SANREMO ROCK XXXI edizione “Il diario dello Zingaro – Part 2”

Continua il racconto dello Zingaro: ” Parole,paure,emozioni e canzoni”

 

“Il diario dello Zingaro – Part 2”

5 giugno 2018 (secondo giorno)

 

Vorticoso precipita lo zucchero nella tazzina, mentre scambio due chiacchiere con la banconista che vuol saziare la sua curiosità su quel brulichio di musicisti che da un paio di giorni, hanno invaso vicoli,piazze,bar,trattorie e quant’altro.

Una spulciata veloce alle mail, due chiacchiere sui social con gli amici rimasti a Palermo e una telefonata a casa,per rassicurarli:

sto bene e sono ancora vivo, nonostante sono ad una manifestazione: Rock.

Un ingresso maestoso:vetrate gigantesche con cornici e lavorazioni in ottone massiccio. In alto campeggiano i titoli delle diverse manifestazioni che vi sono nelle varie sale. Il colore predominante è il rosso.L’interno è pieno di specchi e tutto sembra enorme e profondo. A destra il bar, a sinistra la reception, poi le porte per le varie sale con diversi corridoi che ospitano vetrine con esposizioni di cimeli artistici e radiofonici accumulati negli anni.

Si mantiene un tono di voce adeguato nonostante vi sia un fermento esplosivo.

Chiaramente non mancano gli infiniti occhi a mandorla pronti a scattare una foto anche ad un tovagliolino lasciato per caso su di un tavolino. Ecco, tutto questo è l’Ariston.

Scendo le scale di corsa, devo raggiungere la sala Ritz; esattamente l’ennesimo teatro che vive dentro questa struttura sanremese. Si trova precisamente sotto il palco della sala centrale, quella che grazie alla TV tutti,conosciamo.

Il proprietario dell’intero teatro mi racconta l’importanza della sala Ritz dove un tempo si svolgeva in contemporanea al “Festival dei Big” quello dei giovani e mi spiega che, su quel palco ricevettero il premio Marco Masini, Eros Ramazzotti e altri, mentre poi mi fa notare delle nicchie nei muri:

Vedi, lì, vi erano i telefoni a gettoni e i giornalisti, i manager,i discografici, i critici passavano le giornate ad imbucare gettoni raccontando il festival e cosa stava accadendo in ogni istante, in quei giorni li dentro. Eravamo molto lontani dall’idea dei social!

La galleria Ritz è interamente ornata con delle lastre di bronzo che riportano delle sculture cavalleresche in rilievo mentre la sala e il tetto hanno le inclinazioni che corrono sulla bocca del palco. Per farla breve tutto è stato studiato e curato per far musica, infatti la sua architettura a cuneo partorisce un suono immacolato, donando un audio impeccabile.

Buongiorno Zingaro, non pensavo di trovarti dentro, non ho visto la Roulotte fuori, cosi mi dicono mentre ricevo una pacca sulla spalle e interrompo la chiacchierata con il padrone di casa. Mi giro e vedo un pezzo di storia italiana, è Mario Luzzatto Fegiz:critico musicale, giornalista,saggista ecc…

Sorrido e ricambio il saluto, mentre lui imitando Mike Bongiorno mi domanda:

Saprebbe dirmi che animale era il quadrupede che stava sulla copertina del disco dei Pink Floyd ?

Rispondo che è una vacca, e che dalle tette la riconobbi anche sul disco degli Aerosmith: Get a trip.

Ti dirò di più: lo sai che poi, si fece il piercing al capezzolo? Con coraggio ribatto: e tu, sapresti dirmi su quale tetta e soprattutto qual è il nome della porca vacca in questione!?

Nel frattempo la prima band è sul palco e la giuria ha preso posto.

Oggi, ascolteremo circa 40 band tutte provenienti dal nord.

E’ la voce super-radiofonica di Alex Peroni, che introduce questa prima giornata musicale.

