EP, un lotto di cinque brani registrati presso i VDSS Studio di Morolo (FR).

Dieci anni sono passati dalla nascita della band – era il 2009 quando i tre si formarono a Ceprano (FR) – una cifra non da poco, accompagnata da un altrettanto ricco curriculum vitae: live CD, Demo, due album, due EP, svariati singoli con video (gli ultimi tre sono estratti proprio da quest’opera), oltre ad un’intensa presenza sul versante live, dove il frontman Prostin (chitarra/voce) accompagnato da Fabio (basso/synth/cori) e Maurizio (batteria/cori), sembra non voler perdere occasione di percuotere il pubblico a suon di distorsioni folli e vibrazioni acustiche dritte in pancia.

Insomma, un repertorio degno di una band a cui risulta stretto ogni tentativo di riconsiderare quell’atteggiamento primordiale, diretto e senza mezzi termini – definibile come plug & play (“attacca e suona” trad.) – da cui tutto è cominciato. Di questa natura era il primo album Mutonia Live! 2010-2011; così continua ad essere il qui presente RADIO EP, come a testimoniare che in tutti questi anni l’essenza dei Mutonia non sia mai venuta meno.

Badate bene, tuttavia, a non interpretare in modo fuorviante quanto appena detto, perché se è vero che l’approccio del trio alla musica abbia mantenuto fede al suo imprinting, non si può tuttavia negare che un’evoluzione, in termini di sostanza sonora, ci sia davvero stata.

L’apertura dell’EP ne regala un bell’assaggio con “Dj“, ovvero la traccia dove è stato messo in risalto il lato più sperimentale dei Nostri, stranamente alle prese con effetti scratch e synth da Disco Music a cui è difficile restare indifferenti, accompagnati – per fortuna – dalla solita durezza dei riff suonati da chitarra e basso che presto prendono il sopravvento su tutto, forti di un ritmo di batteria molto più invogliante allo scapocciamento, che non al ballo (questo sconosciuto…). Eccovi la festa per come la intendono i Mutonia! Prendere o lasciare.

Indecisi? Allora date ascolto all’invito pronunciato da Prostin (con la frase “Why don’t you come over?”) nella song “Come Over”, soprattutto se siete amanti dell’alternative/grunge dal sapore primi anni ’00, a cui la voce del Nostro aggiunge quel tocco di schizofrenia, nel suo alternare sussurri, vocine inquietanti e sfoghi d’urlo, sporcati da un timbro in piena regola col genere. Un marchio di fabbrica che il singer saprà riproporre, in modo ancora più convincente in “She“, pezzo virante verso il grunge in senso stretto, forse meno ricercato rispetto ai precedenti ma con una resa generale assolutamente godibile.

Nomen omen per “Radio” che pur essendo un brano dove le sonorità si fanno ancora più aggressive e distorte, riesce a scorrere via con una piacevolezza tale da meritarsi l’alta rotazione presso i palinsesti delle più blasonate Rock Radio internazionali. Di meglio non si poteva fare, anche se la sfrontata “Nervous Breakdown” non temerebbe alcun confronto quanto a ritmo e cantabilità, accompagnati da un irresistibile estro pop-punk.

Diretti, coinvolgenti, adrenalinici, sono solo alcuni degli aggettivi con cui poter qualificare i Mutonia, una band perfettamente conscia dell’unico modo possibile attraverso cui ingaggiare nuovi proseliti, cioè prenderne a calci gli apparati uditivi.

Se anche a voi, nonostante il maltrattamento gratuito, si dipingerà in faccia una smorfia di godimento, allora resterete per sempre dei Mutoniani!

Recensione a cura di Noirocker.it – Gianfranco Catalano