SANREMO ROCK XXXI edizione “Il diario dello Zingaro – Part 1”

NOIROCKER ha partecipato anche se non direttamente alla trentunesima edizione del Sanremo Rock.
Grazie alla collaborazione nata con SCRUSHOW EVENTI di Palermo abbiamo potuto seguire e vissuto passo passo tutti i momenti artistici che hanno caratterizzato il Festival.

Giuseppe “Lo Zingaro”, ha rappresentato la Sicilia al Sanremo Rock;  la Sicilia di chi crede nel Rock, nella musica e nelle sue formule magiche.

 

“Il diario dello Zingaro – Part 1”

4 giugno 2018 (primo giorno)

Sono circa le 09:40 quando l’aereo stacca le ruote dalla pista dell’aeroporto di Palermo e inizia ad addentrarsi nell’immenso blu, li, tra le nuvole e i bagliori lisergici.

In questo denso silenzio come un cavallo furioso, scalcia la mia mente, e inizia a correre al galoppo tra le vallate dei ricordi: sono diretto a Sanremo.
Sono passati cinque anni da quando con i Deh Delirium Tremens riuscimmo a firmare la vittoria; adesso per la seconda volta, vado in veste di caotico-jullare-teatrante-conduttore-rocker.

 

 

Genova, cosi dice il comandante, mentre l’aereo si arpiona all’asfalto della pista di Sestri. Un pullman mi porta verso la stazione. Guardo dal finestrino, tutto è diverso. Ho gia perso i profumi della mia terra, il suono del turbinio umano, ha un altro accordo e la luce del giorno non è quella a cui sono abituato.

Obliterato il biglietto eccomi sul treno. Porca troia quanto è roccarolla il treno!

Ha un fascino tutto suo e quel cigolio continuo,quel sussulto e quel suo tossire mentre attraversa le gallerie ha tutto il mood e il groove perfetto di un fottutissimo brano blues.

Dal finestrino scorrono veloci come fotogrammi di un film i paesaggi della Liguria.

Sono sul serpentone da quasi due ore quando all’improvviso sento finalmente annunciare: Stazione di Sanremo.

Zaino in spalla, e sono già tra le vie della città dei fiori per raggiungere il Globo; hotel quasi unito al teatro Ariston, dove la direzione artistica e la produzione, hanno insediato il campo base con tanto di giornalisti, radio, hostess e musicisti.

Terzo piano, camera 305; non ci posso credere, apro la finestra mi affaccio e sono ad un metro dalla scritta gigantesca,rossa fluorescente: Teatro Ariston.

Una doccia, un caffè, dieci metri a piedi e varco quella porta che da decenni consacra o distrugge la musica del vecchio stivale.

Adesso sono tra loro: un fiume di ragazzi, un meltinpot di costumi e linguaggi assedia l’ingresso da stamani, mi dicono dallo staff. Bisogna accreditarli, dargli i pass, e fargli sapere il giorno e l’ora in cui si esibiranno. Che emozione! Li guardo, custodie di chitarre dappertutto, occhi impauriti, emozionati, di sfida. Gruppi per terra che suonano, ragazzi di varie regioni che si scambiano video, idee, numeri di telefono. Alcuni fanno centinaia di foto e postano tutto subito, altri stanno al bar a farsi di grappa. Io mi sento uno di loro, sono uno di loro. E’stranissimo per me essere dentro il teatro Ariston, ad un festival rock, tra quello sciame bislacco di musicisti, ma non dover suonare. Faccio fatica a capirlo. Questo è il mio mondo, conosco queste situazioni, sensazioni, emozioni; dov’è la mia band? Perché noi non suoniamo? Ah vero! Sono il conduttore, lo presenterò; e non so se sentirmi felice o triste.

Centoventi band.

Questo è il numero dei gruppi che sono arrivati a Sanremo dopo le selezioni effettuate nelle varie regioni della nazione.

A Palermo tramite lo Scrùshow; un’attenta e chirurgica giuria composta da musicisti professionisti: ha scelto tre band ed un cantautore, su tre serate, (selezioni effettuate presso il Palab, il Morrison, il Dorian) con un totale di circa quaranta partecipanti. Loro sono:

DE CLACS, BYE BYE JAPAN, DISCHORDS ORCHESTRA,CARMELO PIRAINO.

L’intera giornata va avanti con questo ritmo burocratico che ti spezza l’energia. Fogli da firmare, deleghe dei genitori per i minorenni, fotocopie,documenti e tutto quello che ci vuole per poter completare il plico di ogni band in modo che possano avere accesso al teatro.

Finalmente arriva la pausa pranzo ed ora che ci penso, l‘ultima volta che ero seduto ad un tavolo per mangiare, è stato circa 36 ore or sono.

Tra le stradine della città dei fiori, ci immettiamo sul corso principale e dopo alcuni minuti ancora di marcia: eccoci in una trattoria tipica sanremese con cui siamo stati convenzionati per l’intera permanenza.

Spettacolo: Trenette pesto e fagiolini, roastbeef con patate al forno, macedonia con gelato, un caraffone di vino rosso,caffè e ammazzacaffè.

Cazzo ora si che si sta bene!

Intanto conversiamo su l’intera organizzazione delle quattro giornate che ci attendono.