In giuria abbiamo: Mario Luzzatto Fegiz, critico musicale, Valerio Zelli, la storica voce degli O.R.O, Alfredo Saitto,tra i più autorevoli esperti musicali italiani, autore televisivo, giornalista e autore del famigerato libro: “la canzone perfetta”.

Matt Backer, chitarrista di fama internazionale fondatore degli “ABC”, con collaborazioni, che non passano di certo inosservate come quelle con: Elton John, Joe Cocker, Paul Young e tanti altri. Nel 2013 vinse un Music Awards con il brano “all that you’ve wanted”, cantato con Julian Lennon, figlio del grandissimo Jhon Lennon.

Mentre Alex fa questa carrellata di presentazione dei “Giurati Stellati”, con una raffica di parole come se la sua bocca fosse un mitra…trovo un buco, l’attimo in cui prende respiro e dal palco entro con un fendente,battendolo sul tempo, quindi recupero la parole e riesco a presentarlo…

– E questa voce tagliente che riesce a trapassarvi il cuore, penetrandovi anche attraverso i pori, è del… Vecchio… Alex… Peroniiii.

Così dicendo,corro sul palco, in versione Axel Roses e riesco a presentare la prima band; intanto che il “Dott. Peroni”, sta ancora bacchettandomi per avergli dato gratuitamente, ma volutamente: del vecchio.

Le esibizioni scorrono veloci, grazie alla professionalità di Piero R., il direttore di produzione; e tutto il suo staff impeccabile di tecnici e fonici. I ragazzi sul palco hanno a disposizione 15 minuti comprensivi di brevissimo linecheck.

Di solito dopo il primo e il secondo brano, esce fuori la vera anima della band. Con il primo prendono respiro, con il secondo conquistano coraggio e sicurezza, con il terzo sentono che possono farcela, che è quello che nella vita vogliono fare e allora eccoli trasformarsi, si giocano tutte le carte, sono concentrati al massimo e vedo i visi deformi dei chitarristi che scagliano assoli taglienti;sono lo specchio di quelle vibrazioni “voodoo” che i musicisti catturano per riconsegnarle al pubblico.

Sono circa una ventina le band ascoltate e la mattinata si è snocciolata tra rock,pop,elettronica e miliardi di generi,sottogeneri,reimpasti e perché non dirlo…scopiazzature di cose trite e ritrite.

La giuria è spietata!

Loro sanno quel che cercano affinchè una band possa rientrare nei parametri stabiliti, per poterla consacrare alla finalissima dell’otto giugno.

Matt Backer, non sopporta la maggior parte di coloro che cantano in inglese ed ha le sue buone ragioni e infatti le spiega con il suo italiano maccheronico:

– Io dico questo…non crede che a voi piacere se io canto uni canzona in italiano e parlo come adesso. Vostra voce con inglese non buono,disturba mie orecchie e non capisco senso parole e significatura di vostra canzona, ma sembra presa per culo di mia lingua. Artista deve portare sua terra in alto con sua cultura e sua radici. Sono stanco di capitalismo e imperialismo totalitario di Anglo-America, pure per musica. Ho sentito tanti cantare inglese ma credo solo due,forse tre, hanno cantato buono inglese e io ho capito. Allora se così…va bene sono scelte di arte ma se canti inglese come io parlo italia, no buono!

(Non credo che vi possa piacere una canzone italiana se fosse cantata da uno che parla l’italiano come me. Molti cantanti italiani non hanno una buona pronuncia inglese e quel modo di cantare diviene addirittura un disturbo per l’ascoltatore, in quanto non comprende il senso e il significato delle parole, riuscendo a percepire solo qualcosa, come se fosse uno sberleffo alla propria lingua. Il compito dell’artista è far emergere la propria terra, mostrando la propria cultura e le proprie radici.Infine sono stanco del fatto che: anche in musica debbano comandare sempre e ancora l’America e L’inghilterra. Oggi su tutte queste band che ho sentito, credo che solo due ,tre cantanti hanno avuto un buon inglese e io li ho capiti. Quind se fate una scelta artistica sulla lingua,imparate a parlare inglese perché se poi cantate come io stò parlando in italiano, siete pessimi.)

