Mezz Gacano intervistato da alexander de large

Mezz Gacano

Tra gli artisti residenti a Palermo, Mezz Gacano è senz’altro uno dei più versatili: basti pensare che la sua discografia spazia da lavori vagamente inquadrabili nel grindcore/noise (coi mitologici Fighting About Nervs) a composizioni di musica da camera (Froka), passando per roba più (s)legata al rock in opposition, al prog, al punk, alla libera improvvisaione, allo Zappianesimo… e chissà quali altre diavolerie soniche (e non solo) ci riserverà per il futuro. Per entrare meglio nell’ottica Mezzgacaniana delle cose, il sottoscritto ha deciso di inaugurare proprio con questo artista la sua nuova rubrica: io sono alexander de large e questa è la prima edizione di “intervista col de large”:

 

adl – Bene, iniziamo con la consueta domanda d’apertura: chi è Mezz Gacano? Come nasce? Come muore?

MG – Sulle origini di Mezz Gacano mi chiedono sempre tutti quanti, ma è molto difficile risalire seriamente al liquido primordiale che ci dissetava allora; posso dirti che per quel che mi ricordi, nasce a Salsomaggiore Terme (… proprio dove fanno il famigerato concorso di carnazza!!!) con un paio di residuati dei Multimedial Stigghiolizing Enterprise(s) durante l’autunno del 1997. Al mio ritorno in “patria” il gruppo prende il nome di Katerba e da lì a poco il gruppo tramite talea si scinderà in Paul Teglia & The Goodmakers of Shit e Mezz Gacano.

adl – Zappa, Zorn, Zappulla… quali altri artisti che iniziano per zeta sono tra le tue fonti d’ispirazione?

MG – Zu, Zeke, Zorzanello, Zawinul, Zavod, Zevon e mago Zurlì su tutti!!!

 

adl – Nel calderone chiamato internet è ormai possibile trovare di tutto e di più. Perché dovremmo ascoltare proprio la tua roba invece delle hit del momento?

MG – … perché, ci sentite tutta la cagnara del hardcorepunk mista alla sporcizia delle cassettine registrate col walkman, una sorta di “pane e panelle” sonoro.

adl – Raccontaci l’episodio più memorabile legato a un tuo live.

MG – Ce ne sono migliaia, ovviamente la mia indole punk me ne ha fatti confezionare a bizzeffe, però quello che ricordo con più affetto è quando durante un festival un ammiratore tentò di darmi fuoco e io riuscii a fare anche un pezzo di concerto con la chioma in fiamme senza rendermene conto, finché non vennero a spegnermi.

 

adl – Un’antica leggenda tramandata nei secoli narra dell’esistenza di maestre d’asilo che, per far rilassare i bambini, gli fanno ascoltare i Modà. Consiglia tre dischi tre a queste sprovvedute pedagoghe.

MG – Non so chi siano i Modà, ma i miei consigli pedagogici  in generale sono, ovviamente per assonanza Loretta Goggi(ci), Paco D’Alcatraz, I figli di Bubba e assolutamente tutta la discografia degli Squallor.

 

adl – Chi è il tuo Muppet preferito?

MG – Ovviamente Animal, lunga vita a Jim Henson!!!

 

adl – Il libro che stai finendo di leggere:

MG – “Nodi” di R.D. Laing e “A sud del paradiso” di Stefano Cresti.

adl – Dei tuoi innumerevoli progetti, qual è quello che ti rende un cicinino più orgoglioso degli altri?

MG – Sicuramente la mia “nuova” orchestra: Self Standing Ovation Boskàuz Ensemble; che porterò in giro per i prossimi anni.

adl – A proposito di progetti: cosa bolle in pentola?

MG – Disco nuovo già in lavorazione e tanta altra roba di cui ti parlerò un’altra volta.

 

adl – Qual è il musicista (o il gruppo) italiano più sottovalutato di sempre?

MG – In italia ce ne sono e ce ne sono stati parecchi, tipo i Modà… Seriamente, l’italia (lo scrivo piccolo per ovvi motivi) ha una delle tradizioni musicali più vaste e complicate di tutti i tempi a partire da Guido D’Arezzo nel medio evo passando per il 1300, il 1400, 1500 , 1600, 1700 e arrivando alle sperimentazioni dei futuristi negli anni 10/20 del novecento con Luigi Russolo , per non parlare della musica concreta ed elettronica di gente come Arnaldo Ginna, Bruno Maderna, Luciano Berio, Egisto Macchi, Piero Umiliani (quest’ultimo costretto a fare marchettate tipo le musiche per i film di “Pierino” o “Giovannona Coscialunga”), fino ai giorni nostri dove il fermento (anche se molto in ombra) per fortuna continua; (vi consiglio gli Airportman ex-Franti e gli Illachime quartet). Però c’è un gruppo che secondo me è stato mal conosciuto e, soprattutto, molto sottovalutato (in ogni tempo): gli Stormy Six di Franco Fabbri, dal 1966 al 1980 hanno cambiato il corso della musica e non solo quella italiana, sono insieme agli Henry Cow gli inventori del “ROCK IN OPPOSITION” .

 

adl – Completa la frase: il rocker che è in me esce quando…

MG – Quando mangio la salsiccia…

 

adl – C’è una domanda che hai sempre sognato ti facessero in un’intervista, ma che mai nessun intervistatore ti ha fatto?

MG – Certo: “Cosa pensi quando mangi la salsiccia?”

 

adl – Saluta i nostri lettori come meglio credi.

MG – Ciao a tutti!!

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