Alex Peroni, (storico speaker radiofonico dei maggiori network nazionali,direttore di Rtl e…) mi illustra la scaletta:

–  Zingaro, facciamo come l’anno scorso che è stata una gran figata. Tu stai sul palco e ti gestisci tutte le interviste alle band, i cambi palco, i line check ecc…io sto in giuria tra gli stellati, in modo che possiamo fare questo ping pong…e mi raccomando tieni duro perché io ti batosterò!

Lo guardo fisso negli occhi, il suo curriculum mi intimidisce un po e poi…lo “spikeraggio”, il dover presentare ecc… sono il suo mondo, non il mio; lui lo fa da sempre, ma con disinvoltura dico: tranquillo Alex, non scriviamo nulla e andiamo d’istinto, affrontiamo quel che la scena ci propone. Il rock è verità e sangue, e io vengo dalla strada, dalle cantine, restiamo naturali, mettiamoci a servizio delle emozioni; faccio così in teatro e di solito funziona, “gli spiriti arrivano”.

Lui si fa una risata, mi chiama scugnizzo e poi dice:

Cazzo, figa, il mio scudiero è un osso duro!

Sono abituato a ribattere colpo su colpo e ad una provocazione reagisco provocando, quindi caro Alex occhio a chi arriva dalla strada ed ha il rock nelle vene, rispondo dandogli una pacca sulla spalla.

In realtà è chiaro che avverto tutto molto amplificato e gigantesco. Stare sul palco dell’Ariston, non capita tutti i giorni e la sua importanza, la sua imponenza, quel velluto rosso delle poltrone, quel silenzio ancestrale molto ovattato, quel sipario enorme, la sala regia, il fascio di luce dell’occhio di bue; creano intorno uno strano misticismo come se fossi in un luogo sacro.

Avverti la potenza del teatro, il suo respiro ti sovrasta e potrebbe scaldarti o bruciarti in un solo secondo.

Il pomeriggio si snocciola tra prove tecniche, audio e luci; mentre adesso la scena, ha assunto tutt’altra vita.

Il sipario è stato aperto, sul fondale è stato montato uno schermo a led gigantesco, il palco è stato prolungato fino alla prima fila, le americane sorreggono fari robotizzati ipertecnologici, ai laterali due torrette sorreggono un impianto da paura e finalmente si iniziano a sentire i primi ruggiti: amplificatori, batteria, tastiere e quant’altro viene messo a dura prova per assicurarsi che tutto sia pronto per affrontare qualcosa come quattrocento musicisti.

E’ sera, siamo cotti, esausti.

Abbiamo consumato la cena nella solita trattoria, parlato degli ultimi dettagli e chiaramente in una macchina cosi grande come l’organizzazione del Sanremo Rock, non mancano gli imprevisti, ma per fortuna tra telefonate e staff tutto è risolvibile.

Mi separo dal mio gruppo di lavoro; Alex Peroni mentre fa strada verso il suo albergo mi dice:

–  Ehi Zingaro, mi raccomando vai a nanna che domani ti aspetto in teatro alle otto.

Tranquillo rispondo, sono un figlio della notte ed ancora resisto, tu mettiti a letto che ormai hai un’età! Devo darti goccine, pillole, qualcosa?

–  Fottiti terrun!

Ridendo si allontana, mentre io gli urlo:

–  accura milanisi…

e chiaramente sto ridendo più di lui!

Ecco, ora se fossi a Palermo potrei raggiungere il bancone del mio solito posto e farmi due birre, ma di lunedì sera a Sanremo, sono appena le dieci e sembra Chernobyl.

Cazzo, devo rilassarmi due minuti, allineare i pensieri e capire da dove arrivo, perché sono arrivato e dove devo arrivare.

Devo irrorare per forza la mia anima di giallo.

La mia rulla, lentamente si consuma, mentre lascio alle mie spalle volute di fumo irregolare che si disperdono nella solitudine del grigio e silenzioso viale.

Gira a sinistra e poi ancora, proviamo a destra, scendo verso il mare, ancora un paio di traverse e finalmente….un fottutissimo posto con luci soffuse ed un bancone.

Ricordavo bene! E’ il bar di un amico napoletano conosciuto l’anno precedente, l’unico della zona che continua a restare aperto a notte fonda accogliendo girovaghi di ogni sorta.

Un wild turkey grazie.

Inchiostro,

bianco foglio,

immagini, rulle e…

lentamente l’intero fisico si distende e inizia a crogiolarsi come un leone al sole mentre il balsamo dal bicchiere penetra fin dentro il cuore.

Saluto il napoletano sono quasi le tre, mi dirigo verso l’hotel finalmente con il cervello annegato in quegli abissi che conosco meglio della superficie.

Terzo piano

305

Lancio-stivali

mi spoglio

spalanco-finestra

Pulsar di luce rossa

Ariston

Teatro

Insegna

Cola in camera

Aria frizzante pungente

Lama-sete-lava

Mutande

Nudo

Birra

Un gabbiano

Solitudine

Albeggia

Liquefarsi

Per non perdere

Notte.

 

…..fine prima parte…..

 

Sanremo, 04 giugno 2018 ore 04:47
Zingaro Gixy

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