Finalmente l’orologio segna mezzogiorno e sul foglio, la scaletta dice: Pausa Pranzo.

Raggiungiamo la solita trattoria dove ormai siamo di casa e facciamo una bella tavolata. Caraffe di vino bianco freddo come dischi volanti inizino ad orbitare a destra e manca, giungono pure delle adorabili portate fumanti e tra chiacchiere,risate e programmazioni, con giurati e staff, mi ritrovo ad ingoiare in versione “monosorso”un bicchiere generoso di limoncello e sono gia in strada con Matt Backer che non tiene il mio passo veloce, a causa delle sue stramaledette infradito!

Ohu Mattè…muoviti dobbiamo ripartire o finiremo domani.

Mi guarda, sorride, cammina lentamente e poi mi dice:

Tu vai gipsy…io prima hotel…pausa.

Mi fermo,mi giro, lo fisso…come posso dettare ordini ad una stella mondiale, ad un musicista di quel calibro. Come posso dire a quel fottuto chitarrista: non puoi, è tardi.

Maledetto inglese fa’ pure, io vado. Ti aspetto in teatro.

Rieccomi sul palco:microfono alla mano, gobbi che corrono per tutte le direzioni,cavi e cavetti che vengono passati a velocità incredibile anche tra le mie gambe; il pubblico,lentamente come fa l’alta mare quando copre la scogliera,inizia a riempire la sala, le luci di servizio si spengono, mentre prendono vita i laser e le milleluci,poi uno sfiato come il soffio di una balena, avvolge il palco di fumo.Tutto è pronto, si riparte! Come la mia ritualità teatrale vuole auguro alla band: …BUON VIAGGIO…sento il batterista che colpisce bacchetta su bacchetta mentre incrocia le pupille degli altri demoni tra quel fumo e si lancia nel: Un..du…tre…rullante-splash-rullante, mentre il chitarrista si avventura in un mitico salto anni 70, ovvero a gambe in spaccata e giu col primo riff.

Siamo ripartiti, sono circa le 15:30.

Sono nel backstage, guardo la band,intuisco il loro feeling, la loro intesa fraterna, i cenni col capo, le occhiate. Guardo la giuria che confabula,scrive,fotografa. Osservo la prossima band a un metro da me gia pronta per salire sul palco mentre reggono in mano strumenti, pedaliere, mi guardano come se cercassero conforto, qualcosa o qualcuno per spezzare quella tensione. Mi avvicino e bastano due pacche sulle spalle, un bel sorriso per rilassarli e farli sentire a loro agio.

Tranquilli picciotti spaccherete tutto!

E i loro visi si rilassano e si stringono tra di loro,si abbracciano, ci facciamo delle foto mentre, la band ha finito la propria esibizione e sento gia la voce del Grande Capo, Alex Peroni che dice…

Ma per forza sto siciliano doveva capitarmi?! Ma dov’è, non lo sapete che in Sicilia non hanno nessuna voglia di lavorare?

Stando al gioco, entro in scena proprio stanco,annoiato,con le velocità di un bradipo post pasto.

Ehi Alex, sono qui, aspetta che dopo quarant’anni mi sta capitando di lavorare e non sono abituato perché da noi in Sicilia si sta cosi bene che non c’è bisogno di tutta sta vita stressante che fate a Milano.

Maledetto zingaraccio, guarda che io ti faccio licenziare! Tu neanche sai cos’è il lavoro se proprio…

Voi siete costretti a lavorare qui al nord lo so! Che minchia, per una margherita da asporto, e una birra in lattina ci vogliono venti euro. Io, a Palermo con venti euro mangio a base di pesce al ristorante,con la mia donna!

Andiamo avanti cosi per un paio di minuti sputtanandoci tra Nord e Sud, polentoni e terroni,intanto che avviene il cambio palco e la giuria e nuovamente pronta per assimilare la nuova ondata di rock.

Sono altre venti le band che si susseguono, e tra rock e trend le mie orecchie implorano pietà.

Quando finalmente dal palchetto dei giurati, Alex Peroni dice che con quest’ultima band, per oggi abbiamo finito, guardo l’orologio e sono le otto di sera. Il tempo è volato,abbiamo ascoltato qualcosa come 40/50 band, sono in teatro dalle otto di stamattina e adesso non vedo l’ora di rifocillarmi.

La cena scorre veloce e tutti noi dello staff divoriamo il tutto come dei lupi famelici.

Questa sera saremo al Rolling Stones, un locale fidelizzato con noi cricca del Sanremo Rock.

Infatti dentro questa tana roccaiola,ogni sera ci incontreremo con tutte le band e con chiunque abbia voglia di respirare musica, per scambiare chiacchiere, idee, creare nuovi progetti,conoscersi meglio e soprattutto suonare, visto che vi è un palco con tanto di service messo a disposizione per chiunque voglia suonare.

Finalmente eccomi li come da tempo desideravo essere. Poggiato sul cofano di una macchina parcheggiata mentre do delle robuste sorsate alla mia rossa pinta luppolosa e diffondo nel nero della sera perlati draghi di fumo che sgusciano danzanti e deliranti dalla mia rulla tabaccosa.

Mi piace star fuori dalla confusione, son fatto cosi: amo stare in mezzo alla gente ma ho anche un estremo bisogno di stare con me stesso per ascoltare gli echi delle mie battaglie, abbagliarmi di densa luce viola sognante, respirare in solitudine, ascoltando il tempo e il ritmo delle pulsazioni dell’anima, mentre immagino il sangue che gira e irrora questo corpo desideroso di altrove.

Alle mie spalle una distesa di barche a vela ormeggiate, con gli enormi alberi che svettano verso il cielo come fossero braccia che bramano e cercano il perdono, il miracolo. Nel mantello della notte una immensa luna, come se fosse un bottone che chiude e nasconde i misteri dietro quel tessuto nero.

…mental wounds not healing

Life’s a bitter shame

I’m going off the rails on a crazy train….

Cinque dannati dentro il Rolling Stones, hanno acceso l’inferno ed è partito il treno a carbone pesante… di Mr Ozzy. Infatti sono queste parole sui riff prepotenti che mi distolgono dal mio viaggio onirico e con un effetto calamita mi trascinano all’interno del vortice firmato Crazy Train.

Birra su birra, riff su riff, tabacco e volute di fumo. Ho abbandonato il tavolo di giurati, big, giornalisti ecc…voglio stare con i ragazzi, sono uno di loro e infatti a pelle c’è energia attrazione artistica. Siamo come i cani ci odoriamo e facciamo branco, senza rendermene conto sto parlando con chissà quanti ragazzi e chissà quante e quali band ma è stupendo tutto questo. Mi fanno seimila domande, mi regalano i loro dischi, ci facciamo le foto, vogliono il ricordo di ogni attimo trascorso in questa fulminante esperienza chiamata Sanremo Rock.

Adesso sono circa le cinque del mattino, tutto inizia a sbiadire.

L’immagine che ho della notte appena trascorsa è quella di un madonnaro che è stato ore a creare un disegno enorme,magnifico,variopinto, e poi lo lascia al tempo,lo dona al passante, lo appende al nulla mentre lentamente i passi e la pioggia lo cancellano.

Strade gialle

Lacrime di luce

Colano da lampioni

Ultima goccia

linfa da fiori appassiti.

Cigolio di catena

Catarifrangenti

Raggi spezzano luci

Autobus

Troie.

Scusa hai da accendere?

Insegna-blù-quasi casa.

Globo Hotel

Terzo piano

305.

Piscio

Giallo-bianco-champagne

Specchio

Sorrido

Rido

Nel blu dipinto di blu

Suca

Dal chiuso pugno

un dito sbuca

derido

Occhi chiusi

Stanza buia

Scopami notte

Vieni…

Gravida Alba.

…fine secondo viaggio…

 

Sanremo, 06 giugno 2018 ore 05:22
Zingaro Gixy

Commenta